Formula Roma

Redazione
10/10/2010

di Denise Faticante Sono ore convulse, di mastodontici  accordi, organizzazioni, incontri istituzionali e informali. La grande macchina che vuole a...

Formula Roma

di Denise Faticante

Sono ore convulse, di mastodontici  accordi, organizzazioni, incontri istituzionali e informali. La grande macchina che vuole a tutti i costi portare il Gran premio di Formula Uno a Roma è in pista: un evento che impegnerà oltre 100 milioni di euro tra capitali pubblici e privati.
Ma, prima delle auto, rombano le proteste. Le Lega ha presentato un dossier dal titolo «La Grande porcata» per denunciare la presunta inutilità della gara.
Già dal nome, il documento appare come l’ennesima puntata dello scontro tra Milano e Roma, e richiama le recenti parole di Bossi sull’Spqr.

La partenza? Sarà nel 2012

Nelle carte appena rese note si parla soprattutto dei danni che l’appuntamento romano provocherebbe allo storico Gran Premio di Monza:  ad avviso del Carroccio, la gara lombarda perderebbe solo in termini di immagine e di brand circa 350 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti 10 milioni mancati per l’indotto turistico.
Nessun ostacolo politico sembra però poter spegnere i motori: «Si partirà nel 2012: entro due anni sarà tutto pronto sia per il circuito sia per gli impianti collegati». Parola di Maurizio Flammini, patron del progetto: ex pilota, manager, presidente del Flammini Group che organizza eventi. Ma soprattutto uomo a capo della Federlazio, l’associazione delle piccole imprese, solidissimo centro di potere della capitale.
Il piano, che prevede la nascita del circuito nel quartiere dell’Eur, aleggiava sulla città da anni: era il sogno di Enzo Ferrari, come dice con orgoglio Flammini.
Ma da quando in Campidoglio siede Gianni Alemanno, il manager ha ottenuto il braccio istituzionale adatto alle sue esigenze. Un appoggio politico indispensabile viste le resistenze del Nord Italia. Ma le resistenze arrivano proprio dal centrodestra: «Il Gran Premio di Roma costerebbe a Monza e Milano 2 mila posti di lavoro», denuncia il Carroccio.
Però il duo Alemanno-Flammini rassicura: Roma non usurperà quel podio.
Il concetto è stato ribadito anche  mentre si siglava il cosiddetto “patto della coda alla vaccinara”, la tavolata romana a base di polenta e pajata organizzata dal comune per ricucire lo strappo dopo l’insulto di Bossi sul «Sono Porci Questi Romani»:
«Il nostro Gp», ribadisce il sindaco della capitale, «non è in competizione con nessuno, su questo sono pronto a confrontarmi e a dimostrare che, casomai, può solo aiutare quello di Monza».

Bossi non molla: «Ma dove lo farete correre?»

Anche in quella festa di riconciliazione, tuttavia, Umberto Bossi non ha perso l’occasione di ricorrere al turpiloquio e, come una pietra tombale, ha detto: «Dove cazzo lo corri a Roma un Gran Premio?».
La riposta è: all’Eur, detto anche quartiere Europa, di proprietà di Eur spa, partecipata dal ministero dell’Economia per il 90% e dal comune di Roma per il 10%.
Si tratta di una zona di larghi viali, adatti per le monoposto e di curve e incroci che ricordano la corsa cittadina di Montecarlo.
Il progetto è gigantesco. Secondo i calcoli degli organizzatori, il Gp porterà un flusso di 2 milioni e mezzo di turisti all’anno. E siccome si pensa anche a una serie di eventi culturali, sportivi, di intrattenimento e commerciali, è stato valutato che in Italia dovrebbe piovere una cifra compresa tra i 2 e i 4 miliardi di euro.
Si tratta di stime, naturalmente, ma si prevedono anche 18 mila posti di lavoro diretti, con un’occupazione collegata nell’indotto che potrebbe oscillare tra le 19 mila e le 44 mila unità.
Il circuito cittadino sarà lungo cinque chilometri e girerà intorno al laghetto e al Palalottomatica, immersi in uno dei quartieri che ha i più grandi esempi di architettura razionalista degli anni Trenta, voluti dal regime fascista.
Nelle ultime settimane era stata avanzata, dal Pd e dai comitati di quartiere contrari al progetto, la proposta di un sito alternativo: l’autodromo di Vallelunga, un nudo circuito nella campagne a nord di Roma.

La location prescelta è all’Eur

Eppure la risposta di Alemanno e Flammini è stata netta: il Gp si farà all’Eur.
E, a voler guardare bene, un motivo c’è: la corsa è soprattutto un grosso affare immobiliare. Nella zona delle Tre Fontane – area comunale attualmente degradata, ma ancora ricca di spazi edificabili e che fino a pochi anni fa ospitava lo storico luna park della capitale – nasceranno due grandi edifici che rimarranno poi in mano al Flammini Group.
In questi palazzi sorgeranno un museo dello sport, un centro multimediale, alberghi, abitazioni e molti uffici.
Inoltre, è prevista l’apertura di campi da rugby e golf che successivamente saranno convertiti in due teatri. Si tratta di almeno di 100mila metri cubi di volumetrie.
«L’investimento è quasi completamente privato», assicura il presidente di Federlazio, «e sarà sostenuto dal comune solo per le opere pubbliche, con un contributo che servirà per la costruzione di abitazioni».
Affermazioni criptiche, che si prestano a molte interpretazioni. Il Carroccio parla infatti di « speculazioni edilizie e assalto ai fondi pubblici», insinuando anche una dubbio e suggerendo una risposta: «L’Italia può sostenere due Gran Premi? No», si legge ancora nel dossier, «l’esperienza di Imola insegna».