Francia: Salvini e Renzi cavalcano l'onda di Le Pen e Macron

Francia: Salvini e Renzi cavalcano l’onda di Le Pen e Macron

24 Aprile 2017 09.03
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Il sospiro di sollievo del centrosinistra. L'esultanza della destra euroscettica. Il silenzio di Silvio Berlusconi. La presa di distanze del M5s. Il primo turno delle presidenziali francesi arriva al di qua delle Alpi in una veste molteplice, dividendo una politica italiana che guardava con crescente interesse al voto transalpino. E se il Pd, a cominciare da Matteo Renzi, conferma il suo endorsement per Emmanuel Macron, il leader della Lega Matteo Salvini accoglie dalla Francia «il vento del cambiamento» e sottolinea come dalle presidenziali giunga un «chiaro messaggio» a Renzi e Berlusconi, quello del tramonto dei partiti tradizionali.

Su questa scia Salvini confida nella vittoria finale di 'madame Frexit'. «Si metteranno tutti contro di lei? Poteri forti contro il popolo. Vittoria difficile ma non impossibile», scrive il segretario federale leghista dando il suo personale in bocca al lupo a Le Pen: «È ora di liberarsi dalla gabbia di Bruxelles».

MELONI: «NO ALL'ESTABLISHMENT». E perfettamente in linea è la più stretta alleata di Salvini, Giorgia Meloni. «Al ballottaggio due proposte di cambiamento, bocciati Ppe e Pse», è il primo commento della leader di Fratelli d'Italia che, subito dopo l'endorsement pro-Macron che arriva dal repubblicano Fillon e dal socialista Hamon, 'entra' già nella battaglia del secondo turno: «Contro le grandi ammucchiate, io sto con la Le Pen. Con il popolo, contro l'establishment».

Un messaggio, quello della destra, che in fondo guarda anche alle elezioni italiane e all'ipotesi, per nulla impossibile, delle grande intese tra Pd e FI.

RENZI ESULTA PER MACRON. Dalle parti del Nazareno, invece, si respira l'aria di un pericolo scampato, quello di un ballottaggio tutto euroscettico tra Le Pen e Mélenchon. «Tocco ferro ma penso e spero che Macron ce la possa fare ad andare al ballottaggio. E se fossi francese voterei Macron», spiegava Renzi qualche minuto prima della chiusura dei seggi. E alla fine, il 'suo' candidato (leader del partito 'En Marche!' laddove uno degli slogan dell'ex premier per le primarie è «in cammino») accederà al secondo turno.

È la prova che «oggi l'Europa è viva e forte più che mai», gioisce il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi, dicendosi «sicuro» della sconfitta finale di Le Pen «e della sua propaganda basata su paura e rifiuto». Più timido, ma non meno netto, l'endorsement del ministro della Giustizia e candidato alle primarie Pd Andrea Orlando. Macron, è la sua premessa, «non è un candidato propriamente di sinistra ma è esplicitamente europeista». E, è l'allarme di Orlando, «se vince Le Pen l'Ue comincia a traballare e si afferma una forza fascista».

MELENCHON SCALDA LA SINISTRA. A sinistra del Pd, invece, si guarda a Mélenchon e al suo «straordinario risultato». Per Arturo Scotto di Mdp, «il socialismo europeo rischia l'estinzione» e la disfatta di Hamon è «una campana che suona per tutti, anche in Italia». Simile il ragionamento di Sinistra Italiana che, tuttavia, mostra di guardare con maggior convinzione alla radicalità di Mélenchon. «Rinasce la sinistra del popolo, merci Jean-Luc», è il tweet quasi festoso di Stefano Fassina.

IL M5S SI TIENE A DISTANZA DI SICUREZZA. «Abbiamo veramente poco in comune col programma di Macron e Le Pen. Nessuno di loro ha fatto entrare nelle istituzioni cittadini qualificati provenienti dalla società civile. Nessuno di loro si taglia lo stipendio. Nessuno di loro parla di limite dei due mandati»: così il responsabile Esteri del M5S Manlio Di Stefano ha commenta su Facebook il voto in Francia. I francesi «hanno scelto di punire chi li ha traditi sostenendo Fiscal Compact, taglio delle pensioni e austerity. Esattamente come Pd, FI e Lega Nord in Italia», ha aggiunto, evidenziando la posizione del M5s, che non intende esporsi con un endorsement all'uno o all'altro candidato, dal quale probabilmente avrebbe tutto da perdere e niente da guadagnare.

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