Il Manifesto salvinista di Galli Della Loggia sul Corsera

L'editorialista ripercorre un antico luogo comune che diceva che l’Italia, in fondo, è sempre stata nelle mani dei comunisti, dando così forza alle tesi della destra sovranista.

12 Settembre 2019 10.25
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Il governo giallorosso non piace all’ex (ex?) editore di Repubblica e all’attuale direttore del quotidiano e non piace ad alcuni titolati editorialisti del Corriere della sera. Questi due giornali sono stati parte integrante del gioco politico italiano. Hanno fatto e disfatto governi, spesso alcuni loro direttori facevano ai governanti più paura di una rampogna degli eurocrati, la sinistra ha sempre cercato di assecondare le richieste di piazza Fochetti o di via Solferino.

Al Corriere della sera si sono occupati meno di dettare le linee di governo. Gli editorialisti liberisti, però, indicavano i limiti entro cui dovevano collocarsi le iniziative del ministro del Tesoro. Repubblica dava i voti ai singoli leader, promuovendo alcuni e cercando di buttare fuori dalla politica, senza successo, i più riottosi o i più antipatici a Carlo De Benedetti.

Ernesto Galli Della (o della) Loggia, moderato di antico lignaggio, poi elettore grillino e in questo momento difensore di Matteo Salvini

Ma il Corriere furbescamente ha fatto più di Repubblica per cambiare l’orientamento degli italiani. L’invenzione dovuta a Paolo Mieli e realizzata da due giornalisti di peso come Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella del termine «la Casta», con annesso elenco di funzioni pubbliche in mano a politici di professione, ha dato la stura a una ideologia “anti-Casta” che è stata il brodo di cultura dei movimenti populisti e soprattutto del M5s. Ha riprovato a ripetere questo exploit il seriosissimo Ernesto Galli Della (o della) Loggia, moderato di antico lignaggio, poi elettore grillino e in questo momento difensore di Matteo Salvini, che pure mostra di disprezzare.

PER GALLI DELLA LOGGIA IN ITALIA IL PERICOLO È QUELLO COMUNISTA

La tesi di Galli della (o Della) Loggia ripercorre un antico luogo comune anti-comunista che ci ha perseguitato per decenni – io ci sono cresciuto – e che diceva che il partito “rosso” era dominato da apparati incontrollabili e che stendendo la rete dell’arco costituzionale e del compromesso con il partito cattolico aveva definito un assetto di potere rigido da cui erano escluse tutte le forze veramente liberali e quelle di destra sospette di non essere antifasciste. Da qui l’invenzione di un’Italia che in fondo è sempre stata nelle mani di comunisti, dal potere economico, all’editoria, al cinema, allo spettacolo. Le ha spiegate bene recentemente Lorella Cuccarini. Insomma: eravate in un gulag, brutti cretini di italiani, e non ve ne siete accorti!

Il premier Giuseppe Conte.

Oggi i gulag hanno lasciato il terreno a un regime più pervasivo dominato da un partito dello Stato, un po’ come il vecchio partito di governo giapponese che è rimasto al potere per quattro decenni o il famoso e inamovibile Partito rivoluzionario istituzionale del Messico. Il Partito dominante italiano, ovviamente affollato di trasformisti, è una emanazione dell’ex Pci (te pareva!) e si chiama oggi Pd e ha una religione che impone agli altri: l’antifascismo, per cui ogni dissenso diventa vulnus anticostituzionale.

Della Loggia tace sulla notizia che il governo Conte 1 è stato fatto cadere da Matteo Salvini

Questa repressione della libera contesa delle idee intrappolate dal rito antifascista prevede anche la trasformazione della Costituzione materiale della nostra repubblica parlamentare in repubblica presidenziale con l’inquilino del Quirinale che fa quello che gli pare. Ed è per questo che per la conquista di quella postazione spesso si fanno cadere governi. Galli Della ( o della?) Loggia tace sulla notizia che deve essere giunta anche a lui (sennò si attivi Luciano Fontana, generalmente servizievole) che il governo Conte 1 è stato fatto cadere da Matteo Salvini e non dalle tribù comuniste accampate nel Palazzo.

L’EDITORIALISTA DEL CORRIERE SI DIMENTICA DEL SALVINISMO

Questo manifesto ideologico che oggi fa da editoriale del Corsera rappresenta la più impegnativa e, mi scusi il professore, la più ammuffita teoria di legittimazione della destra sovranista e populista. Lascio perdere la banale circostanza degli anni in cui il Paese è stato governato dalla Dc e dai suoi alleati, lascio perdere la stagione del craxismo, e lascio ancora perdere il ventennio berlusconiano. Voglio tenere contento il professore e raccontare anche io agli italiani la bugia di un ininterrotto potere sovietico su questo disgraziato Paese. Quello che mi sta a cuore è l’appello alla rivolta che Galli della (o Della) Loggia rivolge a chi sta fuori dal sistema costruito da questi perfidi comunisti che non muoiono mai neppure quando muore il comunismo (e dovete ammettere che siamo gente tenace, noi comunisti!).

Ernesto Galli Della Loggia (foto LaPresse – Andrea Panegross).

La descrizione dell’ultimo passaggio repubblicano che fa l’editorialista ribelle salta a piè pari la stagione di Salvini, che il professore tratta come un mentecatto, ignorando i danni interni e internazionali che quel ministro dell’Interno ha provocato. L’unico scandalo per lui è che quel Giuseppe Conte che pure gli era piaciuto oggi guida un governo dalla maggioranza diversa da quella che sorreggeva il governo di prima. Capita così a Conte di commettere l’unico errore che gli eroi di Galli Della (o della?) Loggia non hanno mai commesso. Le vittime del nostro comunismo sono sempre state specchiate e coerenti mentre Conte è un voltagabbana.

I “protetti” del professore sono diventato sovranisti dopo essere stati separatisti, ammiratori del Sud dopo averlo spernacchiato, difensori della purezza di governo dopo essere stati condannati a restituire soldi allo Stato

Peccato che il voltagabbana che sta a Palazzo Chigi abbia affrontato il cambiamento dichiarandolo e motivandolo nell’aula parlamentare mentre i “protetti” del professore sono diventato sovranisti dopo essere stati separatisti, ammiratori del Sud dopo averlo spernacchiato, difensori della purezza di governo dopo essere stati condannati a restituire soldi allo Stato. Cose irrilevanti. Il guaio italiano è l’antifascismo e Galli avendo sentore di regime sovietico alle porte, già si sente Sacharov. Proteggetelo compagni, che campi cent’anni, con uno così finalmente torneranno i soviet e l’elettrificazione.

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