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Il rebus dei 55 mila prigionieri Isis in Siria e Iraq

Il rebus dei 55 mila prigionieri Isis in Siria e Iraq

Decine di migliaia di ex combattenti dello Stato islamico e i loro familiari nel limbo dei centri di detenzione. Il monito dell’Onu: «Processateli o liberateli. I Paesi d’origine si riprendano i foreign fighter».

24 Giugno 2019 18.34

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I prigionieri dell’Isis vanno «processati o rimessi in libertà»: è il monito lanciato dal capo dell’Agenzia Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet. Si stima che ci siano quasi 55 mila persone, tra ex combattenti dello Stato islamico e loro familiari, anche bambini, nei centri di detenzione in Siria e Iraq. Tra loro migliaia di foreign fighter, scrive la Bbc in un lungo speciale. I Paesi d’origine hanno la responsabilità dei propri cittadini e devono farli rientrare se non incriminati, ha detto Bachelet.

I 29 MILA FIGLI DEI FOREIGN FIGHTER

«La maggioranza delle persone catturate è di nazionalità irachena e siriana, ma tra loro ci sono anche migliaia di sospetti foreign fighter da 50 Paesi nel mondo: 11 mila familiari di questi ultimi sono detenuti nel campo di al Hol, nel nordest della Siria, in condizioni di vita al di sotto degli standard. L’Unicef stima ci siano 29 mila figli di foreign fighter – 20 mila dall’Iraq – la gran parte dei quali sotto i 12 anni», ha detto Bachelet in apertura della 41esima sessione del Consiglio dei diritti umani Onu a Ginevra.

RIMPATRIARE I FAMILIARI DEI FOREIGN FIGHTERS

Chi ha combattuto con l’Isis «va processato e condannato», ma migliaia di familiari degli ex combattenti «sono detenuti anche se non indagati». Quelli di nazionalità siriana e irachena sono «a rischio vendetta». I familiari degli stranieri «andrebbero rimpatriati, a meno che non siano indagati nel rispetto delle norme internazionali. I bambini, in particolare, hanno sofferto gravi violazioni dei propri diritti, inclusi i bambini indottrinati o reclutati dall’Isis per commettere atti violenti. È prioritaria la loro riabilitazione e protezione», ha aggiunto.

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