Francia, non è il nuovo ’68

Redazione
15/10/2010

«I licei e le università di massa rappresentano nitroglicerina per il governo». Lo ha spiegato al sito web di Le...

Francia, non è il nuovo ’68

«I licei e le università di massa rappresentano nitroglicerina per il governo». Lo ha spiegato al sito web di Le Monde Louis Chauvel, sociologo e professore di Scienze politiche a Parigi, coinvolto in una chat con alcuni lettori della testata incuriositi o preoccupati dall’attivismo politico dei ragazzi, scesi in strada a manifestare a fianco di adulti e anziani contro la riforma delle pensioni.
In cima alle inquietudini dei lettori, che hanno discusso con il sociologo il 14 ottobre, vi è il desiderio di capire se gli studenti sono realmente motivati politicamente o solo desiderosi di saltare qualche ora di lezione.
«La prima cosa da dire è che i ragazzi, in particolare fra i 18 e i 29 anni, fanno parte della popolazione francese che è stata più destabilizzata negli ultimi 30» ha esordito Chauvel inquadrando la questione generazionale: la gioventù è un gruppo sociale che va male, non solo in Francia ma anche in Italia, Spagna e Grecia. Poi, per questioni demografiche, i ragazzi francesi sembrano stare un po’ meglio degli altri “mediterranei”, ormai in netta minoranza nei rispettivi Paesi rispetto a maggioranze di anziani.
I lettori si sono chiesti se le proteste di liceali e universitari obbligheranno il governo a fare marcia indietro sulle pensioni: «Oggi la situazione è diventata talmente complicata che tutto è imprevedibile». Quello che è certo è che l’esecutivo francese è in difficoltà, così come anche i sindacati rischiano di perdere il controllo del movimento studentesco e di esserne danneggiati.
Se gli studenti siano davvero manipolati da qualcuno, come alcuni temono, è difficile da dire: «Bisogna prima capire se i liceali non si trovano ad affrontare delle vere difficoltà. Ed è così, la loro è una reale angoscia di fronte all’avvenire, giustificata» ha commentato il sociologo.
È vero che per i ragazzi il problema pensionistico è lontano, ma sono diffidenti nei confronti del governo. In generale, la situazione attuale è «il risultato delle tensioni sociali della Francia di oggi», che i ragazzi rispecchiano.

La riforma incompresa

Svilendo il valore delle proteste giovanili, alcuni detrattori hanno accusato i ragazzi di non aver capito la riforma pensionistica.
Chauvel ha risposto così: «I liceali non hanno il monopolio dell’incomprensione di questa riforma. Nessuno è in grado di dire loro a che cosa assomiglierà la pensione per loro». Se ne avranno la possibilità, lasceranno il lavoro nel 2060, un futuro remoto per chiunque, figurarsi per una classe politica abituata a ragionare per appuntamenti elettorali ravvicinati.
Ma le rivendicazioni dei ragazzi sono realistiche: contestano le conseguenze negative della riforma sul loro ingresso nel mondo del lavor; 1 milione e mezzo di lavoratori “senior” che andranno in pensione più tardi potrebbero rappresentare un ostacolo ingombrante.
L’intervistato non ne è del tutto convinto: «Nei Paesi nordici i ragazzi lavorano presto e gli “anziani” hanno impieghi con buone condizioni, che permettono loro di lavorare fino a tardi. E questo in condizioni di quasi totale impiego».
Di tutt’altro genere il contesto in cui vivono i giovani francesi. Per Chauvel l’origine di tutti i disagi deriva dalla disoccupazione, che nel dicembre 2009 ha toccato il 26% per i ragazzi al di sotto dei 25 anni.

Adulti irresponsabili

Il paragone con il maggio ’68 proposto da alcuni lettori non è parso pertinente al professore: «Il 1968 era un momento di rivolta in una società partita da molto in basso e arricchitasi considerevolmente. Gli adulti avevano conosciuto la guerra e le nuove generazioni conoscevano una realtà consumistica inedita».
Se allora la società andava verso un maggiore benessere e sviluppo, oggi si assiste alla tendenza inversa e i giovani ne sono consapevoli. Forse non si può dire lo stesso degli adulti: secondo Louis Chauvel, la Francia degli ultimi 20 anni ha voluto ignorare quanto denunciato da numerose ricerche sociologiche, cioè la totale mancanza di «responsabilità intergenerazionale». E ora sta cominciando a pagarne le conseguenze.