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Secondo Snam l'Europa ha quasi finito la produzione interna di gas

Secondo Snam l’Europa ha quasi finito la produzione interna di gas

L’ad Alverà al Forum economico di San Pietroburgo: «Da qui al 2030 mancheranno 100 miliardi di metri cubi». Appello per allacciare rapporti sempre più stretti con i vicini Paesi esportatori.

06 Giugno 2019 15.12

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L’amministratore delegato di Snam, Marco Alverà, intervenendo al Forum economico di San Pietroburgo ha lanciato l’allarme sulla produzione di gas interna all’Europa: «Dobbiamo allacciare rapporti sempre più stretti con i Paesi vicini esportatori di gas, perché abbiamo quasi finito la nostra produzione interna. Da qui al 2030 mancheranno 100 miliardi di metri cubi e il gas che costa meno è quello che viene dal tubo».

RUSSIA PRIMO PAESE AL MONDO PER RISERVE

Con quasi 600 miliardi di metri cubi di gas estratti ogni anno, la Russia è il secondo produttore mondiale di gas, superato dagli Stati Uniti. Assieme all’Iran, però, la Russia è il primo Paese per riserve ed è di gran lunga il primo esportatore mondiale: circa 200 miliardi di metri cubi di metano diretti in gran parte verso l’Europa. Più di un quarto dei consumi di gas dell’Europa provengono dalla Russia. Volumi cui vanno aggiunti i circa quattro milioni di barili al giorno di greggio, pari anche in questo caso a un quarto dei consumi totali.

IN EUROPA LA QUOTA DI MERCATO È SALITA AL 37% NEL 2018

Come ha recentemente ricordato il Financial Times, in Europa si sta discutendo se investire miliardi di euro in infrastrutture per il trasporto di gas naturale che vedono la Russia giocare un ruolo di primo piano, compreso il gasdotto Nord Stream 2. Nel 2014 Mosca ha invaso la Crimea, sollevando il timore che le forniture di gas che passano attraverso l’Ucraina potessero interrompersi, come accaduto nel 2006 e nel 2009. La Commissione europea ha quindi chiesto agli operatori industriali di diversificare fonti, fornitori e percorsi di approvvigionamento. La Russia, tuttavia, resta il principale fornitore di gas naturale per l’Europa e la sua quota di mercato è cresciuta dal 30% del 2014 al 37% del 2018.

L’UE DI FRONTE A UNA SCELTA GEOSTRATEGICA

L’Unione europea deve quindi prendere una decisione di fondamentale importanza sul fronte delle proprie politiche energetiche, ma anche dal punto di vista geostrategico. Investire in un’ulteriore dipendenza energetica dalla Russia, secondo il Financial Times, non sarebbe la scelta migliore. Ciò non toglie che il gas di Mosca sia più economico rispetto a quello proveniente da altre fonti.

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