Dispettucci in Gedi sulle nomine. Molinari in uscita?

Dispettucci in Gedi sulle nomine. Molinari in uscita?

27 Marzo 2019 09.00
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Complicanze sull’asse Roma-Torino. Niente di grave, ma quando i contraenti di un matrimonio hanno caratteri e stili diversi qualche tensione bisogna metterla in conto. Aggiungi anche il fatto che gli sposi, il gruppo Espresso-Repubblica e La Stampa, ovvero i De Benedetti e John Elkann, si parlano poco e spesso a distanza, e il contesto si chiarisce. Eppure, sin dalla salita all’altare, i ruoli in Gedi sono chiari. Torino, che ha portato in dote La Stampa e Il Secolo XIX, fa il socio finanziario, i De Benedetti quello industriale. D’amore e d’accordo sulla decisione di allontanare Mario Calabresi dalla direzione di Repubblica, lo sono stati un po’ meno nella nomina di Marco Moroni alla guida di Gedi News Network, la società che controlla tutti i quotidiani del gruppo (anche i locali della vecchia Finegil) escluso quello fondato da Eugenio Scalfari e ora diretto da Carlo Verdelli.

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È andata che John aveva chiesto di posticipare il passaggio di consegne al rientro in Fca di Maurizio Scanavino, numero uno di Itedi, la società editrice de La Stampa, prima della fusione. Scanavino non è un dirigente qualunque, vanta una lunga carriera in Fiat e una solida amicizia con John, essendo stati compagni di università al Politecnico torinese. Da Roma invece hanno ritenuto di procedere senza indugi, e il nipote dell’Avvocato ha storto il naso.

SI APRE UN NUOVO FRONTE: LA DIREZIONE DE LA STAMPA

Il fatto che John sia fortemente impegnato nella ricerca di un partner per Fca (pare che dopo che si erano visti al salone di Ginevra abbia incontrato una seconda volta Carlos Tavares, ad di Psa Peugeot, nello studio di un noto professionista elvetico) non significa, sostiene chi gli sta vicino, che sulla vicenda Gedi abbia perso il suo interesse. Tanto più che all’orizzonte si profila l’apertura di un altro fronte, quello della direzione de La Stampa. Per nulla contenti dei risultati raggiunti dall’attuale direttore Maurizio Molinari, in Gedi si sta pensando a un’alternativa che nelle voci di corridoio (ovvero quelle che nutrono questa rubrica) ha preso le fattezze di Dario Cresto-Dina che a La Stampa ha passato una vita prima di trasferirsi a Repubblica dove è diventato, su nomina di Calabresi, direttore vicario. Non occorre dire che, se Cresto-Dina lasciasse largo Fochetti, Verdelli non si sdraierebbe davanti alla porta per sbarrargli il passo. Ma dopo le ultime tensioni è meglio andarci cauti, e ristabilire l’armonia tra le due anime di Gedi. Perché ciò avvenga, occorre una figura terza dotata di buona diplomazia oltre che di profonda conoscenza delle parti in causa. E Carlo Perrone, ex padrone del Secolo XIX nonché consigliere d’amministrazione di Gedi, si è già messo all’opera.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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