Francesco Peloso

Vaticano, il giro di nomine in Apsa, Cei e Finanza

Vaticano, il giro di nomine in Apsa, Cei e Finanza

01 Luglio 2018 16.00
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«Non c’è chiarezza negli immobili e questo dipende dall’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, ndr)». È stato Papa Francesco in persona, nei giorni scorsi, ad ammettere in un’intervista rilasciata all’agenzia Reuters, che il dicastero da cui dipende una parte rilevante del patrimonio immobiliare e finanziario della Santa Sede ha bisogno di una nuova gestione, evidentemente più trasparente di quanto non sia avvenuto fino a ora.

APSA, L'ADDIO DI CALCAGNO. Nella stessa occasione Francesco aveva quindi annunciato un ricambio al vertice dell’Apsa che è puntualmente arrivato: lascia infatti la guida del dicastero il cardinale Domenico Calcagno, 75 anni compiuti a febbraio; nel 2007 Calcagno era stato nominato Segretario del dicastero che gestisce immobili e beni finanziari da Benedetto XVI, dal 2011 ne era poi divenuto presidente sempre su indicazione di Ratzinger. Confermato nell’incarico da Bergoglio, il Papa ha accettato ora la rinuncia presentata dal porporato per raggiunti limiti di età senza concedere alcuna proroga.

IL NUOVO RUOLO DI GALANTINO. Al suo posto andrà monsignor Nunzio Galantino, fino a ora Segretario generale della Cei, ovvero numero 2 dei vescovi. Galantino era stato chiamato ai vertici della conferenza episcopale da Bergoglio quando il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, era ancora in carica come presidente. Di fatto Galantino, per alcuni anni, ha svolto il ruolo di personalità di riferimento del Papa nella Chiesa italiana considerate le distanze e lo scarso feeling personale esistente fra lo stesso Pontefice e Bagnasco. Ma poco meno di un anno fa i vescovi italiani hanno eletto un nuovo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e, prevedibilmente, ora si procederà alla scelta di un Segretario della Cei che vada così a completare il ricambio al vertice dell’episcopato.

RIGORE, CHIAREZZA E TRASPARENZA. In una nota di augurio indirizzata a Galantino per il nuovo incarico, il cardinal Bassetti ricordava come in questi anni il nuovo capo dell’Apsa – organismo nevralgico del Vaticano – abbia affrontato le non poche difficoltà di gestione finanziaria della Chiesa italiana. Il presidente dei vescovi italiani ha rilevato in particolare come Galantino si sia speso «in modo convinto in particolare per mettere a fuoco alcuni criteri essenziali di rigore nell’elargizione di contributi con fondi provenienti dall’8 per mille. In tal modo, abbiamo reso ancora più rigorose le procedure di tale erogazione, secondo la linea auspicata da tutti i vescovi per un’amministrazione dei beni della Chiesa secondo chiarezza e trasparenza».

I ricambi di Papa Francesco

Meno diplomatiche sulle questioni finanziarie, le parole pronunciate dal Papa nel maggio scorso nel corso dell’assemblea generale della Cei svoltasi in Vaticano. Di fronte ai vescovi italiani, infatti, Bergoglio rese nota una sua specifica preoccupazione, relativa al «denaro e alla trasparenza». In realtà, disse, «chi crede non può parlare di povertà e vivere come un faraone. A volte si vedono queste cose… È una contro-testimonianza parlare di povertà e condurre una vita di lusso; ed è molto scandaloso trattare il denaro senza trasparenza o gestire i beni della Chiesa come fossero beni personali». «Voi conoscete», aggiunse il Pontefice, «gli scandali finanziari che ci sono stati in alcune diocesi. Per favore, a me fa molto male sentire che un ecclesiastico si è fatto manipolare mettendosi in situazioni che superano le sue capacità o, peggio ancora, gestendo in maniera disonesta ‘gli spiccioli della vedova’. Noi abbiamo il dovere di gestire con esemplarità, attraverso regole chiare e comuni, ciò per cui un giorno daremo conto al padrone della vigna».

IL NODO IOR E FINANZE. Un passaggio questo, che per la sua importanza, non è stato valutato forse fino in fondo dall’opinione pubblica. Di certo Francesco manifestava un allarme serio per situazioni di cui doveva avere forte consapevolezza. A ciò si aggiunga – sul fronte interno, cioè quello vaticano – che l’Apsa non è proprio un modello di gestione. Discorso diverso per lo Ior dove Francesco, nell’intervista alla Reuters, rilevava come non vi fossero più problemi seri. Anche se «ci sono state delle lotte», ha sottolineato, «ho dovuto prendere delle forti decisioni, ma adesso è tutto chiaro, gli investimenti sono chiari». Tuttavia, anche per l’Istituto potrebbe esserci qualche nomina in arrivo: «Forse», ha detto infatti il Pontefice, «adesso che finisce il quinquennio, vedremo se nominare altri consulenti, se cambiare, scadono i mandati dei cardinali e del board». Ricambi in atto dunque ad ampio raggio, nei vari gangli finanziari d’Oltretevere; resta da dire però che la segreteria per l’Economia, il dicastero incaricato di gestire la programmazione finanziaria di tutto il Vaticano, è senza prefetto da un anno ormai, ovvero da quando il cardinale George Pell è tornato in Australia per sottoporsi a un processo nel quale deve rispondere dell’accusa di abusi sessuali su minori.

I DUBBI DI FRANCESCO SULL'APSA. D’altro canto, non può essere dimenticato che proprio all’Apsa sono scoppiati alcuni degli scandali finanziari vaticani più gravi di questi anni. Fra l’altro, in merito al dicastero finanziario Francesco ha osservato: «Un problema che mi preoccupa è che manca chiarezza negli immobili. Ce ne sono tanti pervenuti per donazione, o acquisto. Si deve andare avanti con chiarezza». E indubbiamente l’origine delle donazioni rappresenta un rischio sotto il profilo etico e politico per il Vaticano che non può comportarsi come una società finanziaria qualsiasi. Di fatto dietro determinate donazioni si possono nascondere problemi relativi all’identità di chi la effettua, al loro significato reale, al tipo di bene scelto e così via. Lo stesso vale per investimenti, acquisti di immobili, che possono essere stati realizzati negli anni senza troppi scrupoli etici. Anche l’Aif, l’Autorità d’informazione finanziaria – organo di vigilanza vaticana – si è interessata al problema in termini generali. La quesitone insomma è stata posta da qualche tempo Oltretevere e ora il Papa l’ha voluta rendere pubblica.

Il peso degli scandali: dal caso Scarano a quello della banca Finnat

C’è poi il capitolo degli scandali, a cominciare dal caso di monsignor Nunzio Scarano, ex contabile del dicastero, finito sotto indagine da parte di più procure della Repubblica italiana fin dal giugno del 2013; riciclaggio, usura, falso alcuni dei reati contestati in questi anni. Anzi, la sua vicenda segnò una svolta positiva nei rapporti fra Italia e Santa Sede poiché la magistratura italiana, in particolare la procura di Salerno, ringraziò il Vaticano per la collaborazione prestata nell’occasione. E ancora nei giorni scorsi la Corte di appello di Salerno ha respinto il ricorso di Scarano per il dissequestro di beni per oltre 5 milioni di euro (Leggi anche la rete dei tesori e delle finanze vaticane).

LE INDAGINI APERTE DAL VATICANO. Altra vicenda, in corso, è quella di Giampietro Nattino, ex presidente di Banca Finnat, accusato di aver manipolato il mercato azionario (compravendita di suoi stessi titoli) a proprio favore operando attraverso conti – chiusi da tempo – attivi presso lo Ior e l’Apsa, operazioni per realizzare le quali si sarebbe avvalso della complicità di funzionari vaticani ora anch'essi indagati (la vicenda, fra l’altro, venne alla luce grazie a quanto rivelò monsignor Scarano). Lo stesso Vaticano ha aperto un proprio filone di indagine giudiziaria ipotizzando il reato di riciclaggio per il trasferimento di più di 2 milioni di euro in Svizzera, e di insider trading. Nattino, d’altra parte, in passato era stato uno dei consultori economici della Santa Sede, ora si attendono i risultati dei procedimenti giudiziari ancora in corso.

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