La Francia tassa i big del web: scontro con gli Usa

Redazione

La Francia tassa i big del web: scontro con gli Usa

Via libera del parlamento francese alla Taxe Gafa nonostante le minacce di dazi di Trump. Porterà nelle casse dello Stato 650 milioni di euro nel 2020. E anche la Gran Bretagna presenta una proposta simile.

11 Luglio 2019 16.52
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Definitivo via libera del parlamento francese all’introduzione della digital Tax (la cosiddetta ‘Taxe Gafa’) sui big del web. Il testo di legge, già adottato all’Assemblea Nazionale, ha ottenuto questa mattina l’ok del Senato. La tassa che fa infuriare Washington, che ha minacciato nuovi dazi per ritorsione, si dovrebbe applicare a una trentina di colossi del web, tra cui Google, Amazon, Facebook e Apple, ma anche Meetic, Airbnb, Instagram o la francese Criteo. E porterà alle casse dello Stato 400 milioni di euro nel 2019 e 650 nel 2020.

TRUMP MINACCIA NUOVI DAZI

L’amministrazione Trump ha definito la digital tax «un danno ingiusto» per le imprese Usa, annunciando l’avvio un’indagine sul piano della Francia per tassare i big del web e minacciando nuovi dazi come rappresaglia. Parigi ha risposto attraverso il suo ministro dell’Economia, Bruno Le Maire: «Tra alleati», ha detto questa mattina, «dobbiamo risolvere le controversie in modo diverso rispetto alla minaccia».

LEGGI ANCHE: Perché sulla web tax il governo rischia un buco di 150 milioni di euro

LA PROPOSTA DEL Regno Unito

Minacce o meno, nello stesso giorno anche in Gran Bretagna è stato illustrato a Westminster un progetto di legge per tassare i big della Rete. La proposta britannica presentata dal viceministro del Tesoro e Paymaster General Jesse Norman – che deve ancora passare al vaglio parlamentare ed essere confermata dal prossimo governo – prevede peraltro d’incidere solo su specifici servizi digitali (motori di ricerca, social network, e-commerce) sui quali il cancelliere dello Scacchiere uscente, Philip Hammond, aveva preannunciato fin da ottobre di voler elevare la tassazione al 2%. «Le grandi aziende del web (oltre i 560 milioni di euro di fatturato annuo) dovranno pagare una tassa proporzionale al numero di utenti britannici», ha precisato Norman, assicurando che il progetto riflette gli accordi internazionali ed è attento sia «all’equità fiscale» sia alla «competitività».

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