Barbara Ciolli

Germania, l'Europa è appesa al declino di Merkel

Germania, l’Europa è appesa al declino di Merkel

17 Gennaio 2018 09.16
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Un sospiro di sollievo lo tirerà la cancelliera Angela Merkel, e a questo punto anche l'ex rivale a capo dei socialdemocratici (Spd) Martin Schulz e i governi dell'Ue, se il 21 gennaio 2018 l'assemblea della Spd approverà a Bonn le 28 pagine di concordato preliminare con i cristiano-democratici (Cdu-Csu) per l'inizio degli effettivi colloqui sul programma della nuova Grande coalizione e il varo di un nuovo esecutivo entro aprile. Altrimenti scoppierà la bomba delle elezioni anticipate entro primavera. Un vuoto di governo – il primo nella Germania repubblicana – che in ogni caso persisterà per oltre un semestre dalle destabilizzanti Legislative tedesche del 24 settembre 2017, lasciando in sospeso la locomotiva d'Europa.

ACCORDO A RISCHIO. Se l'intesa preliminare tra Spd e Cdu-Csu non passa, e sempre più nubi si addensano sull'assemblea della Spd, l'incertezza nel Paese guida dell'Ue si prolungherà. Tornare al voto in Germania con risultati simili (nei sondaggi i principali partiti sono ai bassi gradimenti dell'autunno), senza alleanze per una maggioranza di governo, aprirebbe una seconda crisi politica. Con le dimissioni di Merkel da capo della Cdu e anzi un suo possibile passo indietro già prima, da candidata cancelliera, in caso di fallimento di colloqui con i socialdemocratici e riapertura delle urne. I Liberali (Fdp) che hanno affossato le prime trattative sono disponibili a governare in futuro con la Cdu-Csu solo a patto che la cancelliera non sia più Merkel.

Se finora l'economia tedesca ha tenuto, consolidando addirittura la sua crescita con l'ennesimo record di occupati festeggiato all'inizio del 2018 (quasi 640 mila posti in più nel 2017 e senza lavoro in calo del 3,7%), e se l'affidabile istituto economico Ifo prevede una crescita interna del 2,6% anche nel 2018, nonostante il vacuum politico, per l'Ue il discorso delle conseguenze è diverso. Un governo uscente tenuto in carica per svolgere mere funzioni d'ufficio, scollegato e in conflitto col neo-insediato parlamento, ha ridimensionato il potere d'influenza della cancelliera Merkel sulla Commissione Ue e sui governi membri. La Germania non può più dettare la linea e la Francia, come contraltare, guadagna peso.

MENO MERKEL, PIÙ UE. Una cancelliera dimezzata, che non può attuare un programma di politica interna ed estera attraverso una maggioranza in parlamento, favorisce in questi mesi le spinte progressiste e anti-austerity dell'Ue. Anche un governo di grande coalizione con i socialdemocratici, che di fatto manterrebbero in vita Merkel per un'altra legislatura, aiuterebbe dalla primavera i governi di sinistra che chiedono più investimenti nell'Ue e un fondo per la crescita comune. La bozza approvata dalla Cdu-Csu nel rush notturno del 12 gennaio scorso va in questa direzione. Una cancelliera in declino deve fare maggiori concessioni alla Francia e all'Italia, secondo e terzo Paese per peso dell'Ue. Ma un'Europa senza Merkel che volto avrebbe a breve termine?

Il leader della sezione giovanile della Spd Kevin Kühnert ha promesso di «fare di tutto» per affossare nuove larghe intese con Merkel

Diversa sarebbe una Germania con un governo di destra tra Cdu-Csu e Liberali, nato dalla vittoria di un nuovo leader che gli stessi cristiano-democratici, in presenza di Merkel, stentano a far emergere. Premessa dei falchi della Fpd per il sì a far parte di un esecutivo è la chiusura delle frontiere europee ai flussi di stranieri e – nodo ancora più centrale – il controllo del ministero tedesco delle Finanze per imporre la non condivisione dei debiti pubblici nell'Ue e il rispetto degli obblighi sui conti pubblici da parte di tutti gli Stati membri: in caso di richiesta di nuovi aiuti, il leader della Fpd Christian Lindner è chiaramente per l'uscita della Grecia dall'euro e le posizioni sarebbero dure anche su sforamenti al deficit dell'Italia e di altri Paesi.

IL COLLASSO POLITICO. Il naufragio delle trattative per un'altra Grande coalizione (in vista di un voto anticipato e un governo di destra) amplificherebbe poi la crisi generale della sinistra in Occidente e il tasso di ingovernabilità dei Paesi: il pericolo maggiore per la Germania e di rimbalzo per l'Ue. La Spd precipitata ai minimi storici dal 1945 (20%) è in un clima di rivolta montante, spaccata in due su terze, possibili, grandi intese con Merkel. Il leader della sezione giovanile Kevin Kühnert ha promesso di «fare di tutto» per affossarle, come Lindner vuole rottamare la cancelliera. Diversi franchi tiratori chiamati al voto nella Spd rimettono in discussione varie frasi dell'intesa preliminare firmata. Una scissione distruggerebbe il partito di Marx, spianando la strada alle destre radicali in Germania e nell'Ue.

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