Giorgio Ambrosoli, storia di un eroe borghese

Maurizio Stefanini

Giorgio Ambrosoli, storia di un eroe borghese

Avvocato esperto in diritto fallimentare, venne nominato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona. E freddato da un killer l'11 luglio 1979.

11 Luglio 2019 06.00
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La sera dell’11 luglio 1979, l’avvocato Giorgio Ambrosoli era a casa a guardare in tivù un incontro di pugilato con alcuni amici. A un tratto squillò il telefono, alzò la cornetta, ma nessuno rispose. Finì il match, Ambrosoli riaccompagnò i suoi amici in auto. Poi tornò indietro, parcheggiò sotto casa. In quel momento un uomo gli si avvicinò esplodendo quattro colpi. Il killer era un mafioso italo-americano, William Aricò. Il mandante era il banchiere Michele Sindona. Il prezzo per ucciderlo 25 mila dollari in contanti e 90 mila su un conto svizzero.

Una immagine di Giorgio Ambrosoli.

L’INCARICO A LIQUIDATORE DELLA BANCA PRIVATA ITALIANA

Avvocato esperto in diritto fallimentare, nel settembre del 1974 Ambrosoli era stato nominato dall’allora governatore della Banca d’Italia Guido Carli commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, un istituto sull’orlo del crack che Sindona aveva trasformato in un sistema di scatole cinesi per coprire operazioni occulte di denaro a danno dei creditori e dello Stato. In questo complicato intreccio, mafia e massoneria deviata si erano mescolate a politica e alta finanza. Prima oggetto di tentativi di corruzione, poi minacciato di morte, Ambrosoli continuò le sue indagini, contribuendo alla incriminazione di Sindona anche nel processo per il crack della Franklin National Bank, negli Stati Uniti.

Michele Sindona venne condannato all’ergastolo nel 1986. Morì avvelenato da un caffè al cianuro in carcere.

LA LETTERA ALLA MOGLIE

Nonostante le minacce e le pressioni, Ambrosoli fu lasciato senza scorta e come lui stesso aveva previsto la vendetta arrivò. «È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto», aveva scritto in una lettera alla moglie il 25 febbraio 1975, dopo aver ricevuto le prime minacce.

I LIBRI E I FILM SULLA VICENDA

Proprio citando le parole di quella lettera, Umberto Ambrosoli ha intitolato la biografia del padre Qualunque cosa succeda, libro pubblicato nel 2009, a 30 anni dal delitto. Da essa è stato tratto nel 2014 uno sceneggiato televisivo con Pierfrancesco Favino protagonista. Prima ancora sulla vicenda il giornalista Corrado Stajano aveva scritto nel 1991 il libro Un eroe borghese da cui nel 1995 Michele Placido trasse il film omonimo, che ottenne il David di Donatello. Eroe borghese perché Ambrosoli, nato a Milano il 17 ottobre 1933, era un uomo di valori cattolici e conservatori, in gioventù perfino militante in movimenti monarchici.

Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli.

LE RACCOMANDAZIONI PER I FIGLI

«Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il Paese, si chiami Italia o si chiami Europa», si era raccomandato Ambrosoli parlando dei suoi figli con la moglie sempre nella lettera del 1975. «Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi». Nel 1979 nessuna autorità pubblica aveva partecipato al funerale. Nel 2000 la Giunta milanese guidata da Albertini dedicò a Giorgio Ambrosoli una piccola piazza di Milano, in zona Corso Vercelli e tre borse di studio. Nel 2014 fu anche posta una lapide dove abitava, con la menzione della medaglia d’oro al valor civile. Proprio come mandante dell’omicidio Ambrosoli il 18 marzo 1986 Sindona fu condannato all’ergastolo. Pochi giorni dopo morì per un caffè al cianuro.   

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