Futuro (incerto) e libertà

Fabio Chiusi
15/12/2010

I finiani fanno autocritica ma promettono battaglia.

Nel giorno seguente la sconfitta nel voto di sfiducia al governo Berlusconi del 14 dicembre 2010 (leggi l’articolo), gli umori in casa dei finiani si dividono tra l’elaborazione del lutto, il timore di nuove defezioni e un senso di liberazione per aver finalmente compiuto il grande salto dalla maggioranza berlusconiana a un futuro, ma di libertà, all’opposizione.

L’autocritica di Fini e le bacchettate degli intellettuali

Tra le file dei finiani la sconfitta non è negata da nessuno. La ha ammessa lo stesso Gianfranco Fini nella nota diffusa il 14 dicembre a votazione appena conclusa. Ne hanno preso atto “falchi” e “colombe”, o almeno, quelle che non hanno spiccato il volo verso i lidi del Cavaliere. Gli intellettuali di area finiana non hanno risparmiato critiche al loro leader. Il direttore scientifico della fondazione Farefuturo, Alessandro Campi, ha scritto sul Riformista un commento in cui accusa Fini di aver smarrito la bussola dopo la convention di Bastia Umbra (leggi l’articolo): «C’era proprio bisogno», si chiede Campi, «di mettere sul tappeto, in quel modo plateale e ultimativo, la richiesta di dimissioni del presidente del Consiglio?».
Senza risparmiare bacchettate all’«estremismo ideologico antiberlusconiano di cui hanno dato prova alcuni finiani, probabilmente abbagliati dai troppi riflettori puntati su di loro». Non proprio una richiesta di dimissioni per Italo Bocchino, come avanzato ieri da Silvano Moffa in Aula, ma poco ci manca.
Anche Flavia Perina, deputato del Pdl e direttore del Secolo d’Italia, ha certificato la sconfitta, lasciando intravedere uno spiraglio di luce per il futuro: «La strada è in salita ma è larghissima», ha scritto Perina, «larga come l’area degli italiani, il 70% e forse più, che non si riconosce nell’offerta berlusconiana e che ieri non hanno certo sventolato le bandiere».

La sirena Berlusconi attrae i moderati

Ma il progetto politico di Futuro e Libertà come muta, dopo l’assalto fallito alle truppe berlusconiane? Il presidente del Consiglio continua a esercitare la sua ars seduttoria sui moderati. E dopo aver in qualche modo convinto Maria Grazia Siliquini e Catia Polidori, oltre al già citato Moffa, la sirena Berlusconi continua a cantare verso i possibili naufraghi di Fli.
A partire da Giuseppe Consolo, corteggiato fino all’ultimo alla Camera prima della votazione di sfiducia, e proseguendo con i firmatari del cosiddetto documento Moffa che intendeva ricucire in extremis lo strappo con il Pdl. Tra di essi, alcuni sono già tornati all’ovile. Ora gli occhi sono puntati sulle due rimanenti pecorelle smarrite, il senatore Egidio Digilio e il deputato Carmine Patarino.
Dalle stanze finiane si levano grida liberatorie, come quella del direttore di Farefuturo Webmagazine, Filippo Rossi, che nel giorno più difficile ha vergato un editoriale che inizia a questo modo: «Io festeggio. Davvero, io festeggio. Avete tutto il diritto di non credermi, ma io festeggio veramente». Perché «da oggi questa destra “deberlusconizzata” è un po’ più forte».
E non mancano le grida, o i sussurri, di battaglia. Fabio Granata, l’intransigente, promette «guerra su tutto» a Berlusconi. Bocchino non retrocede di un passo. Carmelo Briguglio, altro falco, si è dimesso dal Copasir per non violarne l’equilibrio politico, «perché da oggi Fli è all’opposizione». E lo stesso Fini, a fil di bocca, si lascia scappare un «Ora ci divertiremo».

Rinnovarsi o fare la fine di una «piccola e insignificante An»

Così, mentre si consuma il dramma politico della separazione con i «tre venduti» e si affilano le armi per i passaggi parlamentari che verranno, a partire dalle sfiducie ai ministri Sandro Bondi e Roberto Calderoli, dagli ambienti finiani giunge la rassicurazione che la tabella di marcia che porterà al congresso fondativo del partito, a gennaio 2011, non muta di una virgola.
«Perché anche se ci saranno ulteriori defezioni», commenta una fonte vicina al presidente della Camera, «bisogna considerare i continui ingressi in Fli a livello locale. Dove il Pdl, complice la sua organizzazione totalmente verticistica, ha irritato più di qualche amministratore, sedotto dalla vocazione partecipativa di Fli».
Bocchino e Adolfo Urso «stanno lavorando bene in Sicilia, dove siamo molto forti, ma anche al Nord». Inoltre, prosegue la fonte, «vogliamo parlare del peso specifico della Polidori? Quello di un mediano incontrista di serie B, di una riserva del Crotone».
L’impressione è che se si dovesse andare a elezioni anticipate a marzo, i finiani proporrebbero un cartello elettorale con le forze di centro, ma rimanendo nel perimetro ideale tracciato da Fini, cioè quello della costruzione di un nuovo centrodestra. Se invece il potenziale alleato Pier Ferdinando Casini dovesse cedere alle offerte di Berlusconi per costituire una maggioranza allargata, allora i finiani avrebbero il tempo di radicarsi nel territorio, rinnovare la propria offerta politica e, probabilmente, liberarsi di qualche falso amico di troppo.
Un passaggio obbligato, sostiene Campi, se Fini «non vuole ritrovarsi a guidare, come ha sempre negato di voler fare, una piccola e insignificante An».