Cosa prevede l'accordo tra Francia e Germania sul bilancio dell'Eurozona

Cosa prevede l’accordo tra Francia e Germania sul bilancio dell’Eurozona

22 Febbraio 2019 20.06
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Il dato è tratto. Dopo mesi di negoziati sotto traccia, Germania e Francia hanno trovato l'accordo sul nuovo bilancio dell'Eurozona, cioè su uno dei punti della riforma dell'Europa lanciata da Emmanuel Macron nel discorso tenuto alla Sorbona pochi mesi dopo la sua elezione alla presidenza della Repubblica francese, che aveva trovato accoglienza favorevole nella Commissione europea – la proposta dell'esecutivo Ue era stata messa sul tavolo nel dicembre del 2017 – ma che fino all'estate scorsa aveva visto Berlino frenare. Come anticipato dallo Spiegel a novembre di quest'anno, il bilancio ricalcherebbe la proposta della Commissione europea nel fatto di fornire liquidità per l'attuazione delle riforme previste dal semestre europeo – proposte politiche della Commissione, appunto – e nel prevederne anche per i Paesi che fanno richiesta di entrare nella moneta unica, mentre accoglierebbe la richiesta tedesca di fornire i finanziamenti solo ai Paesi che hanno rispettato le regole di bilancio. Per l'Italia da sempre schiacciata sotto al macigno del debito è una pessima notizia.

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Secondo Reuters che ha visionato l'ultima versione del documento, e calcolando che lo strumento è destinato a far parte del bilancio europeo, prima del 2021 sicuramente non entrerà in funzione. Questo, sempre stando al ragionamento dell'agenzia, significa che il dibattito sulla sua capacità – la Francia avrebbe sempre voluto una maggiore potenza di fuoco rispetto alla refrattaria Germania – è demandato alle negoziazioni tra Stati membri, che finora non sembravano per nulla intenzionati ad aprire i cordoni nella Borsa nemmeno per rimpiazzare i contributi venuti a mancare con la Brexit. Dal punto di vista legale, gli atti che regolano il funzionamento del meccanismo sarebbero almeno due: un atto di diritto comunitario che dovrebbe mettere nero su bianco le priorità da finanziarie, più un altro firmato a livello di capi e di stato e di governo, quindi intergovernativo. Non è chiaro questo assetto cosa comporti. Di certo c'è che i Paesi Ue sono chiamati a presentare le loro proposte all'esecutivo Ue: programmi di riforma appaiati ai progetti che vorrebbero vedere finanziati. E non è un caso che la riforma dei fondi regionali Ue vada esattamente nella stessa direzione. E infatti, proprio facendo riferimento ai fondi regionali, il documento visionato dall'agenzia spiega che rispetto ai fondi di coesione e strutturale, «la finestra per la programmazione e l'attuazione sarà più corta, permettendo maggiore flessibilità». «Finanziando progetti di investimento o programmi di investimenti pubblici nei settori politici identificati nel semestre europeo e preferibilmente collegati a queste riforme, la crescita potenziale, la competitività e la convergenza potrebbero aumentare, specialmente nei Paesi "divergenti" «che presentano linee di crescita divergenti rispetto ai Paesi Ue, ndr)».

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