Finiti fuori gioco…

Redazione
15/12/2010

di Marco Valle Cominciano tutti e tre per «M» i nomi più illustri che oggi, chi sta a destra, mette...

di Marco Valle

Cominciano tutti e tre per «M» i nomi più illustri che oggi, chi sta a destra, mette nell’elenco degli orfani di Gianfranco Fini. Sono Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, a cui ieri qualcuno ha spedito un caricatore di pistola senza proiettili, Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, che in questi giorni è molto impegnato nella sua natia Bologna per ragioni di cuore, come il possibile fallimento della squadra di calcio e le tiratissime elezioni comunali; e Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, che, proprio ieri, in piena guerriglia romana fuori da Montecitorio ha annunciato che investirà 1,3 miliardi di euro in uno stabilimento dell’azienda torinese. Ma lo farà a Pernambuco, in Brasile.
Probabilmente non sono dei veri finiani. Sicuramente non sono berlusconiani come ha scritto, in tempi recenti, uno che proprio a destra non sta come Piero Sansonetti, ex  direttore di Liberazione, sul Riformista. L’elenco degli orfani, di chi è salito sul carro del possibile vincitore contro Berlusconi è, ovviamente, più lungo. Ed è fatto di nomi meno noti di imprenditori, manager e liberi professionisti, reclutati negli ultimi mesi dagli attivissimi Adolfo Urso, coordinatore nazionale di Futuro e Libertà (Fli), Italo Bocchino capogruppo di Fli alla Camera dei deputati, e anche da Catia Polidori, proprio lei, già presidente dei giovani di Confindustria di Confapi e nell’elenco dei 35 fedelissimi di Fini, almeno fino a ieri. Sulle piccole imprese i «Futuristi» hanno puntato fin dalla prima ora, soprattutto al Nord.

I piccoli medi imprenditori traditi

E le adesioni più massicce sono arrivate proprio dall’area milanese, grazie anche all’impegno di Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore alla Salute nella giunta di Letizia Moratti. Alle riunioni organizzate al teatro Derby, la storica fucina del cabaret meneghino, a pochi passi da Piazza San Babila, sono sfilati Giovanni Gorga, industriale dell’azienda omeopatica Guna, il vicepresidente di Confagricoltura, Mario Vigo, il vicepresidente della comunità ebraica Daniele Nahum e anche Livio Torio del consiglio di sorveglianza di IntesaSanpaolo.
La linea per conquistarli è stata chiara: il governo ha aiutato le banche, leggi Tremonti bond, e le grandi imprese, mentre si è dimenticata dei piccoli imprenditori e dei loro problemi. E per un periodo sembrava che questo interesse potesse fare da sponda tra i Futuristi e gli ambienti vicini a Claudio Scajola, ex ministro dello sviluppo economico del governo Berlusconi, che con Fini ha in comune affari immobiliari errati. Scajola è sempre stato più sensibile agli interessi delle grandi aziende, ma pareva aver cambiato idea.
Il tessuto su cui Fli ha fatto più presa è quello della Confapi guidata da Paolo Galassi, rieletto come presidente dei piccoli lo scorso giugno. Ma l’interesse, anche se non dichiarato ufficialmente, è arrivato pure dalla compagnia delle Opere con ben più di un abboccamento tra alcuni membri del Consiglio nazionale e Fli.
Le grandi imprese, legate a Confindustria, non hanno fatto in tempo a esprimersi ufficialmente. Stavano ancora a guardare dove Fini volesse davvero andare a parare. Ma qualche imprenditore lo ha fatto per conto proprio. Non è un mistero che Giandomenico Auricchio, amministratore delegato  dell’omonimo gruppo e presidente di Federalimentare, abbia espresso la sua simpatia per Fli, così come ha fatto Francesco Divella, dell’omonimo gruppo del made in Italy a tavola, finiano da sempre.
Figurano, invece, solo come sponsor dei Futuristi gli imprenditori Giancarlo Ongis di MetalGroup e Simon Pietro Salini, presidente dell’omonimo gruppo di costruzioni che ha rilevato il gruppo Todini, presieduto da Luisa Todini, già europarlamentare di Forza Italia e vicina al Pdl. 

Tra i delusi anche manager pubblici

È lungo anche l’elenco degli orfani romani di Fini che, come riporta il Foglio, conta su diversi manager e amministratori di società ed enti pubblici.
Tra i più attivi figurano: l’immobiliarista Sergio Scarpellini che in passato è stato finanziatore di destra e sinistra, Pierluigi Scibetta, consigliere Eni, Emilio Cremona, presidente del Gse e Ferruccio Ferranti, amministratore delegato del Poligrafico dello Stato, che fanno tutti parte del Comitato esecutivo della fondazione Fare futuro.
Ma tra i sedotti da Fini ci sono anche i giornalisti. Non è un mistero, infatti, che Pierluigi Battista, sia sempre stato tenuto in massima considerazione da Fini ,che lo aveva candidato alla direzione del Tg Uno al posto di Augusto Minzolini. Nonchè Gianni Riotta, direttore del  Sole24ore, che su Fini aveva puntato per un suo ritorno in Rai come direttore di rete. 
E ora che  la corsa del loro cavallo è stata momentaneamente fermata sono rimasti con il cerino in mano. Ma i giochi, si sa, sono sempre aperti.