Carlo Terzano

Come gli italiani considerano il Fisco

Come gli italiani considerano il Fisco

07 Ottobre 2018 16.00
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Che sia una flat tax vera e propria o, più probabilmente, una sua versione "soft" e rimaneggiata all'italiana, con il mantenimento di diverse aliquote rimodulate, poco importa: gli italiani vogliono la riforma fiscale e ritengono che la questione non possa ancora essere rinviata. Lo dicono i dati dell'ultimo report di Deloitte presentato durante la V edizione dello Strategy Council organizzato dalla società.

PER 9 ITALIANI SU 10 LA RIFORMA DEL FISCO È NECESSARIA

Secondo il rapporto, sono ben 9 italiani su 10 a esigere un cambiamento nel settore fiscale, tanto da considerarlo un ambito prioritario nell'azione del governo giallo verde. Per il 70% degli intervistati, la riforma risulta infatti essenziale per lo sviluppo economico del Paese. La sensazione collettiva, dunque, è che il Fisco, così com'è oggi, zavorri il sistema, limiti l'iniziativa privata e, paradossalmente, faccia anche concorrenza sleale alle imprese nostrane a favore delle straniere, dato che quelle italiane devono competere con rivali estere con minori gravami fiscali. Insomma, freni la crescita e lo sviluppo industriale.

L'EQUAZIONE TASSE-SERVIZI

L'89% degli italiani reputa che i tempi siano ormai maturi per una riduzione della pressione fiscale. Come attuarla? La ricetta proposta in questo caso ricalca quella governativa, ovvero attraverso la razionalizzazione della spesa e l’eliminazione degli sprechi (46%), senza dimenticare la lotta all’evasione (34%). Anche su un altro aspetto gli italiani hanno le idee chiare: la riduzione delle tasse non deve tradursi in un deterioramento dei servizi: solo il 29% degli interpellati (rispetto media estera 43%) sarebbe disposto a pagare meno ma in cambio avere su di sé il carico delle prestazioni tradizionalmente offerte dallo Stato come scuole, sanità, trasporto pubblico, e via discorrendo. Circa 1 italiano su 2 (contro una media estera 45%), invece, sarebbe persino disposto a pagare più tasse, ma in cambio chiede allo Stato servizi maggiormente efficaci. Un discrimine importante che permette di capire che, se generalmente gli italiani ritengono di pagare troppo, scavando un po' più a fondo molti sarebbero comunque disposti a essere vessati da un Fisco ancora più tiranno, solo a patto di toccare con mano i risultati dei loro sacrifici. Se ne deduce che la vera insoddisfazione nasca da servizi globalmente ritenuti non all'altezza.

Ma il cuore del problema evidenziato dal report di Deloitte è un altro. Il sistema fiscale è percepito come un «nemico» dal 50% della popolazione. Anche perché troppo complesso: difatti, nonostante si ritengano informati su temi economici e fiscali (67%), solo 3 italiani su 10 riescono a gestire in completa autonomia gli adempimenti fiscali (5 su 10 all’estero). La quasi totalità (9 su 10) è insoddisfatta a tal punto dalle politiche fiscali succedute – e subite – negli ultimi anni da ritenere il Fisco non equo (media estera: 7 su 10) e comunque caratterizzato da una forte evasione. Insomma, il sistema è vissuto come forte con i deboli e debole con i furbi.

STOP EVASIONE E PIÙ EQUITÀ SOCIALE

Nonostante il nostro sia il Paese dei condoni, in cui si è arrivati a teorizzare persino l'«evasione di necessità», gli italiani nei confronti degli evasori sono molto meno permissivi e generosi dei propri governanti. L’evasore, dice il report di Deloitte, viene considerato un «soggetto da condannare» da 7 intervistati su 10 e l’evasione è generalmente ritenuta grave quanto altre forme di reati. Per il 40%, nascondere il proprio patrimonio all'erario è persino deprecabile e stigmatizzante quanto l’omicidio. E con un Fisco finalmente più equo si potrebbero avere le risorse necessarie per sanare alcune tra le emergenze più sentite: disoccupazione (per il 67% italiani), disuguaglianze sociali (per il 54%) e immigrazione (per il 41%). Un altro dato interessante che emerge dallo studio di Deloitte, è che per gli italiani migliorare il sistema fiscale è imprescindibile per poter promuovere un’indispensabile e necessaria equità sociale. Gli interventi prioritari dovrebbero concentrarsi su occupazione, sanità e riduzione della povertà e principalmente a sostegno di disoccupati e famiglie. Gli italiani, inoltre, risultano favorevoli all’introduzione di politiche a supporto di persone in difficoltà. In particolare, 2 su 10 sono a favore incondizionatamente, 7 su 10 solo se supportata da un’effettiva situazione di disagio. Reddito di cittadinanza sì, a patto che non ci siano furbetti pronti ad approfittarsene.

IMPRESE ITALIANE TARTASSATE

Le risultanze del report di Deloitte fotografano una società che si sente soffocata dal Fisco. A rendere concreta questa percezione sono i numeri che arrivano dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre secondo cui le imprese italiane, tra Irap, Ires, la quota dell’Irpef in capo ai lavoratori autonomi, le ritenute sui dividendi e sugli interessi, le imposte da capital gain e i contributi previdenziali pagati dai lavoratori autonomi, versano al fisco 101,1 miliardi di euro l’anno. Nel Vecchio Continente solo l’Olanda (14,2%) registra una incidenza del prelievo fiscale riconducibile alle imprese sul gettito fiscale totale superiore alla nostra (14,1%). Con i nostri principali competitor, invece, scontiamo differenziali a dir poco preoccupanti. Sulle aziende tedesche, per esempio, grava un prelievo sul gettito totale del 12,3%, su quelle spagnole dell’11,6%, su quelle britanniche dell’11,4% e sulle francesi pari solo al 10,2%. In Grecia è appena l'8,5%. Per la Cgia di Mestre i problemi sono più o meno gli stessi di quelli evidenziati nel report di Deloitte. Oltre a un peso fiscale che si conferma tra i più elevati nei Paesi avanzati, un altro tema che non può più essere rinviato è il grado di complessità raggiunto dal sistema fiscale. Un groviglio di imposizioni tale, per il Centro Studi, da scoraggiare la libera iniziativa e la voglia di fare impresa. Inoltre, gli artigiani mestrini premono perché il legislatore apra un serio dibattito sull’assetto della Magistratura giudiziaria. La lunghezza dei procedimenti civili, difatti, scoraggia gli investimenti e, in particolar modo, quelli esteri e il nostro Paese ha bisogno ora più che mai di capitali stranieri. Insomma, le richieste sono precise e circostanziate: il governo sarà in grado di darvi risposta?

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