A Fiumicino ancora arte: inaugurata la mostra del Parco di Ostia Antica

05 Aprile 2019 08.44
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Si rinnova la partnership tra Aeroporti di Roma e il Parco Archeologico di Ostia Antica, che propone nel Terminal 3 il percorso espositivo di sei opere di età romana, tutte provenienti dagli scavi di Ostia antica e dalla Necropoli di Isola Sacra.

Le sculture provengono infatti dalla zona che per secoli è stata la base di arrivo e di partenza dei traffici dell’antica Roma, attraverso un sistema portuale capace di collegarsi con tutto il mondo allora conosciuto. È la stessa area che, oggi, ospita l’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci, principale centro di snodo del traffico passeggeri in Italia e tra i maggiori hub europei. Vi è, quindi, un legame profondo e particolare con le opere d’arte esposte.

È sulla base di questa significativa relazione storica, logistica e culturale con Ostia Antica che Aeroporti di Roma ha scelto di ospitare sei preziosi reperti all’interno dell’area di imbarco E, infrastruttura all’avanguardia in Europa di circa 90.000 metri quadrati, che può accogliere oltre 6 milioni di passeggeri in più all’anno. Una location dal concept architettonico ispirato al patrimonio della cultura classica romana e dove è possibile trovare il meglio del Made in Italy dal punto di vista dell’offerta enogastronomica e della moda.

“È la seconda mostra che organizziamo con ADR nell’agorà del Terminal 3” sottolinea Mariarosaria Barbera, direttore del Parco Archeologico di Ostia Antica. “L’idea di proporre un allestimento museale all’interno dell’aeroporto si è rivelata vincente: le persone in transito manifestano interesse per le statue, gli apparati didattici e i video di corredo. E’ un piccolo assaggio, un biglietto da visita adeguato alle migliori aspettative che il nostro Paese genera, tutte legate alle copiose testimonianze artistiche del passato”.

“È per me motivo di grande orgoglio – ha dichiarato Ugo de Carolis, amministratore delegato di Aeroporti di Roma – inaugurare oggi questa nuova mostra. Secondo le valutazioni dei passeggeri, Fiumicino si conferma per il secondo anno consecutivo l’aeroporto leader in Europa per la qualità dei servizi. Ed è anche grazie a iniziative come queste che il Leonardo da Vinci mantiene questo primato. La mostra di opere del Parco Archeologico di Ostia Antica al Terminal 3 ripropone la contrapposizione tra antico e moderno che vive chi arriva nella Capitale e idealmente chiude il cerchio temporale del territorio che, da snodo del traffico marittimo dell’Impero, si è trasformato nell’attuale hub del Mediterraneo”.

Il fil rouge della mostra, che parte ai piedi della scala mobile dall’area d’imbarco E e continua al terzo livello, è il Tempo, tema particolarmente sentito da chi viaggia e scandito in aeroporto dalle operazioni necessarie per salire o scendere da un aereo. Un filmato in italiano e in inglese, e le consuete targhe esplicative posizionate in prossimità delle opere ne illustrano ai passeggeri il soggetto, il materiale, la provenienza e la datazione.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il fluire del Tempo secondo l’iconografia antica è rappresentato da una serie di opere di età romana, provenienti dal sito di Ostia antica e dalla Necropoli di Isola Sacra.

È un mosaico in tessere bianche e nere a offrire la sintetica raffigurazione del trascorrere ciclico delle stagioni, qui rappresentate nel corteo di quattro figure femminili che avanzano, ornate sul capo con foglie acquatiche (l’Inverno), con foglie di vite (l’Autunno), con spighe e diadema (l’Estate) e con coroncina di fiori (la Primavera). La Primavera attraversa il cerchio dello Zodiaco sorretto, con la mano destra, da un personaggio maschile nudo che è la personificazione di Aion (il Tempo Eterno).

I marmi in esposizione sono selezionati fra quelli che raffigurano le Stagioni secondo schemi iconografici tradizionali che le rendevano facilmente identificabili: ecco il Genio della Primavera, che richiama il periodo propizio per la pastorizia e prende le forme marmoree di un giovinetto che tiene per le zampe un capretto; e il Genio dell’Inverno, immortalato come un bambino avvolto in un mantello che tiene in mano un anatroccolo, riferimento all’attività di caccia svolta nei mesi più freddi.

Le ultime due statue presentano entrambe Vertumnus, una tra le più antiche divinità italiche, quella che incarnava i concetti del mutare delle stagioni e della maturazione dei frutti. Nel nome è presente la radice del verbo latino vertĕre, cioè girare, cambiare; perché aveva il potere di trasformarsi nelle sembianze più varie. Il dio è ritratto come un personaggio maschile, nudo o abbigliato, riccamente adorno di frutti e attributi, come la cornucopia, che alludono alla prosperità e fecondità della natura nel suo variare stagionale.

Nella rassegna dedicata al Tempo, non poteva mancare un orologio solare, o meridiana. Frutto delle più alte conoscenze acquisite nel campo della matematica e dell’astronomia già dal V sec. a.C., venivano collocati nei luoghi pubblici maggiormente frequentati, nei fori, nei circhi, lungo le strade principali.

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