Giorgio Triani

Game of Thrones e il nostro Medioevo 2.0

Game of Thrones e il nostro Medioevo 2.0

La serie rappresenta uno spaccato della società attuale. Che per andare avanti guarda indietro. Tra gogne social, violenza e pensiero pre-scientifico. 

25 Maggio 2019 06.00

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Di tutto e di più per la conclusione di The Game of Thrones. Forse mai serie tivù è stata così dibattuta, vista, spoilerata sui social, esaltata o svillaneggiata con i più diversi # e le opinioni più improbabili. Su Twitter ho trovato per esempio questo commento, con foto del presidente Mattarella: «Tyrion che sulla scia di una crisi di governo convoca ad Approdo del Re il possibile premier di un Regno Tecnico. Nasce il Governo dello Spezzato».

Credo tuttavia che l’iniziativa più stravagante ma nel contempo preoccupante sia stata quella del counselor, sorta di psicologo, offerto dal sito di servizi alla persona bark.com agli spettatori che stavano vivendo la conclusione della serie tivù come un lutto. Per il modico prezzo di 45 euro ai più tristi e inconsolabili è stata offerta la possibilità di parlare dei loro sentimenti con una persona in grado di capirli.

GOT, SPACCATO CHE RAPPRESENTA IL SENTIMENTO COLLETTIVO

Ma al di là d’ogni esaltazione o denigrazione, certo è che per la società che l’ha prodotta, la Hbo, è stata la serie più vista di sempre. Ha battuto anche gli ascolti dei Soprano. Un successo planetario per la saga televisiva tratta dall’omonima opera letteraria che la dice lunga e molto sullo stato emotivo e sentimentale del pubblico televisivo di oggi; così come sugli orientamenti e gusti culturali di una platea più ampia. In altre parole Il Trono di Spade è una spia, uno spaccato rappresentativo del sentimento collettivo attuale del quale vorrei parlarvi, non da mediologo ma da sociologo.

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Non ho titolo infatti per analisi di contenuto o forma narrativa, né tantomeno posso e voglio esprimermi sulla recitazione o sulla drammaturgia. Cioè che mi colpisce anzitutto è il successo di un genere fantasy ben oltre le cerchie adolescenziali e giovanili. Giustamente mi si obietterà che è già accaduto per Harry Potter. Però questa trasposizione letteraria era cinematografica. Così come lo erano stati altri supereroi (Indiana Jones per esempio). O altre celebri saghe come Il signore degli anelli, che possiamo considerare il progenitore dell’high fantasy epico. Il Trono di spade ribadisce la centralità televisiva del cinema e il connubio ormai inscindibile fra tivù e social.

DA WESTEROS A WEBSTEROS

Il megafono dello spettacolo televisivo, in tutte le sue forme, non è più la stampa ma il web. Anche questo è in parte vero da tempo, però la novità è la coincidenza di sentiment fra i generi e le narrazioni televisive più gettonate (i talent e i reality) e i modi e toni duri, spesso odiosi, violenti e impietosi che fanno scuola e tendenza sulla Rete e sui social. Naturalmente non voglio dire che chi ama e ha seguito Il Trono di spade sia un troll o un odiatore (seriale o di giornata). Però le atmosfere tenebrose, cupe e impietose in cui si muovono e agiscono Daenerys​ e Jon Snow, Tyrion Lannister, così come il bestiario mitologico di Westeros, con lupi giganteschi, corvi con tre occhi e draghi fiammeggianti, ben si addicono a un ambiente contemporaneo in cui le gogne digitali, con tutto il loro carico di dileggi e offese, sono molto praticate perciò molto temute. Westeros si può leggere Websteros.

La tecnologia sta liberando la primitività che è dentro ognuno di noi. Clava e pc, big data e pensiero magico. D’altra parte i no-vax come i terrapiattisti, non esprimono forse la rinascenza di un pensiero premoderno e prescientifico?

SIAMO AVVOLTI DA ATMOSFERE MEDIEVALI

Antichissimo e modernissmo: giocano questi due estremi. E ciò parrebbe lontanissimo, anche sul piano delle sensibilità, ma in realtà la tecnologia sta liberando la primitività che è dentro ognuno di noi. Clava e pc, big data e pensiero magico, smartphone e Whatsapp per scambiarsi insulti e minacce terribili. D’altra parte i no-vax, in massimo grado, come i terrapiattisti, non esprimono forse la rinascenza di un pensiero premoderno e prescientifico? E mi viene anche da osservare come abbiano un sapore medievale i nomi (Siri, Cortana, Alexa) dei Chat bot o maggiordomi virtuali dei principali player del web, come Apple, Microsoft, Amazon. Al pari delle «eresie 2.0» che il quotidiano dei vescovi, Avvenire, ha recentemente identificato nell’«uomo che progetta di salvarsi da solo… e si lascia illudere anche dalle prestazioni dell’intelligenza artificiale e dalle possibilità della realtà virtuale».

GUARDARE INDIETRO PER ANDARE AVANTI

Insomma la saga delle Terre del Nord e del Mare di Braavos ci propone un Back to the Future perfettamente allineato con un’opinione pubblica sempre più numerosa e convinta che bisogna tornare indietro per andare avanti e che serva anche ritornare a castighi severi, punizioni esemplari e perfino alla pena capitale. «Al gioco del trono o si vince o si muore» è, d’altronde, la regola del Trono di spade, il cui planetario successo di pubblico, ma anche di critica, mostra quanto la cultura di massa e tutta la produzione massmediale siano attualmente interessate a raccontare storie gotiche, attingere a repertori epici e mitologici, riesumare con un irresistibile tocco di contemporaneità etiche barbariche e sanguinari furori gladiatorii.

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LA FERINITÀ RITROVATA TRA REALITY E TALENT

Ma è ancora un neo-Medioevo quello che prende forma – anche se forse la grande maggioranza degli spettatori non lo vede – nei due generi televisivi oggi più gettonati dal pubblico. Ovvero i reality e i talent show. Battersi l’uno contro l’altro in gare di eliminazione diretta, guadagnarsi il cibo misurandosi in lotte di sopravvivenza, calarsi nei panni di naufraghi o dispersi nella foresta, mostrarsi nudi e crudi – titolo testuale di un reality – e a rischio di morire di fame e sete, o perfino calarsi negli “stracci” degli immigrati (come nel controverso e molto discusso Torna da dove sei venuto) sono altrettante espressioni di un revival catodico di ferinità che ha tutta l’aria di volere crescere anziché calare. Soprattutto per effetto dell’azione esercitata dal web e dai canali social. Il Medioevo delle gogne, prima evocato, ha un’indubbia e forte caratterizzazione 2.0: un tweet maldestro o un commento infelice su Facebook possono trasformare l’incauto o sprovveduto “postatore” in una vittima di pubblico dileggio e umiliazione.

SE SOLO IL PASSATO PUÒ RESTITUIRCI UN RADICAMENTO

Nel gradimento universale di The Game of Thrones rispetto a un pubblico che non è composto solo di giovani appassionati del genere fantasy, giocano due fattori tipicamente e fortemente contemporanei; entrambi riconducibili alla categoria del tempo, che come è noto, assieme allo spazio è il binomio fondamentale della nostra esistenza. Viviamo infatti in un tempo precario, mobile, dilatato e dilatabile, non più scandito precisamente fra giorno e notte, lavoro e divertimento, giovinezza e maturità. Un tempo ambiguo, indefinibile che vive praticamente solo di presente, e nel contempo cancella il futuro. È in questo quadro temporale incerto che il passato remoto può restituirci un senso di appartenenza e di radicamento. Tanto più è cruda, dura e spietata la lotta per il potere e la vita, come quella che combattono i protagonisti della saga, tanto più la finzione restituisce un forte senso di realtà. È paradossale, ma in linea con il crescente peso che l’immaginario esercita sul reale.

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Ma con il pubblico di Got gioca anche il tempo inteso come età della vita e delle persone, come percezione del proprio status anagrafico, come condizione sospesa e cristallizzata in una sorta di giovinezza o fanciullezza protratta. Che è quella in cui indulgono un numero crescente di adulti, anche “stagionati”, ma non per questo, o forse proprio per questo, indotti a vestirsi e comportarsi come adolescenti. Quelli appunto che, sino a 30 anni fa, sarebbero stati il pubblico eletto e quasi esclusivo di questo genere di storie e racconti. Dei ragazzi, appunto, dei bambini, che sono cresciuti senza maturare. E ora stanno incantati davanti alla tivù a guardare Il trono di spade.

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