Futuro e Libertà. Per la Dc

Fabio Chiusi
23/09/2010

Il marchio di Fli è stato registrato dalla Democrazia Cristiana.

Futuro e Libertà. Per la Dc

Il marchio di Futuro e Libertà per l’Italia, il gruppo parlamentare dei deputati fedeli a Gianfranco Fini, è della Democrazia Cristiana. L’Ufficio brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo economico conferma l’ipotesi formulata per primo dal giornale online Il Velino il 16 settembre: la domanda di deposito del marchio «Futuro e libertà per l’Italia» è datata 8 settembre 2010 e i richiedenti sono Ginetto Sugliano e Simonetta Marchetto, rispettivamente vicesegretario regionale e coordinatrice di Viareggio della Dc. Lettera43 è in possesso della domanda di registrazione identificata con il codice LU2010C000164 e inoltrata all’Ufficio per le categorie 41 (educazione, formazione, divertimento, attività sportive e culturali) e 45 (servizi giuridici, di sicurezza per la protezione di beni e persone e destinati a soddisfare necessità individuali). Proprio quelle riconducibili ad attività di partito.

Smentito il segretario Dc Pizza

Una smentita delle dichiarazioni del segretario della Dc Giuseppe Pizza che, in una intervista al quotidiano Libero il 18 settembre, si era detto «certo che il deposito del simbolo fosse avvenuto molto prima, non certo adesso». Nella stessa circostanza aveva dichiarato di non conoscere né Sugliano né Marchetto, nonostante ricoprano ruoli dirigenziali nel suo stesso partito in Toscana. Da ultimo, il sottosegretario all’Istruzione aveva argomentato che la domanda di registrazione del simbolo di “Futuro e Libertà per l’Italia” non rispondesse ad alcuna “strategia politica”. Tutt’altro: «Non sono queste le armi con le quali si combattono le battaglie politiche». Se fosse vero, tuttavia, sarebbe una strana «coincidenza», come l’aveva definita Pizza, che la data della domanda di registrazione coincida con quella in cui il presidente della Camera Gianfranco Fini ha formalmente aderito al gruppo parlamentare Fli.
Il dubbio è quantomeno lecito anche per altri motivi. Prima di tutto perché dal 2008 il partito di Pizza è un fedele alleato di Silvio Berlusconi, da mesi in aperto dissidio con il presidente della Camera e i suoi 45 fedelissimi. E poi perché nei primi giorni di settembre sono insistenti le voci che vorrebbero Fini sul punto di consumare la rottura definitiva dal Pdl, creando un partito vero e proprio. Una mossa che aumenterebbe non di poco la probabilità di elezioni anticipate.

Marchio inutilizzabile. Per ora

Nell’eventualità, a oggi tutt’altro che remota, proprio a causa della domanda di registrazione del marchio inoltrata dalla Dc in quegli stessi giorni, Fini non potrebbe utilizzare il nome ideato dal “futurista” Luca Barbareschi, se non a costo di una complicata battaglia legale. Un percorso che Pizza non ha avuto paura di intraprendere in passato, alla disgregazione della Democrazia Cristiana, avviata da Tangentopoli e formalmente conclusa dall’allora segretario Mino Martinazzoli, nel 1994.
Il contenzioso per la titolarità dello scudo crociato, iniziato nel 2002, è giunto nel 2006 al primo grado di giudizio. Con esito favorevole a Pizza, riconosciuto legittimo detentore del nome “Democrazia Cristiana” e del simbolo che per cinquant’anni ha raccolto i favori degli italiani. Quella sul marchio di Fli non sarà dunque “strategia politica”, ma di certo, almeno in passato, è anche con queste armi che Pizza ha combattuto le sue battaglie politiche.