Gli 11 anni di Fratelli d’Italia: un bilancio della creatura di Giorgia Meloni

David Allegranti
21/12/2023

Ha portato FdI dal 2 per cento al governo. È riuscita, a differenza di Salvini, a diventare premier facendo dimenticare il Cav, imparando a forza l'arte del compromesso (e della giravolta). Mentre la meritocrazia tanto sbandierata si è tradotta nella nomina del cognato a ministro e della sorella a capo segreteria. Ora a Giorgia resta una grande incompiuta: spegnere la Fiamma e creare il partito conservatore.

Gli 11 anni di Fratelli d’Italia: un bilancio della creatura di Giorgia Meloni

Era la fine del 2012, Twitter si chiamava ancora così, c’era Silvio Berlusconi, Matteo Salvini non era ancora diventato segretario della Lega Nord, Matteo Renzi aveva appena perso le primarie contro Pier Luigi Bersani e si parlava più dello sconfitto che del vincitore. Ah, c’era Mario Monti presidente del Consiglio. Era un’altra Italia, anzi un’altra Nazione, e Giorgia Meloni, in una sera di fine dicembre, annunciava la nascita di Fratelli d’Italia, «movimento di centrodestra». «È ufficiale. Io e Guido Crosetto lasciamo il PdL», twittava Meloni salutando la curva, cioè il Cav: «Onestà, partecipazione, meritocrazia». Come a dire: tutto il contrario di quello che rappresentava il Popolo della Libertà, che neanche permetteva di fare delle democratiche primarie per scegliere la leadership, invaghito com’era Berlusconi di se stesso e solo di se stesso.

La crescita di FdI e la prova delle Europee

Undici anni dopo quel 20 dicembre 2012, il mondo è cambiato. Così cambiato che Meloni è passata dal 2 per cento delle elezioni politiche del 2013 al 26 per cento delle elezioni politiche del 2022 e governa il Paese. E vedremo come andranno le elezioni europee: riuscirà il partito di Meloni a superare il 30 per cento? In questi 11 anni non è mutato solo il mondo, è cambiato anche il partito della presidente del Consiglio. Anzitutto, sono diversi i ruoli. A partire da quello di Meloni, che ha dovuto fare non pochi compromessi con la realtà, accorgendosi di quanto sia differente il governo dall’opposizione (l’Europa da matrigna è diventata alleata, per citare uno dei vari testacoda meloniani). Gli anni da avversaria, tanti, a chiunque passasse per Palazzo Chigi, le hanno permesso di costruire il partito che vediamo oggi, anche grazie ad alcuni dirigenti politici che sono cresciuti insieme a lei. Come Giovanni Donzelli, oggi responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, che si è formato in una terra politicamente ostile (ma anche lì le cose sono cambiate, nel frattempo) come la Toscana. Non di sola meritocrazia tuttavia vive Meloni, che nei momenti di difficoltà, anche personale (vatti a fidare dei Giambruno), si rivolge sempre alla famiglia: dal cognato Francesco Lollobrigida, nominato ministro dell’Agricoltura, alla sorella Arianna, nominata capo della segreteria politica del partito.

Gli 11 anni di Fratelli d'Italia: un bilancio della creatura di Giorgia Meloni
Giovanni Donzelli e Giorgia Meloni (Imagoeconomica)

 La classe dirigente di destra, tra qualche luce e molte ombre

Meloni è riuscita laddove Salvini non ha potuto: è diventata capo del governo. Mentre il segretario della Lega giocava con i castelli di sabbia e il mojito sulla spiaggia del Papeete Beach, Meloni continuava a costruire le premesse per la vittoria politica che è poi arrivata l’anno scorso, nel decennale della nascita di Fratelli d’Italia. Mentre Salvini realizzava il governo con Beppe Conte, Meloni rivendicava la purezza dell’opposizione, che entro certi limiti è anche un mestiere redditizio (ma non si può esagerare, pena la deriva bertinottiana del disprezzo del potere), come dimostra la stessa storia di Fratelli d’Italia. La presidente del Consiglio è riuscita a far dimenticare Berlusconi, di cui nessuno parla più, e ha concesso a Salvini – in assenza sopratutto di idee che non siano la costruzione del ponte sullo Stretto – giusto lo spazio politico di una convention con l’internazionale sovranista, contraddizione in termini, che però bada anzitutto al proprio particulare. Si potrebbe persino dire che esiste una classe dirigente di destra che prima non c’era, governa Regioni e città. Prima visualizzata sugli schermi televisivi e nelle menti degli italiani sotto forma di macchiette nostalgiche, oggi la destra sa anche presentare buone candidature sui mitologici territori. Meloni tuttavia, come succede sempre in casi del genere, quando le istituzioni svelano il bluff, rimane sempre meglio dei suoi ministri sempre in vena di chiacchierare, come quel Gennaro Sangiuliano abituato, nei suoi interventi di qualsiasi tipo, al name dropping per cercare di far vedere che non è una capra e che, anzi, ha persino studiato.

Gli 11 anni di Fratelli d'Italia: un bilancio della creatura di Giorgia Meloni
Gennaro Sangiuliano e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il progetto di “partito conservatore” resta al momento sulla carta

Una mancanza principale, tuttavia, c’è, in questa storia di Fratelli d’Italia. Non è il complottismo, no, quello anzi abbonda: c’è sempre un nemico più o meno visibile contro cui combattere, per questa destra che sogna la gramsciana egemonia culturale e deve accontentarsi di piazzare un po’ di gente fidata in Rai. La mancanza semmai riguarda il cosiddetto progetto del cosiddetto partito conservatore, entità mitologica che in Italia non è mai esistita a differenza dei Paesi anglosassoni dove c’è una solida tradizione.
L’anno scorso, in occasione dei festeggiamenti per i 10 anni di vita di Fratelli d’Italia, Meloni ha ribadito la volontà di realizzare l’antico progetto: «Questa è una festa che guarda al futuro e dove possiamo tirare le somme di quello che abbiamo costruito in questi anni, soprattutto per non dimenticarci da dove veniamo, perché  il governo è sempre una cosa rischiosa da questo punto di vista», ha detto Meloni: «Però è la sfida che decide se tu sei veramente all’altezza del compito, se riesci a fare quello che avevi promesso, se riesci a non perderti, se riesci a non cambiare, se riesci a non montarti la testa e a essere esattamente la persona, la realtà e le idee che i cittadini volevano al governo della nazione. Ovviamente è anche una sfida per Fdi che oggi può davvero diventare il grande partito conservatore italiano su cui abbiamo lavorato». Per ora tuttavia l’annunciato partito dei conservatori italiani (PCI? Si cazzeggia, presidente, non si preoccupi) è come il campetto da calcio che tutti gli aspiranti rappresentanti di istituto al liceo promettevano: imprescindibile nei discorsi, ma impraticabile nella realtà. Attendiamo dunque: le Europee ci diranno quanta voglia c’è per davvero, di conservatori e conservazione, nel Paese dell’inazione.

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Giorgia Meloni con Rishi Sunak (Imagoeco0nomica).

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