La versione tedesca su Eurogruppo, Mes e fondo per la ripresa

Redazione
08/04/2020

Secondo il ministro delle finanze tedesco Scholz quello su cui manca l'unanimità è il Mes senza Troika. Di eurobond non parla nemmeno, ma invece sostiene il fondo per la ripresa con la Francia.

La versione tedesca su Eurogruppo, Mes e fondo per la ripresa

La versione del ministro dell’Economia tedesci Olaf Scholz è chiara, niente eurobond, ma sì al recovery fund. Ed è importante perchè la Germania è il Paese che ha più interessi nella ripresa economica di Italia e Spagna per via delle catene di produzione condivise e per questo può isolare l’Olanda. «Abbiamo avuto un dibattito molto costruttivo. Abbiamo anche discusso su cosa si dovrà fare nel prossimo step: credo che sia assolutamente chiaro che la ripresa dell’Europa sarà una grande azione che dobbiamo organizzare insieme. E come se ciascuno sa si può affrontare con gli strumenti classici che già ci sono», ha detto il ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz a Berlino davanti alla stampa, dopo l’eurogruppo.

AFFRONTARE LA CRISI CON SURE, BEI E MES

«Abbiamo discusso di quello che era all’ordine del giorno», e cioè le tre proposte sulla funzione della Bei, sul Mes e il programma Sure, ha affermato il ministro, rispondendo ad una domanda sugli eurobond e rimarcando che anche la fase della ripresa potrà essere affrontata con gli strumenti classici dell’Ue: «Penso che ci si debba concentrare su queste questioni e su queste possibilità». «E come detto, dal mio punto di vista, è stato un dibattito molto positivo»

SÌ AL MES, NO ALLA TROIKA

È sul Mes che manca l’unanimità per ora nell’eurogruppo, ha detto il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz. «Per noi è importante» che se si ricorre al Mes «non scatti come 10 anni fa l’invio di commissari e l’arrivo di una troika, con l’elaborazione di un qualche programma. Quello di cui adesso i Paesi hanno bisogno è la solidarietà», per salvare posti di lavoro, e investire in campo sanitario. «Questa solidarietà va organizzata velocemente. Su questo bisogna ancora discutere: non basta che si sia quasi tutti d’accordo, serve l’unanimità».