Al G20 di Buenos Aires l’Italia è l’osservato speciale

Francesco Pacifico
20/03/2018

Dietro le quinte il nostro Paese è al centro di tutte le attenzioni. La paura è che Roma possa diventare la centrale del populismo europeo. Dalle riforme a cui dar seguito al nodo pensioni: i temi sul tavolo.

Al G20 di Buenos Aires l’Italia è l’osservato speciale

Primo, non toccare la Fornero. Secondo, abbandonare le suggestioni elettorali. Ufficialmente al G20, in corso a Buenos Aires, il futuro dell'Italia non è in agenda. Al vertice si stanno trattando i temi più disparati tra loro: regolamentazione delle criptovalute e delle transazioni dell'economia digitale, finanziamento delle infrastrutture per dare linfa a un nuovo keynesismo, strumenti alternativi contro la disoccupazione. Il tutto per uscire definitivamente dalla crisi, anche provando a porre un freno all'ondata protezionistica degli Usa. Ma dietro le quinte l'Italia è al centro di tutte le attenzioni: non fosse altro perché – con Trump lambito dallo scandalo Facebook-Cambridge Analytica e Putin rieletto con un plebiscito – l'Italia potrebbe diventare la centrale del populismo in Europa. E in quest'ottica i grandi della Terra – anche se indirettamente – hanno mandato chiari messaggi al governo di Roma, rappresentato dal ministro delle Finanze uscente, Pier Carlo Padoan: non deviare dalla strada delle riforme seguita, trasversalmente, dagli ultimi governi.

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In quest'ottica, anche se con un pizzico di malizia, in molti hanno letto il working paper Italy: toward a growth-friendly fiscal reform, scritto dagli economisti del Fondo monetario internazionale Michael Andrle, Shafik Hebous, Alvar Kangur e Mehdi Raissi. Tutti concordi nel consigliere al governo italiano e di abbandonare le mirabolanti promesse della campagna elettorale. Infatti Andrle, Hebous, Kangur e Raissi guardano alla continuità per rafforzare la crescita italiana. In primo luogo va mantenuta la Fornero, la cui cancellazione potrebbe essere alla base di un accordo di governo tra la Lega di Matteo Salvini e i Cinquestelle di Luigi Di Maio. Nonostante la riforma dell'economista torinese, si legge nel paper, la spesa pensionistica resta alta, pari 16 per cento del Pil. Più di noi spende soltanto l'indebitata Grecia. Senza questo strumento i conti esploderebbero e non soltanto perché la riforma "finanzia" il nostro avanzo primario: non ci sarebbero più risorse per il welfare. Tanto che gli economisti consigliano anche di reintrodurre una tassa sulla casa per recuperare risorse.

GLI INPUT DI PMI E OCSE. Da Washington si accusano gli italiani di essere troppo leggeri e ottimisti sul tema previdenziale. «Le previsioni sull'andamento della spesa pensionistica italiana sono basate su stime ottimistiche sulla crescita, l'occupazione e i trend demografici. Invece basandosi su stime più prudenti, la spesa pensionistica è prevista al 20,3 per cento del Pil nel 2045, prima di scendere al 15,7 per cento nel 2070». In quest'ottica il Fmi non lesina misure draconiane: rivedere il cumulo dei contributi a condizioni quasi gratuite, eliminare la quattordicesima e tagliare la tredicesima per le vecchie pensioni, l'aumento della contribuzione per i lavoratori autonomi. Altri consigli arrivano da Parigi, dall'Ocse. L'organismo accende un pericoloso faro sulla crescita della povertà dell'Italia, che coinvolge soprattutto i più giovani, sempre più esclusi dal mondo del lavoro. In un documento preparato per il G20 gli economisti dell'organizzazione consigliano «di proseguire sulla strada delle riforme strutturali che iniziano a dare i frutti». Ma accanto segnalano la necessità di nuove misure contro la corruzione, l'evasione fiscale e le lentezza e le inefficienze della pubblica amministrazione.