Gaza, scontri al confine con Israele

Redazione
30/03/2018

È di almeno 15 morti e 1.416 feriti il bilancio dei violenti scontri scoppiati lungo il confine della Striscia di...

Gaza, scontri al confine con Israele

È di almeno 15 morti e 1.416 feriti il bilancio dei violenti scontri scoppiati lungo il confine della Striscia di Gaza tra manifestanti palestinesi ed esercito israeliano il 30 marzo. Le vittime sono tutte palestinesi, raggiunte da colpi d'arma da fuoco e colpi d'artiglieria. A sparare non sono stati solo i cecchini, ma anche i carri armati di Tel Aviv. La conferma sul numero delle vittime è arrivata da Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero della Sanità di Hamas a Gaza.

Il 30 marzo per i palestinesi è la Giornata della Terra, anniversario dell’espropriazione da parte del governo israeliano di terreni di proprietà araba in Cisgiordania, nel 1976. Ma quest'anno la mobilitazione, che prenderà la forma della Marcia per il Ritorno, durerà fino al 15 maggio. Ovvero fino al giorno della Nakba (in arabo «catastrofe»), la dichiarazione d'indipendenza israeliana del 1948 che per i palestinesi coincide con l'inizio dell'esodo, perché molti di loro furono costretti ad abbandonare per sempre case e villaggi.

CHE COS'È LA MARCIA PER IL RITORNO. La Marcia per il Ritorno è stata organizzata creando cinque grandi campi di tende al confine con Israele, dotati di cucine da campo e servizi igienici. Hamas ha chiesto alla popolazione di trasferirsi là fino al 15 maggio. Da questi campi i civili palestinesi – uomini, donne, anziani e bambini – dovrebbero appunto marciare verso la barriera che divide Gaza da Israele, con l'intenzione di provare prima o poi a sfondarla per "tornare" in quelli che 70 anni fa erano ancora territori palestinesi.

ISRAELE ATTRIBUISCE AD HAMAS OGNI RESPONSABILITÀ. Secondo l'esercito israeliano «migliaia di palestinesi sono in sommossa in sei luoghi lungo la Striscia di Gaza, bruciano gomme e lanciano sassi verso le truppe, che rispondono con mezzi di dispersione e sparando verso i principali istigatori». L'esercito dello Stato ebraico ha attribuito ad Hamas ogni responsabilità: «Mette in pericolo le vite dei civili e le usa a fini terroristici, è responsabile dei disordini violenti e di tutto quello che avviene sotto i suoi auspici».

L'ORDINE DI APRIRE IL FUOCO NOTO DA GIORNI. Da giorni i vertici delle forze armate israeliane avevano anticipato che non avrebbero esitato a dare ordine di sparare ai cecchini se i manifestanti palestinesi avessero cercato di superare la barriera che divide Gaza da Israele. A questo scopo sono stati schierati 100 tiratori scelti. Il 30 marzo il generale Eyal Zamir ha dichiarato: «Abbiamo identificato tentativi di portare a compimento attacchi terroristici usando la protesta come copertura. Abbiamo detto ai civili di non avvicinarsi alla frontiera e stiamo inviando avvisi ufficiali ad Hamas, responsabile per tutto quello che accade nella Striscia».

LA RISPOSTA DELL'ANP. Il governo dell'Autorità nazionale palestinese ha accusato a sua volta Israele di essere «pienamente responsabile degli attacchi commessi dalle forze di occupazione contro il popolo palestinese in tutto il territorio occupato, specialmente nei governatorati meridionali». Il portavoce dell'Anp Youssef Mahmoud ha poi chiesto «un intervento internazionale immediato e urgente per fermare lo spargimento di sangue del popolo arabo palestinese nelle mani delle forze di occupazione israeliane».

I funerali dei palestinesi uccisi durante gli scontri sono iniziati nella tarda mattinata del 31 marzo, secondo quanto ha riferito Al Jazeera. In onore dei morti l'Autorità nazionale palestinese ha dichiarato una giornata di «lutto nazionale».

PRONTI A NUOVE MANIFESTAZIONI. Intanto nella Striscia di Gaza molti si preparano a nuove proteste. Alcune centinaia di persone si sono assembrate intorno agli accampamenti allestiti a qualche centinaia di metri dal confine con Israele. Le tende servono come punti di partenza per le marce. Gli organizzatori della protesta hanno dichiarato che le manifestazioni continueranno fino al 15 maggio, settantesimo anniversario della creazione di Israele, la data della "nakba" o catastrofe per i palestinesi, quando centinaia di migliaia furono costretti a lasciare le loro case durante la guerra del 1948.

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