Fini boccia la Lega: no alle dimissioni

Redazione
23/12/2010

«Sarebbe nell’interesse dello stesso Fini favorire un dibattito sulle sue dimissioni per dimostrare che il suo ruolo non è cambiato»,...

Fini boccia la Lega: no alle dimissioni

«Sarebbe nell’interesse dello stesso Fini favorire un dibattito sulle sue dimissioni per dimostrare che il suo ruolo non è cambiato», ha detto Roberto Maroni, nel corso della registrazione della puntata del 23 dicembre di Porta a Porta. Il ministro dell’Interno ha sottolineato che le dimissioni di Fini, «non sono per la Lega la battaglia delle battaglie. Il nodo principale è capire se il governo potrà governare e completare la riforma federale». Ancora a proposito del presidente della Camera, Maroni ha ricordato che dal ’94 le presidenze dei due rami del Parlamento sono appannaggio della maggioranza e che negli uffici di presidenza c’é una maggioranza a sostegno del governo: «Fini non viene dalla luna. Il fatto che improvvisamente si sia dichiarato capo di un partito d’opposizione non è irrilevante».
Una richiesta che subito viene respinta al mittente: il presidente della Camera «non può accedere alla richiesta» di avviare un dibattito in aula sul ruolo svolto dalla Presidenza stessa. È la risposta diretta di Gianfranco Fini, che ha scritto in una lettera indirizzata a Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega.
IL RUOLO DEL PRESIDENTE. Nella missiva il presidente della Camera spiega che «sulla base dei consolidati principi, di rango costituzionale e regolamentare, che informano l’ordinamento parlamentare e della univoca prassi applicativa, il ruolo del Presidente dell’Assemblea riveste carattere eminenentemente neutrale e di garanzia, nonchè di rappresentanza dell’istituzione nel suo complesso e, come tale, esso deve essere esercitato in posizione di piena autonomia e di indipendenza. Si tratta di funzioni che, come implicano l’inammissibilità di strumenti volti ad esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente dell’Assemblea o a chiederne comunque le dimissioni, rendono del pari inammissibile», ha sottolineato la terza carica dello Stato, «lo svolgimento di dibattiti in sede parlamentare aventi ad oggetto l’esercizio delle funzioni presidenziali: è evidente infatti come da ciò deriverebbe un condizionamento nello svolgimento dei compiti attribuiti al Presidente d’Assemblea, con conseguente inevitabile affievolimento del suo ruolo di terzietà».
Infine la conclusione: «Non ritengo di poter derogare a tali consolidati principi, anche nella considerazione che essi sono posti a garanzia – non già di chi pro tempore ricopre la carica – ma dell’istituzione nel suo complesso e del ruolo che, in tale ambito, è chiamato ad assolvere il Presidente. Per tutte queste considerazioni, non posso accedere alla sua richiesta».