Stefano Ferrio

Gaffeo, neo-sindaco di Rovigo, spiega la vittoria su Lega e centrodestra

Gaffeo, neo-sindaco di Rovigo, spiega la vittoria su Lega e centrodestra

Il sostegno delle liste civiche. E la presenza sul territorio. Il professore di Economia politica analizza la rimonta del centrosinistra.

10 Giugno 2019 18.00

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«Mi porto nel cuore i fumetti di Corto Maltese, è un personaggio che aiuta a sognare e a non negarsi mai alcun traguardo, pur nel rispetto delle regole». Così Edoardo Gaffeo, 51 anni, docente di Politica economica all’Università di Trento, cerca di spiegare il “miracolo” di diventare sindaco di centrosinistra (a sostenerlo il Pd e due liste civiche) di un capoluogo di 51 mila abitanti come Rovigo, vincendo al ballottaggio per meno di 400 voti su oltre 21 mila, dopo avere raccolto al primo turno appena il 25% delle schede valide, contro il 38% di Monica Gambardella candidata di centrodestra.

L’AIUTO DELLE CIVICHE NELLA REMUNTADA

Vero, la città arrivava dal tracollo della precedente Giunta di centrodestra, il cui sindaco, Massimo Bergamin, ha aggiunto le proprie dimissioni a quelle di 22 consiglieri comunali su 32. Così come è vero che nel secondo turno Gaffeo ha potuto contare su molti voti della lista civica di Roberta Menon, arrivata terza al primo turno con il 22% dei voti. Ma la sorpresa suscitata da questa remuntada al ballotaggio resta comunque grande.

Edoardo Gaffeo, neo sindaco di Rovigo.


DOMANDA. L’unico a non stupirsi di questo miracolo sembra lei…
RISPOSTA. Credo di essere arrivato fin qui anche perché non ho mai dubitato di potercela fare.

Cosa le ha dato questa forza?
La squadra di liste civiche che siamo riusciti a mettere assieme. Un gruppo formidabile che mi iniettava senso di responsabilità e fiducia nello stesso tempo, e che mi ha accompagnato in ogni passo di questa sfida.

Perché ha accettato questa sfida?
Per la semplice sensazione che fosse giunto il momento di provarci, dopo una determinata serie di esperienze, compresa la politica attiva vissuta in prima persona fino al 2010, quando non ho più rinnovato la tessera del Pd.

Come mai?
Lo trovavo incompatibile con incarichi istituzionali che mi accingevo a prendere all’interno di enti come la fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Stare fuori dai giochi le ha giovato?
Di sicuro. Ho guardato con attenzione a modelli di amministrazione virtuosa, come Trento dove lavoro, o come Parma.

La partita per le Regionali è resa difficile dal diffuso anti-statalismo radicatosi nell’elettorato veneto. Fare breccia in questa cultura è molto difficile

E l’esempio di Padova, dove due anni fa il centrosinistra ha vinto contro la Lega del sindaco uscente Massimo Bitonci?
È stato fondamentale, soprattutto per l’alleanza vincente instauratasi fra il Pd e la lista di Coalizione civica. Un modello a cui ci siamo ispirati di peso qui a Rovigo.

Certo che partire dal 25% poteva tagliare le gambe a chiunque.
Non nel nostro caso. Confrontarci continuamente con l’elettorato, incontrato in ogni angolo di città, ci dava un senso di responsabilità troppo forte per deludere le attese concentrate su di noi.

Sul tema dell’immigrazione come vi ponevate rispetto alla Lega, che ne fa un cavallo di battaglia?
Senza avere paura di dichiarare che a Rovigo il vero problema non sono i pochi immigrati in arrivo, ma il continuo calo demografico della popolazione, che entro 10 anni fra città e provincia potrebbe scendere dai 240 mila abitanti attuali a una cifra sotto i 200 mila. Segno che qui non esistono più da tempo modelli, prospettive di sviluppo.

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Come invertire questa tendenza?
Penso per esempio alla necessità di trasformare il glorioso ma immobilistico Consorzio del Polesine in un’agenzia di stampo europea, sintonizzata con le migliori pratiche in ambito agroalimentare rintracciabili nel mondo.

Quale è l’eredità più importante che le hanno lasciato le precedenti amministrazioni?
Palazzo Roverella che con il suo calendario di mostre è diventato un faro espositivo da rendere ancora più potente. Non a caso nasce dall’intesa virtuosa fra amministrazione pubblica, fondazione Cassa di Risparmio e Accademia dei Concordi.

Fra un anno in Veneto ci saranno le Regionali. È possibile ripetere anche lì il miracolo-Rovigo?
È una partita resa difficile dal diffuso anti-statalismo radicatosi per secoli nell’elettorato veneto. Fare breccia in questa cultura è molto difficile.

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