Fli non va a sinistra

Salvatore Cannavò
31/01/2011

Della Vedova: «Non è per questo che siamo nati».

«Il nostro progetto di fondo è un altro». Benedetto Della Vedova, parlamentare finiano, ex radicale, riformista liberale non è certamente, tra i deputati di Futuro e Libertà, tra quelli meno aperti a interlocuzioni con il centrosinistra. Eppure, in una giornata in cui il centro della scena è occupato dalla nuova strategia berlusconiana di dialogo con l’opposizione, chiude anch’egli all’ipotesi di ‘Alleanza costituente’ lanciata domenica 30 gennaio 2011 da Massimo D’Alema in direzione del Nuovo polo per l’Italia, come si fa chiamare ora la coalizione tra Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini, Francesco Rutelli e Raffaele Lombardo.
«Certo», spiega Della Vedova a Lettera43.it, «di fronte alla ‘guerra civile’ ci dovremmo porre il problema, ma è chiaro che non è per questo che siamo nati e non è questo il senso del nostro progetto politico, che resta quello della rifondazione del centrodestra».
SOLO BOCCHINO APRE AL CENTROSINISTRA. Insomma, dal fronte finiano i dubbi, le perplessità e le difficoltà a digerire una possibile alleanza con il centrosinistra, quand’anche fosse il solo Pd – senza cioè i più ingombranti Nichi Vendola e Antonio Di Pietro – costituiscono un problema non aggirabile. Del resto, anche altri esponenti di Futuro e Libertà, come l’ex ministro per gli Affari europei, Andrea Ronchi, hanno messo le mani avanti, in giornata, per contrastare questa possibilità.
L’unico a lasciare uno spiraglio aperto è stato il capogruppo alla Camera, Italo Bocchino, che ha ventilato la possibilità di un accordo con il centrosinistra in caso di emergenza nazionale, oltre al possibilismo di Periferdinando Casini. Di cui però si fidano in pochi, visto l’impegno che profonde per spingere Berlusconi a uscire di scena e a rimodellare il centrodestra.

Il Pd alla finestra spera nella procura di Milano

La situazione politica, dunque, si trova in un buffo paradosso: di fronte a una crisi evidente e a una lacerazione del rapporto tra ‘palazzo’ e società civile si moltiplicano gli appelli al dialogo e al ‘senso di responsabilità’ senza però che gli interlocutori rispondano positivamente.
Stavolta il Pd, a differenza di altre occasioni, è apparso anche più unito attorno alla proposta di Massimo D’Alema. Anche se l’ipotesi non fa impazzire di gioia i veltroniani, che sperano in un possibile scatto in avanti del Pd, pur senza sperarci troppo, di fronte alla possibilità di andare a elezioni anticipate e di rischiare la vittoria di Berlusconi ‘l’alleanza costituente’ potrebbe vedere un Pd più compatto.
REALACCI: NON SAPPIAMO PARLARE AL PAESE. «Siamo un partito che ha perso un bel po’ di occasioni e che ancora non sa parlare al Paese delle cose concrete, a cominciare da quelli di noi che vanno in televisione», ha dichiarato Ermete Realacci, già presidente di Legambiente e deputato della minoranza guidata da Veltroni, «ma, certamente, in caso di elezioni in cui la posta in gioco fosse addirittura il Quirinale dovremmo evitare di ripetere l’errore del 1994». Dell’anno, cioè, in cui la divisione tra i Progressisti di Achille Occhetto e i Popolari di Mino Martinazzoli e Mariotto Segni consentì a Berlusconi di vincere per la prima volta le elezioni.
Un Pd più unito, quindi, ma poco convinto della capacità di sbloccare la situazione, speranzoso che possa farlo qualche avvenimento esterno. Magari che la Procura di Milano abbia davvero in cassaforte la ‘prova decisiva’ per inchiodare il premier e spingerlo così ad abbandonare la scena. Oppure che gli eventi possano convincere il Nuovo polo a schierarsi a sinistra. O, ancora, che la Lega possa abbandonare Berlusconi al proprio destino.

Il 3 febbraio il verdetto sulla legislatura

La settimana sarà piuttosto indicativa da questo punto di vista, dopo che il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in un’intervista al Corriere della sera, ha indicato in giovedì 3 febbraio 2011, giorno in cui si riunirà la cosiddetta ‘bicameralina’ sul federalismo, come data cruciale della legislatura. Se il federalismo fiscale non passerà (nella commissione parlamentare maggioranza e opposizione hanno 15 membri a testa), ha dichiarato l’esponente leghista, andremo tutti a casa. In realtà, ha fatto notare il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, anche in caso di parità non ci saranno problemi, «la legislatura può andare avanti».
FEDERALISMO E RUBYGATE. Nella serata dell’1 febbraio Silvio Berlusconi terrà un vertice con i suoi a Palazzo Grazioli proprio sul federalismo. Il 3 febbraio si vedrà come andrà la votazione. Ma nello stesso giorno ci sarà un’altra prova: l’Aula di Montecitorio, infatti, è chiamata a votare – alle 19 con diretta televisiva – sulla deliberazione della Giunta per le Autorizzazioni a procedere, quella che ha respinto il dossier inviato dalla Procura di Milano. Sarà un voto palese e non segreto e c’è da star certi che si tratterà di un’altra giornata campale.