Franzoni bis

Redazione
06/10/2010

«Non sono stata io a ucciderlo e lo ripeto e mi porto dietro un trauma come madre a cui devo...

Franzoni bis

«Non sono stata io a ucciderlo e lo ripeto e mi porto dietro un trauma come madre a cui devo reagire per andare avanti». Lo ha detto Annamaria Franzoni, riferendosi al figlio Samuele, nelle dichiarazioni spontanee al termine dell’udienza del processo Cogne bis, in cui è imputata per calunnia per avere inquinato le prove. «Non sa quante volte mi sono fatta l’esame di coscienza e mi sono detta, forse sono stata io e non me lo ricordo», ha raccontato la donna tra le lacrime, «mille volte ripercorrevo col pensiero quel giorno, chiedendomi se potevo avere un buco nella memoria, ma questo non è mai venuto fuori».
Condannata nel 2008 a sedici anni per l’omicidio del figlio Samuele, è ritornata in tribunale a Torino mercoledì 6 ottobre.
Il processo si riferisce a un presunto tentativo di inquinare la scena dell’omicidio del piccolo Samuele Lorenzi, il figlio di 3 anni della Franzoni. Durante l’udienza di mercoledì 6 ottobre sono stati ascoltati periti da parte dell’accusa e della difesa. Tra questi Roberto Testi e Roberto Muntari.
Testi lo scorso 19 maggio, illustrando il risultato di una sua analisi, aveva lasciato intendere che l’esame dei luoghi dimostrava che vi fu la volontà effettiva di confondere gli inquirenti piazzando sullo stipite di una porta l’impronta digitale di un estraneo: a questa conclusione giunse dopo aver notato una terza aspersione di luminol. Gli esperti della difesa, adesso, dicono che Testi esaminò la parete sbagliata.
Inoltre secondo Muntari , al processo d’appello per l’omicidio del figlio, la Franzoni rifiutò di collaborare alla perizia psichiatrica, e questo rese impossibile fare controlli sulla eventuale esistenza di disturbi come l’epilessia o la parasonnia.