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Lo scontro nel governo sulla riforma fiscale

Lo scontro nel governo sulla riforma fiscale

Salvini pretende 15 miliardi per tagliare le tasse: «I soldi ci sono, basta volerli usare. Altrimenti me ne vado». Il M5s insorge: «Se vuole la crisi lo dica». E Conte difende il suo approccio nella trattativa con i partner Ue.

21 Giugno 2019 15.14

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Mentre il premier Giuseppe Conte è impegnato in Europa per evitare la procedura d’infrazione contro l’Italia, un incurante Matteo Salvini continua a pretendere la riforma fiscale.

SALVINI LA FA SEMPLICE

Il leader della Lega ha detto che per tagliare le tasse «servono almeno 10 miliardi, facciamo 15». Ed è sicuro che «i soldi ci sono, basta volerli usare». Altrimenti «saluto e me ne vado», ha minacciato in un colloquio con il Corriere della Sera. Nessun accenno ai 23 miliardi che andranno messi sul piatto con la prossima legge di stabilità al solo scopo di evitare l’aumento dell’Iva, previsto dal Def e dalle clausole di salvaguardia.

IL M5S: «SPIEGHI COME TROVARE I SOLDI»

L’atteggiamento di Salvini non è piaciuto affatto al M5s, che con la Lega condivide la responsabilità di governo: «Se la prendano con i banchieri e i burocrati di Bruxelles, invece di minacciare sempre il governo. Tutti vogliamo tagliare le tasse. La Lega non è all’opposizione, ma al governo come noi, quindi se servono 10 miliardi tracci la strada per trovarli invece di scaricare la colpa sugli altri». In campo è sceso anche Luigi Di Maio: «Le tasse non si tagliano sui giornali, ma per davvero. Comunque io che sto qui dentro non credo che si voti a settembre, andremo avanti».

NO ALLA MANOVRA CORRETTIVA

A margine della cerimonia per l’anniversario della Guardia di Finanza, il ministro dell’Interno ha continuato a usare toni aggressivi con l’Europa: «Non permetteremo che a Bruxelles qualcuno impedisca la crescita del Paese, non ci sarà alcuna manovra correttiva». Salvini ha quindi difeso la proposta parlamentare del Carroccio che punta a modificare la governance della Banca d’Italia. E alla domanda se la proposta abbia l’appoggio del governo, ha risposto: «Rispetto il lavoro del parlamento. Il mio appoggio c’è di sicuro».

EVITARE LA PROCEDURA, MA NON A TUTTI I COSTI

Salvini ha poi preso parte al Festival del Lavoro di Milano ed è tornato sulla trattativa che Conte sta portando avanti in Europa: «Il premier sta procedendo su un binario indicato dal parlamento. Evidentemente evitare l’infrazione è obiettivo di tutti, ma non a ogni costo. L’infrazione sarebbe un atto politico e non economico». Infine una rassicurazione solo apparente: «È chiaro che è un momento difficile, ma anche un momento storico. Più siamo a ragionarci e meglio è. Io farei la manovra entro la fine dell’estate e no, poi non voglio andare a votare. Lasciamo tranquilla la gente». Anticipare la manovra d’autunno sarebbe infatti un modo per dare una risposta concreta all’Europa, ma anche per far emergere subito i possibili nodi che potrebbero far deflagrare l’esecutivo.

CONTE: «IO MAI CON IL CAPPELLO IN MANO»

Di sicuro non può sentirsi tranquillo il premier Conte, che dopo essere stato fin quasi all’alba a parlare nel bar dell’albergo di Bruxelles che ospita i leader Ue con Emmanuel Macron e Angela Merkel, si è svegliato con l’ultimatum del leader leghista al Corriere sulla riforma fiscale. Conte è stato quindi “costretto” a sottolineare che nel corso della trattativa con l’Europa non intende assecondare a priori le condizioni di Bruxelles: «Rappresento l’Italia, una potenza del G7 e ne sono orgoglioso. Chi mi ha incontrato può testimoniare che non ho mai avuto l’atteggiamento di chi ha il cappello in mano. Io il cappello non lo porto, non lo porto nemmeno a Bruxelles». Fonti leghiste hanno poi ribadito che non c’è alcuna accelerazione verso la crisi di governo. Ma è un fatto che solo se le Camere fossero sciolte prima del 20 luglio si potrebbe andare al voto anticipato a settembre.

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