Morte di Francesco Positano, schiacciato da un mezzo militare in Afghanistan: c’è una condanna

Redazione
21/12/2023

Il Tribunale di Roma ha condannato a tre anni e tre mesi l'allora responsabile del plotone, Vincenzo Ricciardi. Assolto, invece, l'autista del blindato, Matteo Rabbone.

Morte di Francesco Positano, schiacciato da un mezzo militare in Afghanistan: c’è una condanna

Si chiude il caso del caporalmaggiore dell’Esercito Francesco Positano. Nel 2010, l’allora 29enne si trovava in Afghanistan quando è morto schiacciato da un blindato durante una manovra sbagliata, poi negata. Il Tribunale di Roma ha condannato oggi, 13 anni dopo, Vincenzo Ricciardi a tre anni e tre mesi. Si tratta di quello che all’epoca dei fatti era il responsabile del plotone. Assolto, invece, l’autista del mezzo, Matteo Rabbone, originariamente accusato di omicidio colposo. Il pm aveva chiesto per entrambi cinque anni di reclusione. Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 155 mila euro per i familiari, costituiti parte civile. Sono stati condannati per false informazioni al pm anche sei militari, ma è intervenuta la prescrizione.

La vicenda: «Positano sceso dal mezzo e poi travolto»

In aula, nel corso delle varie udienze, come ricordato da Open, è stata ricostruita la vicenda: «Positano partecipava a una missione in Afghanistan a bordo di un Buffalo. Il giovane caporalmaggiore scese dal mezzo per verificare un possibile problema sul blindato e viene travolto. I commilitoni tentano di soccorrerlo invano. Il Buffalo è un mezzo programmato perché resista alle esplosioni, procede a scossoni e all’interno bisogna stare allacciati a una cintura di sicurezza. Servono una serie di accorgimenti insomma. Abbiamo tentato di far capire a testi dell’esercito le regole ferree che vigono a bordo di un Buffalo. Lo ribadisco perché il comandante assume una posizione di garanzia nei confronti di tutti quelli che sono a bordo».

E ancora: «Ci dissero che era un incidente, che Positano, colpito da malore, sarebbe caduto dalla torretta. Ci dissero che quel malore era dovuto ad uno sbalzo di temperatura. Ci dissero che si sarebbe sporto per guardare le ruote e che così facendo sarebbe caduto. Non era vero. E la mamma si è opposta alla “verità” che le stavano propinando. Somiglia alla vicenda Cucchi questo caso. La mamma ha avuto solo porte sbattute in faccia. Perché non parlare con una mamma se si ha la coscienza pulita? Nessuno dei militari teneva alla memoria di Francesco bensì a se stessi. L’esercito non voleva sobbarcarsi critiche, altre censure oltre a quello che già compariva sui giornali. Qui siamo in presenza di un esercito negligente. Non si fece neppure autopsia ma un banale accertamento esterno e si chiuse il caso».