Le spoglie di Franco riaccendono le tensioni tra Madrid e Vaticano

La Corte suprema ha bloccato il trasferimento dei resti del Generalissimo dalla Valle dei Caduti al cimitero di Madrid. Il Nunzio apostolico contrario a "resuscitare" il dittatore. Il governo denuncia l'ingerenza e rilancia sulla revisione dei patti fiscali con la Santa Sede.

02 Luglio 2019 17.23
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Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde, semplicemente noto come il Generale Francisco Franco, torna a dividere la Spagna. A 44 anni dalla sua morte, avvenuta il 20 novembre 1975, l’ex dittatore agita ancora l’opinione pubblica e arriva persino a creare uno scontro diplomatico con il Vaticano.

LO STOP ALLA RIESUMAZIONE DELLE SPOGLIE DI FRANCO

A riaprire la ferita è stata la decisione, poi bloccata, di riesumare le spoglie del Generalissimo presa dal governo socialista di Pedro Sanchez. Il trasferimento della salma dal mausoleo nel memoriale per i Caduti della Guerra Civile a una tomba più “sobria” presso il cimitero del Pardo a Madrid era previsto per lo scorso 10 giugno ma è stato fermato da una decisione della Corte Suprema a cui i familiari di Franco avevano fatto ricorso. La salma di Franco resta quindi nella Valle de los Caidos, la Valle dei Caduti, un memoriale non lontano da Madrid fatto costruire tra il 1940 e il 1958 dallo stesso dittatore in memoria delle più di 33 mila vittime di entrambi gli schieramenti della Guerra civile (1936-39). Pensato come luogo di riconciliazione, ha finito col diventare invece oggetto di divisioni.

Il dittatore Francisco Franco durante un comizio a Bilbao nel 1939.

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INCIDENTE DIPLOMATICO TRA MADRID E IL VATICANO

Appena si è insediato, il governo Sanchez ha manifestato l’intenzione di spostare la salma del dittatore al cimitero di El Pardo, in modo da evitare che la Valle dei Caduti si trasformasse in una meta di pellegrinaggio per i nostalgici franchisti. Ma soprattutto per porre una distanza anche materiale tra il dittatore e le sue vittime. Una volontà diventata ancora più ferma negli ultimi mesi, in occasione del 40esimo anniversario della Costituzione spagnola, che ricorre proprio nel 2019. L’idea di trasferire le spoglie in un luogo meno monumentale e più appartato, come il cimitero madrileno dove riposa anche la moglie di Franco, ha ottenuto l’appoggio di tutto il governo e di buona parte del parlamento iberico, con la sola contrarietà dei popolari più tradizionalisti. Ma l’obiettivo ha finito col diventare motivo di un incidente diplomatico con il Vaticano.

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Il nunzio apostolico in Spagna Renzo Fratini con Juan Carlos.

IL NUNZIO APOSTOLICO E LA “RESURREZIONE” DI FRANCO

A innescare le polemiche sono state le parole del Nunzio apostolico in Spagna Renzo Fratini, che il 2 luglio ai microfoni di radio Cadena Ser si è detto convinto che Madrid volesse in qualche modo “resuscitare” Franco. In un’intervista a Europa Press, il rappresentante vaticano si è chiesto: «Sinceramente, ci sono tanti problemi nel mondo e in Spagna, perché resuscitarlo? (…) Lasciarlo in pace era meglio, la maggior parte della gente, dei politici, la pensa così, sono ormai passati 40 anni dalla morte, ha fatto ciò che ha fatto, lo giudicherà Dio. Non aiuta a vivere meglio ricordare ciò che ha provocato una guerra civile».

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BOCCIATA ANCHE LA TRASLAZIONE ALL’ALMUDENA

Fratini ha poi sottolineato che «la Santa Sede ha avuto una posizione neutrale» sul caso che interessa esclusivamente la famiglia del Generale e lo Stato spagnolo. Eppure non ha mancato di sottolineare una delle possibili conseguenze del trasferimento della salma: «Dopo l’annuncio della riesumazione è stata esaltata, le visite sono aumentate, il problema è tornato», ha detto riferendosi alla Valle dei Caduti, dove vivono alcuni monaci benedettini. Bocciata dal Nunzio anche l’ipotesi della traslazione nella cattedrale dell’Almudena, nel centro di Madrid, dove «c’è il rischio ‘pellegrinaggi’».

Nostalgici franchisti.

IL NODO DELLA REVISIONE DEI PATTI FISCALI

Parole che non sono state affatto gradite dalla vicepremier Carmen Calvo, che le ha definite «inappropriate e inaccettabili», annunciando un reclamo formale al Vaticano per quella che considera «un’ingerenza». Ma non solo. La querelle su Franco è piombata su un altro tema spinoso tra Madrid e Città del Vaticano: la proposta di revisione dei patti fiscali tra Spagna e Santa Sede. L’intenzione del governo è quella di uniformare la tassazione a quella in vigore in Francia e in Italia. Perché ciò avvenga, però, occorrerebbe cambiare la legge sul regime fiscale speciale di cui gode il Vaticano: un’operazione tutt’altro che semplice e che coinvolge anche associazioni no profit, fondazioni ed enti che operano sul territorio senza scopo di lucro. I vertici della Chiesa cattolica, intanto, avrebbero preso le distanze dalle parole di Fratini, 75 anni e da 10 rappresentante del Vaticano in terra iberica, ma prossimo al ritiro in Italia. Si sarebbe trattato di un’opinione personale, lontana dalla non ingerenza ufficiale del Santa Sede.

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