Il Financial Times incorona Soros personaggio dell'anno

Il Financial Times incorona Soros personaggio dell’anno

19 Dicembre 2018 12.42
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È George Soros il personaggio dell'anno del Financial Times. Secondo il quotidiano finanziario, il miliardario e filantropo di origine ungherese è il «portabandiera della democrazia liberale e della società aperta». Ideali e valori che oggi sono sotto assedio in ogni parte del mondo: dalla Russia di Vladimir Putin agli Usa di Donald Trump, fino proprio all'Ungheria di Viktor Orban, a cui Soros tra l'altro finanziò gli studi univesitari. «Per oltre tre decenni», continua il Ft, «Soros ha combattuto con la filantropia contro l'autoritarismo, il razzismo e l'intolleranza. Attraverso il suo lungo impegno per l'apertura, la libertà dei media e i diritti umani, ha attirato l'ira di regimi autoritari e, sempre più, dei populisti che continuano a guadagnare terreno, in particolare in Europa». «Sono incolpato di tutto, incluso essere l'anti-Cristo», ha ironizzato il miliardario.

SOROS AL CENTRO DELLE TEORIE COMPLOTTISTE

Vero è che contro Soros si sono moltiplicate le teorie complottiste, a partire da quelle antisemite. Non passa giorno, ricorda il quotidiano della City, senza una dichiarazione, un tweet che lo ritraggano come un maestro manipolatore della politica globale. Un veleno che per molti anni era rimasto sottotraccia negli ambienti di estrema destra, ma che ora è stato sdoganato. Non a caso Donald Trump ha accusato apertamente Soros di aver finanziato la carovana di migranti partita dal Centroamerica. Un odio che potrebbe essere dietro il pacco esplosivo ritrovato nella casa del filantropo nei pressi di New York. «Sono stato dipinto come il diavolo», ha commentato Soros al Ft. «Il fatto che gli estremisti siano spinti da false teorie cospirative su di me per uccidere mi ferisce tremendamente», ha affermato.

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LA BATTAGLIA CON VIKTOR ORBAN

Dall'altra parte dell'Atlantico, Orban ha accusato il suo ex finanziatore di essere la mente del piano di invasione dei migranti. E dalle parole è passato velocemente ai fatti. Il 3 dicembre la Central European University, fondata da Soros a Budapest, è stata cacciata dal Paese e ha trasferito alcuni corsi a Vienna. Mentre lo scorso maggio la Open society foundations aveva chiuso la sua sede sempre a Budapest per trasferirsi a Berlino «a causa della crescente repressione politica e legale». La battaglia tra il filantropo e il premier magiaro si è spostata a Strasburgo: Open Society a settembre 2018 ha presentato istanza davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo e alla Corte costituzionale dell'Ungheria per contestare le recenti leggi del Paese che prendono di mira le Ong che lavorano con i rifugiati e i richiedenti asilo.

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GLI ATTACCHI DI SALVINI

Soros è ricordato come speculatore per le "scommesse" del suo fondo contro la sterlina e contro la lira, costringendo la Bank of England e Bankitalia a svalutare le loro monete nazionali e uscire dal Sistema monetario europeo, operazioni che avrebbero generato nelle casse del finanziere un ricavo di 1 miliardo e mezzo circa di dollari. Per questo Matteo Salvini ai primi sobbalzi dello spread ha puntato – sostenuto dall'amico Orban e dall'alleata Marine Le Pen – il dito contro «una manovra di speculatori alla vecchia maniera, alla Soros, che puntano sul crollo del Paese per comprarsi a livello di saldo le aziende sane, che sono tante, di questo Paese». Non pago, il segretario della Lega aveva rispolverato alla bisogna vecchie bufale della cosiddetta sostituzione etnica come il piano Kalergi per accusare il filantropo di avere un piano segreto per riempire l'Europa di migranti.

Open Society rispedì le accuse al mittente chiedendo al capo della Lega via comunicato di «smetterla di ripetere false affermazioni»: «George Soros ritiene che l'Europa abbia bisogno di una soluzione ampia e paneuropea per affrontare le migrazioni, compresa la riforma del Regolamento di Dublino e un aumento degli aiuti per promuovere la democrazia e la prosperità nei Paesi che sono fonte della maggior parte dell'immigrazione verso l'Europa». Nella nota la Ong metteva quindi in chiaro di non fornire « sostegno finanziario alle operazioni di ricerca e soccorso condotte nel Mediterraneo dalle varie Ong, anche se lodiamo questi sforzi umanitari».

NEL MIRINO ANCHE PER L'OPPOSIZIONE ALLA BREXIT

Insomma la persona dell'anno del Ft non conosce pace. Nemmeno nel Regno Unito, che può essere considerata la sua seconda patria. In Gran Bretagna, infatti, Soros è finito nel mirino per la sua opposizione alla Brexit e per i finanziamenti a Best of Britain, una associazione che fa campagna per ottenere un secondo referendum sull'adesione all'Ue.

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