Massimo Morici

Perché investire con un occhio alla parità di genere conviene

Perché investire con un occhio alla parità di genere conviene

Le ricerche degli ultimi anni non lasciano spazio a dubbi: le società con un’elevata presenza femminile ai piani alti sono meglio gestite. E restituiscono più profitti. I casi di gender investing.

23 Giugno 2019 18.00

Like me!

Che la finanza sia un settore maschilista, come ha ricordato di recente Stefania Bariatti, presidente di Banca Mps, è cosa purtroppo risaputa. Qualcosa però sta cambiando negli ultimi anni. Già, perché i trader professionisti hanno scoperto che puntare i soldi sulle società quotate che hanno abbassato il livello del testosterone all’interno dei board alla fine conviene. Chi investe con un occhio alla parità di genere, infatti, porta a casa più soldi di chi non lo fa e riesce spesso a conseguire risultati più importanti e sostenibili rispetto ad approcci più tradizionali. Dalle ricerche effettuate negli scorsi anni è emerso che le società con maggiore parità di genere ad alti livelli gerarchici sono meglio gestite, meno propense ad assumere rischi eccessivi, meno inclini al conformismo e più innovative rispetto ad aziende con team dirigenti esclusivamente maschili.

Le società il cui management è attento alle parità di genere hanno il 21% di possibilità in più di conseguire maggiori profitti

Un report di McKinsey, ad esempio, sottolinea come le società il cui management è attento alle parità di genere abbiano il 21% di possibilità in più di conseguire maggiori profitti rispetto a quelle meno sensibili a queste tematiche. Un’altra analisi del Peterson Institute for International Economics rivela, invece, come il passaggio da zero al 30% di leader femminili sia associato a un aumento del 15% dei profitti netti. Conviene, quindi, investire in società dove il board è tinto di rosa? Sì, perché tutto ciò per gli investitori si traduce in risultati migliori in termini di redditività del capitale e di performance corrette per il rischio. Uno studio di Credit Suisse, condotto tra il 2009 e il 2016, ha dimostrato che le imprese con almeno un membro del Cda donna in media hanno sovraperformato gli indici di Borsa di riferimento di un bel 40%, vale a dire il 3,5% l’anno che sale al 3,8% se la presenza femminile è superiore al 33% tra le figure apicali.

AZIENDE PIÙ STABILI CON DONNE NEL BOARD

Le società “al femminile”, inoltre, risulterebbero più stabili anche durante i cali di Borsa, come il crollo di Wall Street nel 2008 a seguito dello scoppio della bolla dei subprime. Stando ai risultati di una ricerca del Rosenberg Equities del gruppo Axa Investment Management (braccio di investimento del gruppo assicurativo francese), le aziende americane quotate con il 20% dei componenti del board donne sono riuscite a ottenere una profittabilità maggiore della media del mercato con performance più stabili. In che modo? Gli analisti hanno considerato la “deviazione standard”, che misura statisticamente la volatilità di un asset. E nelle società con alta parità di genere questo indicatore è pari all’1,2%, contro una media dell’1,5% e addirittura un 2% di quelle governate in via esclusiva da uomini. Il motivo è di natura psicologica: pare, infatti, che sia una peculiarità del gentil sesso non amare particolarmente il rischio, anche quando si tratta di investire sui mercati finanziari.

I FONDI CHE INVESTONO NELLA PARITÀ DI GENERE

Chi è interessato al cosiddetto gender investing, può contare su alcuni strumenti ad hoc. Il primo fondo di questo genere, il Women’s Equity Fund, è stato lanciato negli Usa nel 1993, anche se il “boom” di questa tipologia di fondi è negli ultimi anni. Le cifre, tuttavia, sono ancora contenute: secondo una ricerca di Veris Wealth Partners, le masse investite sui mercati con strategie gender sono cresciute da 100 a 910 milioni di dollari tra 2014 e 2017, poca cosa considerando i trilioni di dollari che girano sui mercati finanziari. E in Italia? Da alcuni anni esistono diversi strumenti che investono considerando la parità di genere: Ubs Asset Management ha quotato in Italia nel 2018 il primo Etf (Exchange traded fund) focalizzato sulla parità di genere.

La Banca mondiale ha emesso un bond sostenibile focalizzato su gender equality e women empowerment

La Banca mondiale nello stesso anno ha emesso un bond sostenibile focalizzato su gender equality e women empowerment. Nel 2017 sulla Borsa di Parigi è stato quotato Lyxor Global Gender Equality, il primo Etf sulla parità di genere in Europa, mentre nello stesso anno Axa Im ha lanciato un fondo a gestione attiva, disponibile anche in Italia, sul tema del woman empowerment che promuove la parità di genere all’interno delle aziende in cui investe. Gli investitori interessati possono poi consultare gli indici di riferimento che includono i titoli delle società quotate più attente alla presenza delle donne nel top management: è il caso di Ftse Women on Boards Leadership Index Series, Bloomberg Financial Services Gender-Equality Index, Thomson Reuters Diversity and Inclusion Total Return Index, Female Representation Index.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *