Fuga da Il Cairo

Antonietta Demurtas
30/01/2011

Aerei e 16 carri armati circondano piazza Tahrir.

Fuga da Il Cairo

Sono almeno 102 le persone rimaste uccise in Egitto (leggi articolo)  nei cinque giorni di manifestazioni di protesta contro il regime del presidente Hosni Mubarak. Nella giornata di sabato 29 gennaio le vittime sono state 33. Un’escalation di violenza che la mattina del 30 gennaio sembrava essersi fermata dopo un’altra notte di coprifuoco.
Ma poi è stato di nuovo il caos, questa volta a partire dalle carceri egiziane, da  dove sono evasi molti detenuti.
Il coprifuoco imposto venerdì 28 gennaio non è stato comunque revocato e con molta probabilità sarà confermato anche per la giornata del 30 gennaio. Nelle prime ore della giornata la situazione al Cairo era sembrata più tranquilla. La città è  presidiata dall’esercito anche dal cielo. Gli elicotteri volano bassi sulla capitale egiziana con una frequenza superiore a quella notata negli ultimi giorni. La tivù mostra componenti di bande di saccheggiatori arrestati, sottolineando visivamente che la polizia è in azione.
SIGILLI IN PIAZZA TAHRIR. Per sicurezza i soldati hanno sigillato l’accesso a piazza Tahrir (leggi articolo), dove da giorni migliaia di persone si sono radunate per chiedere la caduta del regime del presidente egiziano. Carri armati delle forze armate sono stati schierati in modo massiccio in ogni via o viale che conduce alla piazza, mentre nelle altre strade principali del centro cittadino, sin dalle prime ore dell’alba la polizia militare ha eretto posti di blocco, dove ispeziona le auto in circolazione.
Ma nonostante i blocchi, nella mattinata del 30 è iniziata la manifestazione di protesta a piazza Tahrir, per chiedere le dimissioni del presidente egiziano. Secondo quanto riferisce l’inviato della tv satellitare Al Arabiya, diversi aerei militari hanno sorvolato a bassissima quota la piazza, dove sono riunite decine di migliaia di persone, per spaventare i manifestanti. La stessa fonte riferisce di 16 carri armati dell’esercito che stanno convergendo verso il luogo delle manifestazioni.

Le ambasciate richiamano i cittadini 

Per paura che i disordini mettano in pericolo la vita dei propri connazionali, sono numerose le ambasciate che stanno organizzando voli di rientro e che sollecitano un rimpatrio immediato. Nonostante per ora non si siano registrati incidenti, la televisione Al Arabiya ha riferito che l’ambasciata americana al Cairo ha invitato i cittadini statunitensi a lasciare l’Egitto «il prima possibile». In una nota l’ambasciata ha fatto sapere che i voli per l’evacuazione degli americani cominceranno da lunedì 31 gennaio.
Anche la Turchia è preoccupata per i propri connazionali e sta mandando in Egitto due aerei di linea per far rientrare in patria i cittadini turchi nel Paese in preda alla rivolta. L’evacuazione, hanno riferito i diplomatici, potrebbe durare alcuni giorni. Così come le autorità di Riad che hanno inviato otto aerei verso l’Egitto per favorire la partenza dei connazionali.
Per quanto riguarda i cittadini italiani, alcuni gruppi di turisti stanno tentando di lasciare Sharm el Sheikh ma hanno difficoltà a partire. Secondo l’Ansa alcuni testimoni all’aeroporto della città sul mar Rosso riferiscono che gli aerei della Egypt air sono bloccati a causa della mancanza di connessioni al Cairo con voli internazionali.
ITALIANI BLOCCATI A SHARM EL SHEIKH. Nel caos che ha colpito l’ Egitto son rimasti coinvolti anche alcuni italiani che nella mattinata del 30 gennaio hanno tentato di lasciare Sharm el Sheikh ma hanno difficoltà a partire. Gli aerei della Egypt air sono bloccati a causa della mancanza di connessioni al Cairo con voli internazionali. Dal 30 gennaio l’esercito egiziano è stato dislocato anche nelle strade della nota località turistica sul Mar Rosso, per prevenire manifestazioni e proteste. Unica nota positiva in mezzo a tanta incertezza è che nella serata del 29 gennaio alcuni turisti e visitatori, dopo lunghe ore di attesa all’aeroporto del Cairo, sono riusciti a fare rientro a Roma. Alcuni sono stati costretti a interrompere le vacanze; altri sono rimasti in attesa 24 ore prima di potersi imbarcare su un volo diretto in Italia, altri ancora, come nel caso di un gruppo di 42 sacerdoti di varie parti d’Italia in pellegrinaggio in Egitto, si è trovato coinvolto nelle manifestazioni di piazza. 

Caos nelle carceri

Intanto nel sesto giorno della rivolta contro il regime del presidente Mubarak, è caos nelle carceri egiziane. Un’evasione di massa è stata denunciata nella prigione di Wadi Natrun, a circa 100 chilometri a nord de Il Cairo. La fuga è avvenuta nella notte tra il 29 e il 30 gennaio, dopo una rivolta durante la quale i detenuti si sono impossessati delle armi delle guardie carcerarie. Tra le migliaia di fuggitivi oltre ai criminali comuni , ci son anche molti estremisti islamici. Già il 29 gennaio, un numero imprecisato di prigionieri era evaso da Khalifa,  e otto di loro sono rimasti uccisi , mentre 123 feriti on scontri con la polizia durante un fallito tentativo di evasione dal carcere di Abu Zaabal, a nord est della capitale.
CADAVERI PER STRADA. Secondo fonti della sicurezza decine di cadaveri giacciono per strada nei pressi della prigione Abu Zaabal. Tra i detenuti evasi si segnala anche un gruppo di 34 militanti dei Fratelli Musulmani, formazione politica fuori legge nel Paese.  

Il bavaglio ad Al Jazeera

Come temuto, infatti, la mattina del 30 gennaio a ordinare la chiusura dell’ufficio di corrispondenza del Cairo di Al Jazira, è stato il ministro dell’Informazione uscente, Anas El Fekki. Lo ha annunciato l’agenzia ufficiale egiziana Mena. Il ministro, scrive l’agenzia, «ha deciso che il servizio di informazione dello Stato deve fermare e annullare le attività della catena Al Jazeera nella repubblica araba d’Egitto, annullare tutte le autorizzazioni e ritirare tutti gli accrediti (stampa) dei suoi dipendenti a far data da oggi». La tivù araba aveva telecamere puntate su piazza Tahrir e sul vicino ponte dal 6 ottobre ma al momento non trasmette più in diretta dal Cairo.
IL MINISTRO FERMA L’INFORMAZIONE. «Le autorità egiziane hanno deciso la chiusura dell’ufficio di corrispondenza di Al Jazeera al Cairo e ritirano gli accrediti ai suoi corrispondenti» ha annunciato la stessa tivù satellitare in una scritta in sovraimpressione. L’ordine è partito dal ministro dell’Informazione uscente, Anas El Fekki.
Questi, scrive l’agenzia ufficiale egiziana Mena, «ha deciso che il servizio di informazione dello Stato deve fermare e annullare le attività di Al Jazeera nella repubblica araba d’Egitto, annullare tutte le autorizzazioni e ritirare tutti gli accrediti dei suoi dipendenti a far data da oggi». L’emittente araba è stata fino ad oggi una delle principali fonti di notizie dal Paese: aveva telecamere puntate su piazza Tahrir e sul vicino ponte
6 Ottobre, ma ora non può più trasmettere in diretta dal Cairo.
CINA CENSURA L’EGITTO. Ma la censura si allarga. È infatti la Cina a bloccare le ricerche che contengono la parola ‘Egitto’ su microblog cinesi simili alla piattaforma Twitter, che è inaccessibile. La mattina del 30 gennaio le ricerche di ‘Egitto’ sui microblog dei siti più popolari come Sina.com e Sohu.com danno come risultato un messaggio secondo il quale «non è stato possibile» trovare le informazioni richieste. 

I diplomatici sono al lavoro

 Dopo gli appelli del presidente americano Obama e di molti leader europei, anche il ministro degli Esteri Franco Frattini si è rivolto agli egiziani, invitando le parti in conflitto alla moderazione: «La priorità è fermare le violenze ed evitare ulteriori vittime civili. Bisogna fermare anche le azioni che producono danni materiali, in particolare quelle dirette contro i beni culturali del paese che sono patrimonio culturale di tutta la società egiziana e dell’umanità». Il riferimento è ai danni arrecati all’inestimabile patrimonio culturale dell’Egitto: sabato 29 gennaio era stato infatti preso d’assalto e danneggiato il museo delle Antichità del Cairo e domenica 30, un gruppo di saccheggiatori ha preso d’assalto il museo archeologico di Al Qantara, vicino a Suez, il principale della penisola del Sinai: molti dei 3 mila pezzi che ospitava sono stati trafugati o danneggiati
FRATTINI SI RIVOLGE A MUBARAK. «Il mio appello va al presidente Mubarak e alle istituzioni egiziane affinché si evitino violenze contro civili disarmati e ai manifestanti affinché dimostrino pacificamente», ha concluso Frattini. Al presidente egiziano il governo italiano rivolge un auspicio: «È in virtù del suo legame speciale con l’Egitto che l’Italia esprime il suo vivo auspicio che il presidente Mubarak e il nuovo governo realizzino con la massima rapidità ed efficacia le riforme promesse in campo politico, economico e sociale, volte a soddisfare le legittime aspirazioni del popolo. È fondamentale che vengano rispettati le libertà di espressione e comunicazione, il diritto a manifestare pacificamente. Mi auguro che attraverso l’apertura democratica e la realizzazione delle riforme l’Egitto possa quanto prima ritrovare la necessaria stabilità».
MISTERO SULLA FAMIGLIA DEL PRESIDENTE. Intanto resta un mistero la sorte della famiglia di Mubarak, moglie e due figli: secondo Al Jazeera si sarebbero rifugiati a Londra, ma lo notizia è stata smentita dalla tv di Stato. Il leader riformista Mohammed ElBaradei, ex capo dell’agenzia atomica mondiale, ha chiesto a Mubarak di lasciare la presidenza e il Paese e di indire nuove elezioni e stilare una nuova Costituzione. Un concetto ribadito anche  nel pomeriggio del 30 gennaio in una intervista rilasciata alla Cnn: «Hosni Mubarak lasci oggi il Paese per salvare la Nazione», ha detto il premio Nobel per la Pace, aggiungendo che: «Questo è un Paese a pezzi. L’Egitto sta entrando in un periodo di transizione ed è necessario un governo di unità nazionale per arrivare a elezioni libere e trasparenti».