Forza Italia regge, torna attrattiva e Tajani guarda con cauto ottimismo congresso ed Europee

Luca Di Carmine
14/12/2023

Contro i pronostici, gli azzurri sono riusciti a superare quasi indenni la morte di B. Nella maggioranza tengono banco anche grazie a qualche passo falso di FdI e alla virata a destra di Salvini, mentre il segretario ha disinnescato Fascina e Ronzulli. Di più, il suo essere schiacciato su Meloni sembra pagare, nonostante le frecciate di Letta. Scampato pericolo? Lo dirà il voto di giugno.

Forza Italia regge, torna attrattiva e Tajani guarda con cauto ottimismo congresso ed Europee

Se ne sono accorti anche loro. Tanto che martedì ci ha scritto un editoriale pure Alessandro Sallusti sul Giornale. Forza Italia è viva. L’eredità di Silvio va oltre la morte, il titolo del foglio di Via Negri. Sono passati sei mesi dalla morte di Silvio Berlusconi e il suo partito è ancora lì, ancorato al 7,3 per cento, secondo l’ultimo sondaggio Swg, e terza gamba del governo di Giorgia Meloni. Dove però sembra dare le carte assai più della Lega. Tutto ciò non era affatto scontato. I cronisti ricordano bene la prima uscita pubblica dei forzisti a pochi giorni dai funerali di Berlusconi, nell’ormai striminzita sede del partito a Roma, con un Tajani terreo e altri più di lui. Stampato sui loro volti, quella mattina di fine giugno, oltre al dolore per la scomparsa del fondatore, c’era il terrore di sparire pure loro da lì a poche settimane. «Qua tiriamo avanti ancora tre mesi e poi ciao…», si sussurrava a denti stretti. E invece non è andata così. Anche per merito della famiglia Berlusconi che ha deciso di non chiedere indietro il credito di quasi 100 milioni concesso al partito.

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Antonio Tajani, Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

I passi falsi di FdI, Lega e del fu Terzo Polo che hanno permesso la sopravvivenza di Fi

Intendiamoci: Fi non è ancora fuori pericolo, la vera cartina di tornasole saranno le elezioni europee, con l’asticella fissata al 5 per cento. Sopra sarà vita, sotto coma profondo. La differenza è che ora ci si crede di più e si sta andando con un certo ottimismo al congresso di fine febbraio, che incoronerà Antonio Tajani segretario del partito e i tre governatori Alberto Cirio, Vito Bardi e Donato Toma (presidenti di Piemonte, Basilicata e Molise) a fargli da vice. Non ci sarà, invece, alcun presidente, perché dopo Silvio, è stata ritirata la maglia, come la numero 6 del Milan di Franco Baresi. Questa sorprendente sopravvivenza, però, non è frutto solo di meriti propri, ma soprattutto di demeriti altrui. Tre fondamentali. Le numerose gaffe dei meloniani e qualcuna anche della premier, che tiene Fratelli d’Italia inchiodata al 28 per cento, in calo lieve ma costante. La sterzata a destra di Matteo Salvini, che si presenterà alle Europee a fianco dei più destrorsi del Continente, scelta che però ha cristallizzato i voti leghisti (9,4 per cento sempre secondo Swg). Ma soprattutto l’implosione in culla del progetto Italia Viva-Azione dopo l’exploit alle Politiche. Erano Matteo Renzi e Carlo Calenda i maggiori candidati a cannibalizzare il voto ex berlusconiano, con un progetto di centro che avrebbe potuto svuotare il partito azzurro. Il fallimento e le liti tra i due, che continuano anche oggi da divorziati, hanno fatto scampare il pericolo.

Forza Italia regge, torna attrattiva e Tajani guarda con cauto ottimismo congresso ed Europee
Alberto Cirio (Imagoeconomica).

Tajani è riuscito a silenziare la minoranza interna: Fascina è scomparsa dalle scene e Ronzulli perde pezzi

Graziato da cotanta fortuna, Tajani aveva solo un problema davanti a sé: silenziare la minoranza interna. Ed è quello che gli sta riuscendo. Da una parte Marta Fascina scomparsa dalle scene e non più in grado di fare la capocorrente; dall’altra Licia Ronzulli, che è andata via via perdendo i suoi fedelissimi, come ad esempio Giorgio Mulè, che ora si muove autonomamente. In più Ronzulli è stata pure costretta ad abbandonare il posto da capogruppo in Senato, ruolo che le conferiva potere e controllo sui parlamentari, per quello più istituzionale di vice presidente di Palazzo Madama. Al suo posto Maurizio Gasparri, che la giunta delle elezioni di Palazzo Madama per ora ha “graziato” sull’affare Cyberealm. Insomma, alla fine è andato creandosi una sorta di correntone pro-Tajani che comprende quasi tutti, a parte qualche sparuto cane sciolto. Questo non vuol dire che Ronzulli abbia mollato il colpo, ma in questo passaggio ha deciso di adottare un profilo più basso, una posizione attendista in vista del congresso.

Forza Italia regge, torna attrattiva e Tajani guarda con cauto ottimismo congresso ed Europee
Licia Ronzulli (Imagoeconomica).

Gli azzurri tornano a essere attrattivi come dimostrano gli arrivi in Lombardia e Veneto

Nel frattempo sul territorio piovono gli arrivi. Dopo la grande infornata in Lombardia grazie all’attivissimo Alessandro Sorte (su tutti il ritorno di Letizia Moratti e di Gabriele Albertini, ma poi tanti arrivi anche dalla Lega), parecchie sono pure le entrate dalla Lega in Veneto grazie a Flavio Tosi, che punta a candidarsi al posto di Luca Zaia per il centrodestra, ma pure in Abruzzo e in Calabria. Insomma, Forza Italia è tornata a essere attrattiva. «È paradossale, ma negli anni di Berlusconi il partito era immobile proprio perché l’ultima parola spettava a lui e spesso non arrivava mai. Senza il Cavaliere siamo diventati per la prima volta un partito scalabile e questo comporta energie in circolo e ambizioni in movimento. Dovevamo essere morti e invece siamo più vivi di prima», è l’analisi di un big del partito. Mettiamoci poi anche che i post berluscones si stanno sempre più confermando come forza di governo affidabile, ed ecco spiegato il motivo della loro buona salute. Ed essere, alle prossime Europee, il rappresentante italiano del Ppe ha il suo peso, anche a livello internazionale.

Europee, i progetti di Forza Italia per il tridente Formigoni-Albertini-Moratti
Antonio Tajani e Letizia Moratti (Imagoeconomica).

Per molti essere schiacciati su Meloni può essere persino una carta vincente

Attenzione, però. Questo non significa pericolo scampato. I prossimi mesi saranno decisivi. Molti, per esempio, si lamentano di avere un leader un po’ troppo grigio e schiacciato su Meloni. Per altri, invece, è proprio questa la carta vincente: tra tanti che urlano, qualcuno che ragiona. Per questo a molti è apparsa stonata la staffilata di Gianni Letta contro il premierato, che è suonata come un pugno in faccia al ministro degli Esteri. Che infatti ha subito smorzato i toni. Anche se poi alla fine l’uscita lettiana è da considerarsi più come una critica a Meloni suggerita forse dal Quirinale che come una mossa interna a Forza Italia.