Gabrielli: «Salvini e la moto d’acqua? Farò accertamenti»

Il capo della polizia: «Vicenda amplificata. Ma verificherò se c'è stata una limitazione al diritto di cronaca». Il vice premier: «Non vedo rischi per la libertà di stampa».

05 Agosto 2019 13.36
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«In questa vicenda c’è solo una cosa che mi interessa e che sto approfondendo: se c’è stata una limitazione al diritto di informazione e cronaca». Così il capo della polizia, Franco Gabrielli, ha risposto il 5 agosto ai giornalisti che gli hanno chiesto, a margine della presentazione del nuovo hub ferroviario di Rogoredo, cosa pensa della vicenda del vice premier Matteo Salvini, che è stato pizzicato con il figlio mentre faceva un giro su una moto d’acqua della polizia a Milano Marittima. Pronta la replica di Salvini: «Non vedo rischi per la libertà di stampa in Italia onestamente. Se ci sono delle indagini, aspettiamole. Che lascino fuori i bambini e se la prendano con me».

GABRIELLI: «SE CI SONO STATE MINACCE CI SONO PROFILI PENALI»

Gabrielli ha detto: «La vicenda dell’acqua-scooter onestamente mi sembra un po’ amplificata, vi potrei portare decine di immagini di nostri mezzi che vengono utilizzati anche da ragazzini. Quindi questo mi interessa il giusto, mi preoccupa di più, e ho chiesto un approfondimento, quando c’è una limitazione al diritto di cronaca che ritengo debba essere posto al centro». Ai giornalisti che gli hanno chiesto se i poliziotti facevano parte della scorta del vice premier, Gabrielli ha risposto che «lo stiamo approfondendo, sia sotto il profilo penale che disciplinare faremo tutte le valutazioni – ha concluso -. Perché se ci sono state delle minacce e degli atteggiamenti fuori dall’azione ordinaria ci sono anche profili penali».

A riprendere la scena era stato un giornalista di Repubblica, Valerio Lo Muzio. Nel video due uomini, che in un primo momento si qualificano come poliziotti, chiedono al videomaker di spegnere la telecamera. «O l’abbassi o te la leviamo», si sente chiaramente nel video. «Si tratta di un mezzo della polizia». «Ci mette in difficoltà», continua la discussione. Il “dettaglio” che però i due omettono nelle loro spiegazioni riguarda l’identità del passeggero che si rivelerà essere il figlio del ministro dell’Interno. Alla fine uno dei due nega di essersi qualificato come poliziotto: «Non abbiamo mai detto di essere poliziotti, se vieni con me ti faccio spiegare chi sono».

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