Forza Italia in cerca di un padrone

Urne scampate, seggi mantenuti, la corrente di Toti al lumicino e Salvini depotenziato. Gli azzurri tirano un sospiro di sollievo. E per il futuro si possono pure accodare a Calenda e Renzi. Visto che di coraggio e leadership, fatta eccezione per Berlusconi, nel partito non se ne vedono.

12 Settembre 2019 06.00
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Stato dell’arte in Forza Italia: tutti tirano un sospiro di sollievo per aver scansato le urne. E se l’estate è stata terrificante, finalmente l’incubo è finito: si può tornare tranquilli in vacanza. Dio benedica Dario Franceschini e il Partito democratico.

Lo ha detto anche Silvio Berlusconi all’incontro con i gruppi congiunti nella Sala della Regina di Montecitorio: «Mi fa piacere vedervi ora che siete tutti rilassati e avete il posto garantito ancora per un po’». In effetti, per mesi interi non si era fatto vedere: troppe turbolenze, troppo malcontento, troppi mal di pancia. Quando è così, il Cavaliere si eclissa.

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Il selfie di Giovanni Toti, Giorgia Meloni e Matteo Salvini alla manifestazione a Montecitorio il 9 settembre.

I TRANSFUGHI DI TOTI? QUATTRO DEPUTATI IN TUTTO

Sollievo anche per la corrente di Giovanni Toti: le sue truppe parlamentari hanno fatto coming out e sono uscite dai gruppi. Dunque c’è stata la conta. Risultato: i transfughi sono solo quattro deputati (Stefano Benigni, Manuela Gagliardi, Claudio Pedrazzini e Alessandro Sorte), tre dei quali, gli uomini, ex pupilli di Maria Stella Gelmini e Gregorio Fontana che li hanno fortemente voluti nelle liste elettorali lombarde di marzo 2018, salvo essere poi subito scaricati. Per ora neanche un senatore sottratto ad Anna Maria Bernini. Poca roba. Che gusto c’è ad andare nel Gruppo Misto non lo sanno neanche loro, i “totiani”. Con quei numeri c’è poco da fare e da contare. Ma intanto ci provano.

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Luca Zaia, presidente del Veneto, in una foto d’archivio.

FINISCE LA SUDDITANZA A SALVINI

E ancora, grande soddisfazione: finalmente si può sparare a zero su Matteo Salvini, che in questo momento è come sparare sulla Croce Rossa, tanto «ormai è finito» e non serve più per le ricandidature. Almeno così pensano i peones: Pd e 5 stelle faranno alleanze anche alle prossime Regionali, la Lega perderà e il Capitano sarà fatto fuori pure dal partito, in via Bellerio arriva Luca Zaia e torna Roberto Maroni. Con loro si può ragionare e il centrodestra trova nuova linfa.

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Carlo Calenda e Matteo Renzi.

IL SALVAGENTE OFFERTO DA CALENDA & RENZI

Oppure, se Salvini resiste, si unirà a Giorgia Meloni e sarà una deriva di destra, tendenza estrema. No problem: i forzisti si rivolgeranno a Carlo Calenda o a Matteo Renzi per salvare il seggio. Piuttosto che occupare lo spazio che si libera nel centro moderato, da conquistare con lavoro e consenso, pensano a chi potrà farlo al posto loro per poi accodarsi. Spirito di iniziativa, coraggio e leadership, oltre Silvio, non ne ha nessuno. Forza Italia cerca padrone.

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