Il Fmi taglia le stime del Pil italiano

Il Fmi taglia le stime del Pil italiano

09 Ottobre 2018 06.08
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Il Fmi sforbicia le stime sul Pil italiano e rivede al ribasso anche le stime di crescita di Eurolandia e Stati Uniti. Il prodotto interno lordo del nostro Paese, secondo il Fondo monetario internazionale che ha lasciato invariate le stime di crescita rispetto all'aggiornamento del World Economic Outlook , è previsto in aumento del 1,2% nel 2018 e del 1,0% nel 2019 dopo il +1,5% del 2017. Rispetto ad aprile 2018, invece, le stime sono state riviste al ribasso di 0,3 punti percentuali per quest'anno e di 0,1 punti per il prossimo. La revisione al ribasso rispetto ad aprile è legata al «deterioramento della domanda esterna e interna e all'incertezza sull'agenda del nuovo governo». «Queste previsioni», ha replicato il premier Giuseppe Conte, «dovrebbero essere riaggiornate nel rispetto della nostra nota di aggiornamento del Def».

«L'ITALIA? OPERI NEL CONTESTO DI REGOLE EUROPEE»

Per l'istituto diretto da Christine Lagarde «le recenti difficoltà nel formare un governo in Italia e la possibilità di un rovesciamento delle riforme o l'attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito hanno innescato un aumento dello spread», evidendiando come l'incertezza politica «potrebbe scoraggiare gli investimenti privati e indebolire l'attività economica in diversi paesi, aumentando la possibilità di riforme più lente o significativi cambi negli obiettivi». «È imperativo per la politica di bilancio mantenere la fiducia dei mercati, e abbiamo visto un aumento degli spread e questo rende» il Paese più vulnerabile, ha spiegato il capo economista del Fmi, Maurice Obstfeld. «È importante che il governo operi nel contesto delle regole europee». Lo afferma il capo economista del Fmi, Maurice Obstfeld, rispondendo a una domanda sull'Italia.

MONITO A PRESERVARE LA LEGGE FORNERO

Sulle pensioni, il monito del Fmi all'Italia è di preservare la riforma Fornero: «In Italia le passate riforme pensionistiche e del mercato del lavoro dovrebbero essere preservate e ulteriori misure andrebbero perseguite, quali una decentralizzazione della contrattazione salariale per allineare i salari con la produttività del lavoro a livello aziendale».

«NUBI ALL'ORIZZONTE» SULL'ECONOMIA MONDIALE

Nelle rilevazioni del Fmi è comunque l'intera economia mondiale a rallentare: «È meno bilanciata di quanto avevano sperato» e ci sono «nubi all'orizzonte». «Non solo i rischi identificati» negli ultimi mesi si sono materializzati «ma è aumentata la possibilità di ulteriori shock negativi sulle nostre previsioni». Il Fmi ha invitato quindi i governi ad agire perché, nonostante il rallentamento, la crescita procede. «Non ci sarà un momento migliore di quello attuare per un'azione positiva», ha detto il capo economista del Fmi, Maurice Obstfeld, al suo ultimo World Economic Outlook. Obstfeld ha infatti annunciato nei mesi scorsi la sua uscita dal Fmi. Il suo posto è destinato a Gita Gopinath, la prima donna ad assumere l'incarico. La frenata è legata alle tensioni commerciali, che iniziano a essere «evidenti a livello macroeconomico» e sono alla base della prima revisione al ribasso della crescita mondiale dal 2016. Fra i rischi sull'economia mondiale ci sono poi i mercati emergenti. La crisi in Argentina si presenta peggiore delle attese, con il Pil atteso contrarsi nel 2018 del 2,6% rispetto a una precedente stima di una crescita dello 0,4%. Rallenta anche il Brasile, che nel 2018 cresce dell'1,4% contro l'1,8% previsto in precedenza.

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