Forse ringrazieremo Trump: ha ricompattato gli Usa nel dissenso

Marina Viola
24/08/2017

Il popolo americano si è svegliato: sta tornando a organizzarsi per far sentire forte la sua voce di protesta. Contro le sparate del presidente, i suprematisti, il razzismo latente nel Paese. Le piazze sono di nuovo vive.

Forse ringrazieremo Trump: ha ricompattato gli Usa nel dissenso

La settimana di Ferragosto mia figlia Sofia, i suoi amici adolescenti e altri 40 mila bostoniani sono finalmente scesi in piazza, schifati dalla presenza di un centinaio di protestanti di estrema destra che avevano avuto il permesso dal Comune di fare un comizio nel centro della città. L’altro giorno, poi, sono andata dal parrucchiere e non si è parlato d’altro che dell’incredulità di questi giorni nel vedere neonazisti e suprematisti bianchi in tutti gli Stati Uniti. Tutto questo per dire che la rabbia, la tensione e l’ansia per gli eventi di Charlottesville e la reazione a dir poco inadeguata del presidente Trump sono ancora molto sentiti da tutti.

INNI PER L'IMPEACHMENT. In questo clima surreale e esplosivo, martedì 22 agosto 2017 a Pheonix, in Arizona, Donald Trump ha organizzato un incontro simile a quelli che faceva durante la sua campagna elettorale, davanti a migliaia di sostenitori e di gruppi di destra radicalizzati e violenti. Fuori dal Convention center, migliaia di protestanti si sono riuniti fin dalla mattina, inneggiando in modo pacifico all’impeachment e al bisogno di verità. Siccome si temevano scontri, la presenza della polizia armata e vestita da guerriglia era massiccia.

L’attesa che precede un discorso di Trump ricorda un po’ quella per le puntate di una serie televisiva, che terminano sempre nel momento di massima suspance: cosa succederà? Chi offenderà questa volta? Riuscirà a mantenere una seppur debole diplomazia o sparerà a zero su tutto e su tutti come al solito? Capirà che in questa estate calda la nazione ha bisogno di essere rassicurata? Oppure: quanto riuscirà a danneggiare ulteriormente la sua presidenza, che ha ormai raggiunto i minimi storici di approvazione da parte degli americani?

BORDATE SUI MASS MEDIA. Come ci si poteva aspettare, il 23 agosto ancora una volta il presidente ha dato il peggio di sé: ha sparato a zero contro i mass media: «The only people giving a platform to these hate groups is the media itself and the fake news», ha urlato a squarciagola, dicendo anche che i giornali hanno interpretato male i suoi commenti post Charlottesville, e che lui ha chiaramente incolpato la destra per quello che è successo quel giorno.

AVANTI TUTTA SUL MURO. Poi ha aggiunto: «They are trying to take away our history and our heritage». Si riferisce alle contro proteste fatte dagli abitanti della cittadina universitaria della Virginia che volevano abbattere le statue di due generali confederali. Poi ha parlato del muro che vuole costruire al confine con il Messico, e ha annunciato che non si fermerà davanti a niente, lo farà innalzare anche se questo significa creare una crisi di governo.

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Il pubblico ha applaudito ancora più entusiasta, perché tutti sapevano dove voleva arrivare, e cioè annunciare di voler assolvere Joe Arpaio, l’infimo sceriffo dell’Arizona trovato colpevole di oltraggio alla corte. È conosciuto per le sue tendenze razziste, per avere ignorato la violenza sessuale su una ragazzina di 13 anni, per aver rubato fondi, per violazioni elettorali e per violazioni delle leggi sull’immigrazione. Insomma, una bella persona. Siccome è amico fraterno ed è stato un fervente sostenitore di Trump durante le elezioni del 2016, il presidente ha deciso di usare la sua posizione di potere per perdonarlo e fargli evitare i sei mesi di carcere imposti dalla corte del distretto in cui Arpaio ha operato per anni.

GAS LACRIMOGENI E SPRAY. Intanto fuori ci sono stati degli scontri tra il gruppo di contestatori e la polizia intensificati dai gas lacrimogeni e spray urticanti lanciati sulla folla dalle forze dell’ordine. Era dalla mattina che alcuni elicotteri della polizia sorvolavano sui manifestanti, minacciandoli di arrestarli se non se ne fossero andati. Ma sono ottimista: un giorno ringrazieremo Trump per aver spinto il popolo americano a organizzarsi per far sentire forte il suo dissenso.