Genova, uccise un uomo con arco e freccia: chiesto l’ergastolo per Evaristo Scalco

Per l'accusa l'omicidio di Javier Miranda Romero è aggravato da futili motivi e odio razziale. La sentenza attesa per l'11 gennaio.

Genova, uccise un uomo con arco e freccia: chiesto l’ergastolo per Evaristo Scalco

È stato chiesto l’ergastolo per Evaristo Scalco, il maestro d’ascia che nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2022 uccise con arco e freccia nel centro storico di Genova il 41enne Javier Alfredo Miranda Romero. Proprio quella sera, la vittima stava festeggiando con un amico la nascita del figlio.

La richiesta di ergastolo del pubblico ministero

Il pubblico ministero che segue il caso, Arianna Ciavattini, ha chiesto per Evaristo Scalco l’ergastolo in quanto «ha stroncato la vita di un uomo nel fiore dei suoi anni. Ma a un anno di distanza, non ha messo a fuoco molto quello che è successo visto che si è pure dimenticato che la vittima ha una figlia di 18 anni. È solo concentrato su se stesso e non sulle conseguenze delle vite degli altri». Nella requisitoria della pm viene anche sottolineato come l’imputato abbia agito per futili motivi, «ha colpito perché lo avevano insultato, come lui stesso aveva ammesso all’inizio, perché gli era stato mostrato il dito medio» e si sia intestato «un malinteso senso di supremazia morale e civile». Per Ciavattini, inoltre, l’imputato avrebbe agito nella convinzione che il degrado del centro storico di Genova fosse causato dall’alta presenza di cittadini stranieri: «Ha l’idea che la mera appartenenza a un certo gruppo etnico sia espressivo di una qualche forma di inferiorità, che essere straniero si accompagni a un modo di vivere irrispettoso che porta all’esasperazione dei cittadini».

La vittima Javier Alfredo Miranda Romero
La vittima Javier Alfredo Miranda Romero (X).

«Lui sapeva benissimo che cosa aveva lanciato nell’addome e tanto bene lo sapeva che l’unica cosa che aveva in mente era di estrarre quella freccia che lo inchiodava a quel delitto. È questa la fase più riprovevole», ha aggiunto la pm. «E lui invece non ci ha pensato a chiamare i soccorsi. Ha provato fino all’ultimo, contro ogni pietà umana, di estrarre la freccia senza nemmeno pensare che l’emorragia interna sarebbe dilagata e che la vittima non ci sarebbe nemmeno arrivata in ospedale». Questi fattori indicherebbero per la dottoressa Ciavattini «la totale assenza di ogni resipiscenza, noncuranza della sorte della vittima».

La difesa: «L’ergastolo è una richiesta esagerata e sbagliata»

La prossima udienza del processo è fissata al 18 dicembre, quando a parlare sarà la difesa. «L’ergastolo è una richiesta esagerata e sbagliata», ha commentato Jacopo Pensa, avvocato di Scalco. «Chiediamo che vengano riconosciute le attenuanti generiche. È un lavoratore, un uomo onesto, incensurato, anziano: bisogna tenerne conto». La sentenza è attesa per l’11 gennaio.