Sei proposte per un gettito fiscale più equilibrato

Dalle tasse su beni e viaggi al redditometro, fino alle limitazioni delle agevolazioni in agricoltura. Così, tra tanti paletti e promesse, il governo potrebbe trovare la quadra.

22 Aprile 2019 16.00
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Il governo è alla ricerca della quadratura, tra entrate che non possono calare, una flat tax solo promessa, con lo spettro delle sempre più pesanti e incombenti clausole di salvaguardia Iva.
Ecco sei proposte per un gettito fiscale più equilibrato.

1. LIMITARE LE AGEVOLAZIONI IN AGRICOLTURA

Si potrebbe porre un limite massimo di fatturato per la tassazione delle aziende agricole in base al reddito agrario. L’utilizzo che talvolta oggi si fa di questa agevolazione appare infatti improprio. Per esempio, molte tra le più importanti cantine vitivinicole italiane vendono a prezzi elevati, ovviamente vini di qualità, senza legittimamente pagare le imposte. Se poi le vendite le fa una impresa commerciale collegata alla stessa proprietà, basterà un attento dosaggio dei prezzi di trasferimento e di imposte non se ne parla. L’agevolazione per gli agricoltori è un retaggio del passato; se si decide di mantenerla, è opportuno porre un tetto massimo, per esempio, 100 mila euro di fatturato, per società e aziende individuali. Oltre, si pagano le imposte normali, come tutti. Non c’è alcun motivo per non assoggettare a imposte questo reddito, unica residua esenzione legale, oggigiorno.

2. REDDITOMETRO

Perché non prevedere, nel modello Unico, un rigo ove dichiarare un reddito “da redditometro”, senza particolari specificazioni? Oggi, chi volesse ravvedersi, non sa proprio dove dichiarare un reddito senza una sua natura specifica. Che male farebbe, a dichiarare? Paga le imposte, e, almeno fino a un certo limite, è coperto. Si farebbe un po’ come le percentuali per gli studi di settore, ove è previsto l’adeguamento. Si pensi a un contribuente che, in base al cosiddetto redditometro risultasse avere un reddito inadeguato: l’accertamento sarebbe sicuro. Se volesse evitarlo, perché non consentirgli di pagare su un reddito generico?

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3. DETRAZIONI AL 10%

Invece di ridurle, come si sta da tempo ipotizzando, si potrebbe allargare la deducibilità o la detrazione degli oneri per le persone fisiche, peraltro limitandola al 10% o al 20%. Ci sarebbe più interesse a richiedere le fatture per prestazioni/acquisti deducibili; il procedimento parrebbe virtuoso. Si tratterà di valutare le tipologie di interventi (manutenzioni varie, lavori, spese per matrimonio, acquisto mobili, e così via).

4. PAGAMENTO IN ANTICIPO DELLE IMPOSTE

Lo si potrebbe consentire, concedendo uno sconto pari al tasso decennale dei Btp. I contribuenti potrebbero scegliere se investire le loro risorse nei titoli di debito dello Stato oppure in imposte anticipate; nel corso degli anni, poi, attingerebbero dal “tesoretto” personale. Il tutto potrebbe essere incentivato con uno sconto dell’1%. Il provvedimento è stato adottato in Belgio già 25 anni fa, ma non ne è noto l’esito.

5. TASSE SUI BENI

Ogni epoca ha le sue tasse, da sempre. Si cambia il modo di vivere, cambiano i consumi, ma il principe (e ora il governo) è sempre pronto a tassare il comportamento umano. Ai primi dell’800, quante lotte, in tutta Italia, contro l’odiosa tassa sul macinato che dava all’erario oltre l’80% delle entrate totali. Poco importava se la gente povera moriva di fame, se i mugnai lavoravano murati nei loro mulini. Le entrate erano assicurate. La farina era un bene essenziale, non se ne poteva fare a meno, ed ecco i vari governi di quel tempo pronti a tassarla. Al tempo dei faraoni, ricordiamo il Nilometro, strumento che in base all’altezza dell’acqua nel pozzo stimava la fertilità del terreno, il raccolto e le conseguenti imposte. Ma tornando ai nostri giorni, il contatore dei giri della ruota del mulino è stato da tempo sostituito dall’erogatore della benzina. Stesso principio, stesso contatore, stessa tassa. Su ogni litro di benzina, circa tre quarti del prezzo pagato vanno all’erario. È una esagerazione bella e buona. Anche le promesse di una revisione non sono state al momento mantenute. Per non parlare poi della tassazione della casa. Comunque, tutta roba da buttare. La tassa del futuro sarà sulle comunicazioni e su internet. I francesi ci stanno già pensando; internet, tablet e smartphone.

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6. UNA TASSA SUI TRASPORTI

Si potrebbero tassare i trasporti, di persone e cose, favorendo il km zero. I trasporti inquinano e necessitano di investimenti elevati per le infrastrutture. Pare assurdo mangiare frutta fuori stagione. E viaggiare lontano, quando poco si conosce della propria nazione. Certo ci saranno proteste, ma la logica sarebbe rispettata, con una tassa sui trasporti, di persone e cose. Ma imprese, professionisti e lavoratori, tutti, hanno bisogno, oltre che di una riduzione delle imposte, al momento sempre solo promessa, di vera semplificazione, e soprattutto di stabilità. Non certamente di esperimenti in vitro.

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