Marina Viola

Francesco "curi" il loser che è in Trump

Francesco “curi” il loser che è in Trump

24 Maggio 2017 07.00
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Per me che sono mamma di una bimba di 10 anni, vedere le immagini di Manchester è stato ancora più atroce, perché mi sono subito immaginata Emma che mi implora di andare al concerto della sua cantante preferita e io che le faccio la sorpresa e le lascio i biglietti sotto il cuscino. Poi Emma che aspetta il giorno del concerto come se fosse Natale: «Mancano solo sei giorni!», «Cinque!», e la sua emozione quando finalmente il giorno arriva davvero. E poi succede quello che è successo a Manchester. Sembra ormai un luogo comune continuare a dirlo, ma ammazzare ragazzini a un concerto di musica leggera è davvero segno di una rabbia da parte dell’Isis nei confronti dell’Occidente impossibile da quantificare.

NON MOSTRI, MA LOSER. Il presidente americano Donald Trump, dall’Arabia Saudita, offre solidarietà all’Inghilterra e fa sapere che non chiamerà i responsabili dell’attentato "mostri" perché, ci spiega, è un termine che a loro potrebbe piacere, bensì "perdenti", loser, che sembra essere il suo appellativo preferito per persone che considera nemici acerrimi. Atti terroristici del genere, purtroppo, hanno un effetto devastante anche perché le persone, e sono tante, che condividono la paura di Trump verso il diverso, specialmente se povero, musulmano o messicano, comunque scuro di pelle, diventano sempre più determinate a farlo rimanere il più lontano possibile dalle coste americane. Non ci vuole però una laurea in Sociologia per capire che più le persone vengono emarginate, più si fomentano odio e rancore e si creano rapporti carichi di talmente tanto odio che prima o poi qualcuno si mette una cintura piena di esplosivi e ammazza tutti.

Vedere l’immagine di Trump davanti al Muro del Pianto il giorno prima dell’attentato a Manchester mi ha fatto riflettere sul muro che lui vorrebbe costruire al confine con il Messico, su cui molti piangeranno davvero, e su tutti i muri che vorrebbe continuare a costruire nella testa delle persone, che sono molto più preoccupanti. What a loser, mi sono detta a voce alta. Fortunatamente non tutti i politici la pensano come Trump e strumentalizzano queste tragedie per mandare avanti la propria ideologia razzista. Da milanese doc che vive all’estero, vedere 100 mila concittadini scendere in piazza per ricordare a tutti che le persone sono prima di tutto tali e per questo devono essere accolte, aiutate e sorrette allo stesso modo, mi ha riempito di una dolce euforia e di un ottimismo che pensavo di avere perso a novembre, quando Trump è stato eletto.

L'ESEMPIO DI SALA. Fortunatamente ci sono ancora politici come il sindaco Beppe Sala che mantengono un senso di umanità malgrado le difficoltà che una città come Milano deve affrontare quotidianamente. Mia sorella Anna, per esempio, lavora al centro di accoglienza di via Corelli e, quando mi ha portato a conoscere i neonati nati lì da tre mamme 18enni violentate durante il loro viaggio verso l’Europa, ho potuto toccare con mano la dolcezza e la professionalità che lei e i suoi colleghi offrono tutti i giorni alle persone più disperate al mondo. Milano accoglie, supporta e aiuta migliaia di immigrati, e Sala rivolge queste parole alle persone che chiedevano di annullare la marcia di solidarietà del 21 maggio: «Ripenso a quanti erano in coda per rubare un selfie con il papa nel corso della sua visita a Milano, salvo dimenticarsi all’istante l’insegnamento del Santo Padre. Forse un po’ di coerenza non guasterebbe. Invito tutti a una presenza pacifica». Mi rinasce la speranza che Trump, durante il suo incontro col papa, impari davvero una lezione di umanità e di coerenza.

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