Gabon: il colpo di stato è fallito, ma la democrazia non è salva

Gabon: il colpo di stato è fallito, ma la democrazia non è salva

07 Gennaio 2019 15.38
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E continuerà dunque la dinastia dei Bongo in Gabon. Secondo il portavoce del governo Guy-Bertrand Mapangou, con l'arresto di quattro capi golpisti e la fuga di un quinto sarebbe «sotto controllo» la situazione, dopo che alle 6,30 del mattino del 7 gennaio un gruppo di militari aveva annunciato alla radio di Stato l'istitituzione di un «Consiglio nazionale di restaurazione» in assenza del presidente Ali Bongo, ricoverato in ospedale in Marocco. Vari spari erano stati sentiti proprio vicino la sede della radio televisione pubblica, nel centro di Libreville. E poco dopo vari veicoli blindati delle truppe locali avevano bloccato l'accesso al viale dove si trova l'emittente. Ali Bongo è al potere dal 2009, quando ha ricevuto il Paese di fatto in eredità dal padre Omar che, a sua volta, quando morì era al potere dal 1967: con l'esclusione di monarchi come la regina Elisabetta o il re della Thailandia e dopo le dimissioni di Fidel Castro, era in quel momento il capo di Stato "repubblicano" da più tempo al potere nel pianeta. Un dominio lungo, ma non propriamente incontrastato. Dopo le ultime elezioni, il 28 agosto del 2016, i manifestanti avevano appiccato il fuoco alla sede dell'Assemblea Nazionale, oltre a dare l'assalto alla tv di Stato. Un milione e mezzo di abitanti su una superficie che è un po' meno dell'Italia, attraversato dall'Equatore e incuneato tra Guinea Equatoriale, Camerun e Congo, il Gabon fu colonia della Francia, della quale ha mantenuto la lingua. La capitale deve il suo nome di «libera città» a un insediamento di ex-schiavi liberati nel 1849 da una nave negriera, e in Gabon operarono sia l'esploratore friuliano Pietro Savorgnan di Brazzà che il medico, missionario e Nobel per la Pace alsaziano Albert Schweitzer, che lo descrisse come una terra poverissima. Invece è ricchissimo di petrolio, tanto da avere il terzo reddito pro-capite di tutta l'Africa. Indipendente dal 1960, la popolazione è al 75% cristiana, contro un 20% di animisti e un 5% di musulmani. E della minoranza musulmana, fanno parte i Bongo: Ali Bongo, come suo padre Omar.

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IL VOTO DUBBIO DEL 2016 E UN CONFLITTO MAI SOPITO

In realtà Omar era nato come Albert, e l'anno dopo essere diventato presidente nel 1968 si era fatto battezzare apposta per essere ricevuto in udienza da Paolo VI. Ma nel 1973 si convertì all’Islam come captatio benevolentiae per farsi ammettere all'Opec. Poi nel 1994 ci ripensò e ne uscì, ma islamico ci rimase. Nel 1990 ci ripensò anche sul partito unico, ma comunque da allora le elezioni ha continuato a vincerle a mani basse il partito suo e di suo figlio. Fino appunto a quelle di due anni fa, in cui l’opposizione tirò fuori dalla manica l'asso a sorpresa di Jean Ping: un ex-ministro pure ex-cognato di Ali, e padre di due figli di sua sorella Pascaline. Il cognome e gli occhi a mandorla venivano da un padre cinese arrivato in Africa come piazzista e che aveva sposato la figlia di un capo tribù, i suoi studi sono parigini, ma Ping si considera un nazionalista, e attaccò l’ex-cognato anche per il modo in cui secondo lui aveva fatto sponda al presidente francese Nicolas Sarkozy nella guerra contro Muhammar Gheddafi. Salvo poi dire le truppe di Ali avevano bombardato i suoi seguaci come Assad in Siria, e chiedere un intervento internazionale. A scatenare la buriana che ha portato il Paese sull'orlo della guerra civile, era stata la proclamazione di un risultato in cui Ali era stato dichiarato vincitore con il il 49,8, contro il 48,23 di Jean, decisivo il 99% di partecipazione ottenuto nell’Haut-Ogooué, feudo familiare dei Bongo. «I gabonesi non accetteranno mai una truffa del genere!», aveva proclamato Ping. Ci furono 27 morti e un migliaio di arresti, e il governo tagliò Internet per cinque giorni e i social per alcune settimane. Bongo rimase al potere, ma nel febbraio successivo il Parlamento Europeo dichiarò la sua legittimità «dubbia», e una richiesta di dialogo fatta con l'opposizione non è mai stata accettata. I golpisti avevano appunto detto di voler «restaurare la democrazia», e vengono ora minacciate indagini sui generali, leader politici e membri della società civile cui gli stessi golpisti avevano fatto appello. Gli osservatori erano rimasti sorpresi per l'azione dei militari, considerando il modo in cui le Forze Armate sono sotto il controllo di una guardia presidenziale accuratamente arruolata appunto nella regione fedele ai Bongo. Ma a ottobre Bongo ha avuto in ictus, per curarsi è appunto andato in Marocco, e sia la malattia che l'assenza possono aver allentato questo controllo. O almeno così può aver pensato chi ha tentato il golpe.

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