La Germania si prepara al peggio, tra polemiche e caccia alla mascherina

Stefano Grazioli
05/04/2020

Il ministro della Salute Spahn lo ha detto chiaramente: «È la quiete prima della tempesta». La priorità è rallentare i contagi per dare respiro al sistema sanitario. Ma senza panico. Mentre dall'Italia si rumoreggia per la prima pagina della Bild che dichiara l'amore per lo Stivale. Almeno finché non sarà da difendere il risparmiatore tedesco. Il diario del coronavirus da Bonn.

La Germania si prepara al peggio, tra polemiche e caccia alla mascherina

da Bonn

È trascorsa la quarta settimana di lockdown in Germania. Al 3 aprile i contagi totali nel Paese sono 89,451, 1,208 i decessi, mentre Berlino dopo il primo piano di aiuti coronavirus da 450 miliardi di euro, comincia a pensare alla fase 2: il ritorno a una parziale normalità, facendo i conti con un calo del Pil che nella peggiore delle ipotesi sarà nel 2020 intorno al 5%.

LUNEDÌ: ARRIVANO NUOVI PAZIENTI DALL’ITALIA

Altra settimana, la terza dopo l’inizio del lockdown. Ieri è atterrato all’aeroporto di Colonia/Bonn un aereo con una decina di pazienti italiani, due sono finiti all’Uniklinik. Due signore sulla settantina in arrivo da Bergamo con la necessità di terapia intensiva. Qui gli ospedali sono ancora semivuoti e va bene così. Ma l’onda è in arrivo. In un’intervista alla Welt am Sonntag il direttore del Robert Koch Institut Lothar Wieler ha detto che anche in Germania si potranno verificare scenari italiani e bisogna prepararsi. Se lo dice lui c’è da credergli. Ed è meglio prepararsi. A Bonn lo stanno facendo e per adesso non c’è panico. Anzi. Siamo però ancora nella fase che il ministro della Salute Jehns Spahn ha definito «la quiete prima della tempesta». La città è semivuota, le file ordinate ci sono solo davanti ai supermercati, quando porto e riprendo mia figlia all’asilo non vedo un’anima. Anche il sindaco di Bonn si è espresso positivamente sulla diligenza dei cittadini. Speriamo che serva.

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MARTEDÌ: TANTA GENTE IN GIRO, RESTA SOLO L’OBBLIGO DEL DISTANZIAMENTO SOCIALE

Come c’era da aspettarsi le misure restrittive, il cosiddetto social distancig e la serrata dei negozi e delle scuole, sarà prolungata fino alla settimana dopo Pasqua. La cosa non mi stupisce, visto che i numeri sono quelli che sono e in giro, in alcuni momenti, verso sera soprattutto, c’è ancora troppa gente. Non tanto in centro città, quanto lungo la passeggiata sul Reno, dove tra jogger, ciclisti, famiglie a passeggio sembra in alcuni punti di essere in piena stagione estiva. I gelatai sono aperti (solo take away) e un cono non se lo leva nessuno, anche se le temperature sono ancora invernali e la notte va sottozero. I tedeschi però son fatti così, appena vedono il sole, che qui da novembre a marzo si affaccia in media un giorno alla settimana, si mettono in maglietta e corrono fuori. In tempi di coronavirus le abitudini non sono cambiate, visto che al momento l’obbligo è quello di non essere in più di due e mantenere le distanze dagli altri.

MERCOLEDÌ: C’È CHI SI LAMENTA PER GLI AIUTI DI STATO

Anche le mia abitudini non cambiano, una margherita a Spaccanapoli riesco a prenderla almeno uno volta alla settimana.

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Sento Gabriele che si lamenta un po’ perché non ha diritto a ricevere gli aiuti di Stato (fino a 9.000 euro per tre mesi per le piccole imprese con al massimo cinque dipendenti) perché ha aperto il nuovo locale solo da un paio di settimane. Il meccanico delle biciclette si lamenta lo stesso perché li prende e gli vengono comunque tassati (7.200 euro). Meglio in ogni caso dei 600 euro in Italia. Quando passo al super per comprare due cose, la fila davanti a me è composta da cinque persone, a parte una ragazzina, gli altri sono over 65. Mi viene in mente la notizia di ieri, con 17 morti a Wolsburg in una residenza per anziani. Anche in Germania succedono queste cose, nonostante siano attese. Non è certo un Paese perfetto, e non solo per questo.

La prima pagina della Bild dedicata all’Italia.

GIOVEDÌ: LA PRIMA PAGINA DELLA BILD E LE POLEMICHE

Stamattina penso alle due signore di Bergamo ricoverate alla clinica universitaria di Bonn. Chissà cosa staranno pensando: ieri è stata scoperta una bomba della Seconda guerra mondiale poco distante dall’ospedale. Grande evacuazione verso mezzogiorno, per pazienti e gli abitanti dei dintorni. Ci mancava solo questa. Comunque è andato tutto liscio. L’Italia è anche protagonista sui media, dopo che la Bild Zeitung, quotidiano popolare che vende un paio di milioni di copie e viene letto dal triplo, ha pubblicato un articolo, tradotto anche in italiano, in cui dichiara la propria solidarietà con il Belpaese, colpito gravemente dalla crisi. Belle parole mischiate a luoghi comuni, adatte al lettore medio della Bild, appunto, un gesto che comunque arriva con almeno un mese di ritardo e dopo che negli ultimi giorni i rapporti italo-tedeschi erano stati sollecitati a livello mediatico tra l’apparizione del premier Giuseppe Conte alla tivù tedesca e la lettera di alcuni politici e amministratori italiani sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. La Bild, foglio trash di cui si salva la pagina dello sport se si è appassionati di Bundesliga, dichiara oggi l’amore per l’Italia, per poi scaricarla fra un po’, quando ci sarà da difendere il risparmiatore tedesco. Già visto tutto negli anni passati, stavolta non sarà diverso.

VENERDÌ: IL GIORNO DELLE MASCHERINE

È il giorno delle mascherine. Non solo perché in Austria da un paio di giorni è scattato l’obbligo di portarle al supermercato e da Berlino si guarda con attenzione a Vienna per imitare i comportamenti più virtuosi nel contenimento dell’epidemia. Pare che qualche centinaio di migliaia di mascherine provenienti da Pechino e diretta in Germania sono state requisite durante il tragitto dagli Stati Uniti (stessa denuncia venuta dalla Francia nei giorni scorsi). Nessuno ora ne vuole fare e meno dopo che per settimane si è discettato sulla loro reale utilità. Wieler, nella consueta conferenza stampa di fine settimana, ne ha spiegato il valore, fondamentale soprattutto per chi ne ha bisogno assolutamente, cioè per il personale degli ospedali, ambulatori, case di riposo e via dicendo. Al super non è proprio una questione di vita e di morte. Il capo del Robert Koch Insitut ha ribadito che la Germania si trova ancora nella fase iniziale dell’epidemia e che il numero dei morti salirà. La strategia rimane sempre quella iniziale, e cioè di rallentare la diffusione del virus per non appesantire il sistema sanitario. Per ora sta funzionando.