Peppino Caldarola

Gentiloni, cinque giorni all'uscita di scena

Gentiloni, cinque giorni all’uscita di scena

26 Aprile 2017 08.49
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Se domenica 30 aprile 2017 Matteo Renzi vincerà le Primarie, come tutto lascia pensare, e se lo farà con un buon distacco dai suoi due competitor, il balletto sul voto anticipato prenderà il ritmo indiavolato di una “pizzica”.

MATTEO IL CONTE DI MONTECRISTO. Il Renzi reticente e silenzioso di queste settimane si trasformerà nel conte di Montecristo deciso a saldare tutti i conti. Purtroppo tocca al mite, troppo mite, Paolo Gentiloni pagare dazio. Il suo governo sarà sottoposto quotidianamente ad attacchi renziani che avranno anche il secondo fine di presentare il “Giglio magico” da prototipo dell’establishment a alfiere dell’assedio al sistema.

ARTICOLO UNO SARÀ IMPREPARATO. Gentiloni difficilmente può reggere a lungo. Se Renzi attaccherà il governo, sarà difficile che Articolo Uno si presenti come suo difensore strenuo non avendo avuto da questo governo alcuna concessione che giustifichi l’appoggio. I centristi non sono preparati al voto, ma non lo saranno neppure fra 30 anni, e Renzi potrà sognare di regolare i conti alla sua sinistra approfittando dell’impreparazione di Articolo Uno, di cogliere a metà del guado Silvio Berlusconi nella ricerca di una alleanza con Giorgia Meloni e Matteo Salvini e di infischiarsene dell’eventuale primato di Beppe Grillo. Ovviamente tutto ciò senza una legge elettorale.

L'ex rottamatore è riuscito ad avvelenare i pozzi della sinistra al punto che non ha alternative a se stesso

Dove Renzi porterà il Paese e se stesso con queste scelte non appare molto chiaro. Del resto Renzi non lo abbiamo misurato mai su prospettive strategiche. L’uomo è stato abile nell’indicare con la rottamazione l’esigenza di un cambio generazionale, ha affastellato “riforme” che sono tutte crollate, ma è riuscito ad avvelenare i pozzi della sinistra al punto che non ha alternative a se stesso.

DIRANNO CHE MACRON COPIA RENZI. È persino banale dire che dopo il 30 aprile l’ex premier "farà il Macron" e Andrea Romano e altri intellettuali del suo giro diranno che è Macron che ha imparato da Renzi. Quel che si può dire con certezza è che l’Italia conoscerà una nuova turbolenza terribile senza che il voto dia stabilità e certezza a un vincitore. Perché questo è il dato della destra, del centro e della sinistra: l’incapacità di darsi una prospettiva lunga e un campare alla giornata, nella rissa quotidiana.

Dopo le Primarie Pd l’Italia non cambierà il suo volto politico. L’uomo forte di un partito vincerà preparandosi a perdere clamorosamente le elezioni

Il Paese è visibilmente piegato. Il “caso Roma” viene sottovalutato, ma il degrado della Capitale è diventato simbolo del Paese perché ormai incontra la sfiducia totale dei cittadini nel cambiamento ovvero nel miglioramento. E i cittadini, quando vengono convocati, referendum costituzionale o Alitalia, come notava sull'Huffington post giustamente Lucia Annunziata, imbracciano il loro “no” come segno di disprezzo e di distacco.

ARRIVERÀ QUALCUNO NON DI SINISTRA. Questi ragionamenti portano a dire che domenica 30 l’Italia non cambierà il suo volto politico. L’uomo forte di un partito vincerà preparandosi a perdere clamorosamente le elezioni politiche, rifiuterà il dialogo a sinistra spingendo con il ricatto elettorale all’assemblaggio delle liste di sinistra e preparando un parlamento che diventerà un suk. Forse non c’è più niente da fare per salvare questo Paese ed è giusto che il destino si compia. Forse la sinistra dovrebbe dedicare più forze a elaborare progetti con analisi più severe e approfondite e con la ricerca di una nuova partecipazione, forse è solo tempo perso in attesa che qualcuno prenda in mano la situazione. E non sarà di sinistra.

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