Funerali di Giulia Cecchettin, il discorso del padre Gino: «La sua morte sia spinta per il cambiamento»

Redazione
05/12/2023

«Che la memoria di mia figlia ci ispiri a lavorare insieme, deve essere il punto di svolta», ha detto alla fine della cerimonia. Oltre 8 mila le persone presenti alle esequie officiate martedì 5 dicembre dal Vescovo Claudio Cipolla alla basilica Santa Giustina, a Padova.

Funerali di Giulia Cecchettin, il discorso del padre Gino: «La sua morte sia spinta per il cambiamento»

Oggi, martedì 5 dicembre, è il giorno dell’ultimo saluto a Giulia Cecchettin. Oltre 8 mila persone, tra  cui un centinaio di sindaci, il ministro Carlo Nordio e Luca Zaia, si sono riunite dentro e fuori la basilica di Santa Giustina a Padova per partecipare alle esequie officiate questa mattina dal vescovo di Padova, Claudio Cipolla. Alla fine della cerimonia, le migliaia di persone presenti sul sagrato della basilica, provenienti da tutta Italia, hanno accolto con un applauso fragoroso il feretro bianco di Giulia, accompagnato dai familiari che indossavano un fiocco rosso contro la violenza di genere. Centinaia di donne si sono aggiunte al rumore della folla agitando dei mazzi di chiavi, il simbolo della violenza domestica.

Funerali di Giulia Cecchettin, il discorso del padre Gino: «La sua morte sia spinta per il cambiamento»
Circa 7 mila persone si sono riunite fuori dalla basilica di Santa Giustina a Padova (Getty Images).

Gino Cecchettin: «Difendere il patriarcato quando qualcuno ne parla non aiuta» 

Alla fine della cerimonia è stato il momento del discorso del padre di Giulia, Gino Cecchettin, che dopo aver ringraziato i presenti e le istituzioni ha iniziato a parlare della figlia: «Giulia era come l’avete conosciuta, allegra e felice, una giovane donna, mai sazia di imparare. Dopo la perdita della mamma ha abbracciato la famiglia ed era già una combattente, tenace nei momenti di difficoltà e il suo spirito indomito ha ispirato. Il femminicidio è figlio di una cultura sbagliata, come può accadere tutto questo. Come è potuto accadere a lei?», si è chiesto l’uomo. «Ci sono tante responsabilità: quella sociale, del sistema educativo e del sistema informativo», e per questo «difendere il patriarcato, quando qualcuno ha la forza di chiamarlo col suo nome, non aiuta ad abbattere le barriere», ha detto il padre di Giulia riferendosi agli attacchi rivolti alla figlia Elena Cecchettin. «Mi rivolgo prima agli uomini: parliamo agli altri maschi ed evitiamo che questa cultura venga minimizzata. Insegniamo ai nostri figli ad accettare anche le sconfitte, facciamo in modo che tutti rispettino la sacralità dell’altro», ha continuato il signor Cecchettin, che poi ha lanciato un appello alla società italiana: «Che la memoria di Giulia ci ispiri a lavorare insieme contro la violenza, dobbiamo trasformare questa tragedia in una spinta per il cambiamento». «Cara Giulia è il momento di lasciarti andare, salutaci la mamma. Noi tre che siamo rimasti impareremo a danzare sotto la pioggia. Grazie per questi 22 anni», così Gino Cecchettin ha concluso il suo messaggio, accolto da un lungo applauso.

Il Vescovo Cipolla: «Questo dolore sia impegno per edificare una società migliore»

Il discorso del padre di Giulia Cecchettin ha toccato alcuni temi presenti anche nel discorso del Vescovo Claudio Cipolla, che ha celebrato la messa. «Oggi i giovani hanno una maggiore libertà nell’amare. Nella libertà potete amare meglio e di più: questa è la vostra vocazione e questa può e deve diventare la vostra felicità», ha detto, rivolto ai giovani, il mons. Cipolla. «L’amore non è un generico sentimento buonista, quindi. Non si sottrae alla verità, non sfugge la fatica di conoscere ed educare se stessi. È empatia che genera solidarietà, accordo di anime e corpi nutrito di idealità comuni, compassione che nell’ascolto dell’altro trova la via per spezzare l’autoreferenzialità e il narcisismo», ha aggiunto il Vescovo. Dal dolore ora è necessario costruire però un sentimento positivo: «La conclusione di questa storia lascia in noi amarezza, tristezza, a tratti anche rabbia ma quanto abbiamo vissuto ha reso evidente anche il desiderio di trasformare il dolore in impegno per l’edificazione di una società e un mondo migliori, che abbiano al centro il rispetto della persona e la salvaguardia dei diritti fondamentali di ciascuno, specie quello alla libera e responsabile definizione del proprio progetto di vita», ha detto il Vescovo.