Gay, il contagio dei diritti

13 Novembre 2012 11.21
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È stata una serie di coincidenze, casualità che sembrano portatrici dello spirito del tempo.
Il 6 novembre 2012, la Corte suprema spagnola ha legittimato definitivamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Poi gli omosessuali americani si sono svegliati con Barack Obama ancora alla Casa Bianca, e due Stati in più dove potersi sposare. E infine a Parigi, il governo ha mantenuto la promessa elettorale: ha riformato il codice civile e ha detto sì alle coppie gay.
L’ECCEZIONE ITALIA. In 48 ore, tra il 6 e il 7 novembre, il mondo è diventato più civile, capace di allargare la sfera dei diritti delle persone, da una parte e dall’altra dell’Atlantico. In quelle stesse ore, invece, in Italia la commissione Giustizia della Camera ha respinto il testo della legge contro l’omofobia. Altro che matrimoni gay.
Intanto però il contagio (dei diritti) si sta diffondendo e i politici nostrani più accorti cavalcano l’onda. Come ha dimostrato il confronto tra i cinque candidati alle primarie del centrosinistra. «Pazzesco che ne parliamo ancora. E siamo nel 2012», ha detto Laura Puppato aprendo ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, senza se e senza ma. «Cambiamo la Costituzione», ha esortato Nichi Vendola.
ALLA TEDESCA O ALL’INGLESE. I due candidati di punta, però, guardano alle unioni civili. «Siamo per il modello alla tedesca», è stata la versione di Pier Luigi Bersani. Matteo Renzi, almeno a parole, ha citato la formula inglese della «civil partnership».
Ecco allora quali sono gli Stati nel mondo dove le persone dello stesso sesso possono sposarsi o unirsi civilmente e che ricetta hanno adottato.

Dire sì a Parigi, Madrid o Washington

FRANCIA, LA PROMESSA DI HOLLANDE.  In principio erano i Pacs. I patti di solidarietà e convivenza che tutelavano sia le coppie omosessuali sia quelle eterosessuali. Istituiti nel 1999, nei primi anni Duemila il numero dei Pacs è cresciuto a un tasso annuale del 25%. E ha interessato in misura maggiore le coppie etero. I gay francesi volevano il matrimonio. E l’hanno ottenuto, come da promessa elettorale del socialista François Hollande.
Nonostante la capillare campagna della Chiesa cattolica, le manifestazioni e le contro manifestazioni, il 7 novembre la Francia ha modificato il suo codice civile sul modello spagnolo, cioè quello della perfetta parità: «Il matrimonio è contratto tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso». «Un progresso non soltanto per qualcuno, ma per tutta la società», ha commentato Hollande.
SPAGNA, EREDITÀ SOCIALISTA. Vittoria socialista anche in Spagna. La Corte costituzionale ha bocciato il ricorso presentato dal partito popolare del premier Mariano Rajoy, riconoscendo la legittimità costituzionale della legge voluta dall’ex premier José Luiz Zapatero nel 2005.
In sette anni si sono sposate 22.442 coppie. A guardare la Spagna in crisi di oggi, la rivoluzione dei diritti civili è rimasta la sola grande eredità dell’era Zapatero: «Il matrimonio avrà gli stessi requisiti ed effetti nel caso in cui i due contraenti siano due persone dello stesso o di sessi differenti». La legge spagnola richiede il medesimo domicilio, una richiesta ufficiale al tribunale e lunghe interviste per ottenere l’autorizzazione.
USA, DECIDONO GLI STATI. Sono 12 gli Stati americani dove i matrimoni gay sono legalizzati. Il Maine e il Maryland hanno avuto il via libera con il voto del 6 novembre. Ma erano già diffusi in Vermont, New Hampshire, Connecticut, Massachussetts, Iowa e New Mexico, New York, e nel District of Columbia.
Resta il fatto che il matrimonio celebrato in questi Stati non è riconosciuto dall’autorità federale. Ciò significa, per esempio, che non è automatico il ricongiungimento familiare, pratica che dipende da Washington.
Barack Obama prima della rielezione aveva aperto ai matrimoni gay, ma aveva lasciato la competenza in materia ai singoli Stati, sottovalutandone, forse, le conseguenze.

Viaggi di nozze: dall’Europa al Sudafrica

NORVEGIA, NAZIONE GAY FRIENDLY. La più gay friendly delle nazioni europee, la Norvegia, è destinata a diventare la nuova Mecca dei matrimoni gay. Perché dal 2008 lo Stato scandinavo permette agli stranieri di sposarsi senza risiedere nel Paese.
I moduli possono essere compilati online e la cerimonia è in inglese. Non solo, Oslo prevede anche l’adozione congiunta e la possibilità di sottoporsi all’inseminazione artificiale. I matrimoni possono essere officiati anche dal clero luterano.
OLANDA, L’APRIPISTA. L’Olanda è patria della legalizzazione: nel 2000 il parlamento approvò un ampio pacchetto di leggi a favore degli omosessuali. Compresa, per la prima volta al mondo, la legalizzazione del matrimonio. Già all’epoca il 62% dei cittadini dei Paesi Bassi era favorevole alle unioni.
BELGIO, SÌ ALL’ADOZIONE CONGIUNTA. Tre anni dopo, nel 2003 il vicino Belgio seguì l’esempio. Fino al 2004 però Bruxelles imponeva limiti al matrimonio dei cittadini stranieri sul suolo belga. Da quell’anno per sposarsi, almeno un componente della coppia deve avere la residenza da almeno tre mesi nel Paese. Dal 2007 è legalizzata l’adozione congiunta.
SVEZIA, L’OK DELLA CHIESA. La Svezia fu tra i primi Paesi, con Danimarca e Olanda, a riconoscere legalmente le coppie omosessuali a metà degli Anni 90. Anche la Chiesa luterana si pronunciò a favore delle celebrazioni religiose dei matrimoni.
DANIMARCA, FIORI D’ARANCIO DAL 1989.  Il 7 giugno 2012 il parlamento danese ha approvato con 85 voti a favore, 24 contrari e due astenuti, una legge che permette di celebrare i matrimoni gay in Chiesa. I preti luterani possono sempre fare appello all’obiezione di coscienza. A Copenaghen le unioni civili erano in vigore dal lontano 1989.
ISLANDA, PREMIER GAY. È l’unica nazione al mondo con un capo di Stato lesbica. A un mese dall’approvazione all’unanimità della legalizzazione dei matrimoni gay, la presidente Johanna Sigurdardottir ha sposato la sua compagna.
CANADA, MODELLO SPAGNOLO. Il Canada ha legalizzato i matrimoni gay nel 2005, lo stesso anno della Spagna, adottamdo una legislazione simile.
PORTOGALLO, L’APERTURA DEI CONSERVATORI. A maggio 2010, l’ex governo socialista ha approvato la legge sui matrimoni gay, firmata dal capo dello Stato conservatore, Aníbal Cavaco Silva. Pochi giorni dopo Papa Benedetto XVI visitò il Portogallo.
ARGENTINA, SCONTRO COL CLERO. Il primo Paese sudamericano a istituire le unioni civili, prima, e i matrimoni gay, poi è stata l’Argentina. Nel 2010 la legalizzazione del matrimonio tra coppie dello stesso sesso si scontrò con l’opposizione della Chiesa cattolica. Ma ebbero la meglio i diritti.
CITTÀ DEL MESSICO, PACCHETTO ALL IN. Per celebrare un matrimonio gay si può scegliere anche l’esclusiva cornice di Città del Messico.
Al contrario degli altri Stati messicani (il Messico è una federazione), qui il matrimonio omosessuale non solo è legalizzato, ma è anche pubblicizzato dall’ufficio del turismo che offre pacchetti completi all inclusive: matrimonio e viaggio di nozze.
SUDAFRICA, ECCEZIONE DEL CONTINENTE. Nel continente africano, dove spesso l’omosessualità è considerata un reato e i gay sono perseguitati, il primo e l’unico Paese che ha legalizzato i matrimoni gay è il Sudafrica. La legge è stata varata subito dopo l’entrata in vigore della Costituzione post-apartheid.

La mappa delle unioni civili

GRAN BRETAGNA, UN PASSO AVANTI. Il premier conservatore britannico David Cameron si è schierato nettamente a favore del matrimonio gay, provocando la dura reazione della Chiesa anglicana. I conservatori sono talmente poco conservatori sull’argomento, che la Chiesa cattolica ha invocato una santa alleanza tra le varie fedi per contrastare l’introduzione della legge. Intanto, l’attuale norma sulle civil partnership, le unioni civili, varata dal New Labour di Tony Blair è una delle più avanzate d’Europa. Prevede, infatti, il diritto all’immigrazione e all’adozione.
GERMANIA, MENO DIRITTI.  In Germania le unioni civili sono state introdotte nell’agosto del 2001. Queste coppie però non hanno gli stessi diritti di quelle sposate. Per esempio non possono godere di agevolazioni fiscali, possono prendere un nome comune, ma non c’è diritto all’adozione congiunta.
Invece, per quanto riguarda le pensioni, l’assicurazione sanitaria e l’assicurazione in caso di gravi malattie, le coppie di fatto sono equiparate ai coniugi. In caso di separazione è possibile chiedere anche il mantenimento.
AUSTRIA, LA VIA DEL COMPROMESSO. In Austria si è arrivati a un compromesso tra governo e Chiesa cattolica. Dal primo gennaio 2010 è entrata in vigore una legge che permette la registrazione dell’unione all’anagrafe, ma vieta matrimonio e adozione. In un primo momento il governo aveva presentato una proposta molto più avanzata: sostanzialmente un’unione con lo stesso valore del matrimonio.
IRLANDA, ITER BURRASCOSO. Persino la cattolicissima Irlanda ha regolamento le unioni tra persone omosessuali. L’iter è stato lungo, il dibattito ha coinvolto il parlamento e la società civile. La prima proposta è arrivata in sede parlamentare nel 2005 ed è stata firmata dal presidente della Repubblica solo cinque anni dopo, nel 2010. Eppure il percorso non si è mai bloccato e dal 2011 le famiglie di gay irlandesi sono formalmente riconosciute.
FINLANDIA, UN UNICUM. La formula finlandese è un unicum: le unioni civili, legalizzate dal 2002, sono celebrate con le stesse modalità del matrimonio e lo scioglimento si ottiene negli stessi tempi. L’unione civile permette il ricongiungimento familiare e dà al partner straniero i diritti di un coniuge. Non sono invece equiparati i diritti di paternità e di adozione.
SLOVENIA, UNIONE DI PROPRIETÀ. Dal 2005 anche in Slovenia è in vigore una legge sulle unioni civili, che però limita i diritti alle relazioni di proprietà ed eredità, senza prevedere un vero riconoscimento da parte dello Stato. Sono infatti esclusi i diritti alla pensione e all’assistenza sanitaria. Il parlamento sta discutendo anche la possibilità di legalizzare il matrimonio.
CROAZIA, LIMITE AI DIRITTI. Le unioni civili in Croazia esistono dal 2003 ma con gli stessi limiti registrati in Slovenia.
SVIZZERA, UNIONE DOMESTICA. In Svizzera si sono inventati la formula dell’Unione domestica registrata. Vale solo ed esclusivamente per le coppie omosessuali, sul modello adottato dal cantone Vallese, per evitare che le coppie eterosessuali scelgano un matrimonio di serie B. Ai membri dell’Unione è vietata ogni pratica di fecondazione assistita e di adozione.
UNGHERIA, COPPIE DI FATTO MA SOLO GAY. In Ungheria, la prima legge che prevedeva la registrazione all’anagrafe delle coppie di fatto, sia omosessuali sia etero, è stata bocciata dalla Corte costituzionale perché considerata una minaccia per il matrimonio. Dal 2009 è in vigore una nuova normativa rivolta solo alle coppie omosessuali.
ISRAELE RICONOSCE LE NOZZE ALL’ESTERO. In Israele il matrimonio civile non esiste e la cerimonia è sempre officiata da un’autorità religiosa. Ma una sentenza della Corte suprema del 2006 ha obbligato Tel Aviv a riconoscere i matrimoni gay contratti all’estero. Tuttavia non dà la cittadinanza ai coniugi stranieri.
BRASILE, VIA LIBERA NEL 2011. Il 6 maggio 2011 la Corte suprema di Brasilia ha votato all’unanimità in favore delle unioni civili, nonostante la ferma opposizione della Chiesa cattolica. L’istituto delle Unioni civili è presente anche in Lussemburgo, Irlanda, Danimarca, Finlandia, Uruguay, Ecuador e Australia.

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