Fonsai, Ligresti al capolinea tra debiti e inchieste

Fonsai, Ligresti al capolinea tra debiti e inchieste

17 Luglio 2013 21.22
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Gli arresti di Salvatore Ligresti e dei suoi tre
figli
, disposti dalla procura di Torino, sono arrivati quando
ormai la famiglia siciliana, spodestata da Fonsai e con le sue
società immobiliari fallite, i suoi trust esteri confiscati,
conta pressoché zero nel mondo della grande finanza, del cui
‘salotto buono’ è però stata parte integrante per
diversi lustri.
E sono arrivati anche dopo che il latte è stato versato e
Fonsai, la compagnia che hanno spericolatamente gestito per un
decennio, è stata ‘spolpata’ e portata a un passo dal
fallimento.
SOMMERSI DA DUE MILIARDI DI DEBITI. L’impero
dei Ligresti si è sgretolato nel corso del 2012, quando la
famiglia si è ritrovata sommersa da circa due miliardi di
debiti, mentre la magistratura indagava sulle vicende di
malagestione emerse dopo la denuncia del fondo Amber. I Ligresti
sono stati costretti dalle banche, che fino ad allora li avevano
finanziati, in primis Mediobanca e Unicredit, a lasciare Fonsai a
Unipol, cavaliere bianco incaricato di mettere in sicurezza una
compagnia esposta per 1,1 miliardi verso Piazzetta Cuccia.
CONDANNA PER TANGENTI NEL 1992. Fino ad allora
Salvatore Ligresti era stato uno dei protagonisti della finanza
italiana, a dispetto delle ombre che accompagnavano l’origine
della sua fortuna e di una condanna per tangenti nel 1992, a
seguito della quale fu arrestato per poi patteggiare una pena di
due anni e quattro mesi prima di venire affidato ai servizi
sociali e tornare quindi alla sua attività di costruttore.
GLI ESORDI A MILANO NEGLI ANNI ’50. Arrivato
a Milano alla fine degli Anni 50, ‘armato’ solo della sua
laurea in Ingegneria conseguita a Padova, Don Salvatore si era
imposto come uno dei più importanti immobiliaristi della
‘Milano da bere’, anche grazie alla cura con cui seppe
coltivare relazioni politiche, a partire da quella con Bettino
Craxi prima e una parte del mondo berlusconiano poi, che ha
replicato a suo modo nel mondo della finanza, collezionando quote
importanti – da qui il nomignolo di Mister 5% – in molte società
del ”salotto buono”, da Mediobanca a Rcs, da
Pirelli a Capitalia (solida la sua relazione con Cesare
Geronzi).
DA SINDONA A CUCCIA. Oltre al rapporto con un
altro siciliano rampante, quel Michele Sindona da cui rilevò
Richard Ginori negli Anni 70. La sua ascesa godette del sostegno
della Mediobanca di Enrico Cuccia, con cui aveva un solido
rapporto di amicizia. Fu proprio Mediobanca a toglierlo
dall’impaccio dei debiti una prima volta, alla fine degli
Anni 80, aiutandolo nella quotazione di Premafin. E fu sempre
Mediobanca, questa volta sotto la reggenza di Vincenzo Maranghi,
ad aiutarlo a scalare nel 2001 Fondiaria.
Un rapporto con Mediobanca che è ancora al vaglio delle procure,
con quella di Milano che ha indagato l’amministratore
delegato Alberto Nagel sul presunto patto occulto sulla
buonuscita dei Ligresti da Fonsai.
I TRE FIGLI NEL BOARD DI FONSAI. Presa la
compagnia fiorentina, Ligresti non assecondò l’invito di
Maranghi ad abbandonare una gestione familistica del suo gruppo:
l’amministratore delegato Enrico Bondi,
voluto da Piazzetta Cuccia, è durato solo un anno. Poi Ligresti
ha deciso di mettere nel consiglio di amministrazione i suoi tre
figli Paolo, Jonella e Giulia e uomini che, a partire dall’ex
amministratore delegato Fausto Marchionni, si sarebbero
dimostrati più attenti agli interessi del ‘padrone’ che
a quelli dell’azienda.
Fonsai è stata lentamente spolpata: stipendi
milionari ai manager, consulenze astronomiche a Salvatore e
soprattutto una girandola di operazioni immobiliari che hanno
come unica controparte le società private della famiglia
siciliana, fatte lavorare per costruire immobili che poi vengono
rifilati a Fonsai.
JONELLA, LAUREA REVOCATA. Ce n’è anche per
le passioni delle due figlie, quella per i cavalli di Jonella, e
quella per la moda di Giulia, sponsorizzate dalla compagnia
assicurativa. L’influenza di Ligresti valse a Jonella la più
breve laurea honoris causa della storia, conferita
dall’Università di Torino. Motivazione: “La maturità
operativa e finanziaria dimostrata ai vertici di uno dei maggiori
gruppi assicurativi italiani ed europei”. Durò sei ore,
prima di essere revocata dall’allora ministro
dell’Istruzione, Fabio Mussi, irritato per la facilità con
cui il titolo era stato concesso, indipendentemente dai meriti
della primogenita di Salvatore.

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