Barbara Ciolli

Germania, la parabola verso l'oblio di Frauke Petry

Germania, la parabola verso l’oblio di Frauke Petry

04 Ottobre 2017 06.00
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Frauke Petry è sola, con il suo bodyguard. Dall'uscita dal gruppo parlamentare di Alternative für Deutschland (AfD), all'indomani dell'elezione e prima di aver mai messo piede al Bundestag, non ha attorno a sé il drappello nutrito di scissionisti che le sarebbe spettato a giudicare dal ruolo rivestito in AfD, presidente anche se ormai pro forma, e dall'oltre 37% di preferenze ricevute in Sassonia su mandato diretto, cioè alla sua persona.

GESTO CONSIDERATO «KAMIKAZE». L'annuncio eclatante, senza informare prima il partito e alla sua conferenza di presentazione – dopo le Legislative del 24 settembre 2017 che hanno segnato il ritorno in Germania dell'estrema destra nel palazzi del potere dal 1945, terza forza in parlamento – non ha sortito il terremoto cercato: «E chi farebbe mai un'azione kamikaze del genere»?», commentano anche nella sua roccaforte di Dresda dei membri di AfD. A Petry, presidente uscente anche di AfD sassone e dalle amministrative del 2014 capo frazione nell'assemblea locale, si sono uniti alcuni fedelissimi: il dirigente della frazione Uwe Wurlitzer, la sua vice Kirsten Muster, tre deputati locali Andrea Kersten e altri tre quadri della sezione regionale.

Gli altri 10 deputati sassoni non si espongono e aspettano prudenti, anche perché in ballo ci sono le poltrone vacanti della dirigenza e della presidenza di frazione e sezione. Ancora peggio è andata all'attuale marito di Petry, Marcus Pretzell, europarlamentare nonché presidente e capo-frazione di AfD in Nord Reno-Vestfalia, fuoriscito in concomitanza con la moglie: a Strasburgo, la collega e vice presidente nazionale Beatrix von Storch (alle Europee del 2014 AfD aveva conquistato 7 seggi, ma in seguito alla scissione nel 2015 del cofondatore ed europarlamentare Bernd Lucke si erano ridotti a due), già in un gruppo parlamentare diverso dal suo, non lo ha seguito e anzi è in ballo per rimpiazzare Petry alla presidenza.

I DEPUTATI RESTANO IN AFD. Anche nel parlamento regionale renano solo Alexander Langguth ha deciso di seguire Pretzell come indipendente, gli altri 14 deputati restano in AfD. Maggiori turbolenze sono in vista nel Land del Meclemburgo-Pomerania anteriore, dove uno dei capisezione, Bernhardt Wildt, ha sbattuto la porta e quattro deputati regionali a lui vicini si sono iscritti a una loro nuova lista civica. Ma altri 13 membri rimangono in AfD e altre sezioni regionali come il Brandeburgo, guidato dal leader nazionale Alexander Gauland, o come Berlino presidiata da von Storch restano dei monoliti. Soprattutto, nessun altro dei 93 neo-eletti in AfD al Bundestag, il parlmento nazionale, mostra segni di dissenso.

Petry e il marito Pretzell vogliono fondare un partito conservatore nazionalista, Il nuovo centro o Alternativa centro

La spaccatura in due del movimento euroscettico tedesco – fondato nel 2013, presto radicalizzatosi in xenofobo, infine emerso nel 2017 come nostalgico del nazismo – è lontana. Nel suo ufficio di AfD Lipsia al parlamento regionale sassone, dove Petry ha accettato di parlare off the record solo con il magazine der Spiegel mentre raccoglieva le sue cose, la porta d'accesso all'anticamera le era stata sbarrata dai membri di AfD, il caffè tolto e l'acqua era disponibile solo alla mensa. L'ex presidente, nella stanza col figlio Ferdinand di pochi mesi, è apparsa «stanca», provata dagli ultimi sviluppi nel partito e dalle migliaia di offese ricevute sulla pagina personale di Facebook. Ma non si è detta impaurita.

RIPETUTE MINACCE DI MORTE. Una guardia del corpo personale la protegge, l'auto le «era già stata bruciata» al fallimento della sua impresa di materiali chimici. D'altra parte, in seguito a plurime minacce di morte per il «diritto di sparare ai migranti al confine» e altre dichiarazioni xenofobe, anche la duchessa von Storch, nipote dell'ultimo ministro delle finanze (ministro guida del governo del Terzo Reich) di Hitler, vive per opposti motivi sotto scorta. Il marito Pretzell ha anticipato il progetto della coppia di fondare un partito nazionalista e conservatore sullo stampo della Csu (il ramo più a destra bavarese dei cristiano-democratici di Angela Merkel), su scala nazionale e dal nome «nuovo centro» o «alternativa centro».

Ma l'ambizione di lanciare un movimento popolare di rinnovamento tedesco, capace di governare «come in Francia en Marche del presidente Macron», appare sproporzionata. L'indipendente Petry è indaffarata a ricostruirsi una verginità da un'AfD «troppo estremista», ma i moderati fuorisciti con Lucke – alla guida di un nuovo partito ignorato dagli elettori – non le credono e neanche i pochi rimasti nel partito: nel 2016 Pretzell, ex liberale (Fdp) fu cacciato dal gruppo parlamentare Ue dei Conservatori e Riformisti (Ecr) per l'affermazione – anche di Petry – sullo «sparare sui migranti come extrema ratio», per quanto al contrario di Storch non si sia poi unito alla formazione più estremista dell'Europa per la Libertà e la democrazia diretta (Efdd).

MACRON O LE PEN? L'unica affinità con il movimento di Macron è l'età, 42 anni Petry e 44 Pretzell. Anche il dominio web dieBlauen.de, acquistato da Petry nel luglio 2017, renderebbe il loro gruppo nazionalista più simile al Front national francese di Marine Le Pen. Dell'ex leader di AfD non si fidano più neanche diversi eletti che le erano vicini «per il modo disonesto della sua uscita». Petry era sparita per mesi dai palchi di AfD, dopo che le telecamere l'avevano ripresa in lacrime a un'assemblea del partito, incinta del quinto figlio e ancora presidente, ma umiliata da un intervento – applaudito dalla platea – denigratorio dell'ala nostalgica del nazismo che stava prendendo il sopravvento.

  • Il video delle lacrime di Petry.

Un partito rissoso può raggiungere il 13%, forse il 20%, ma mai abbastanza per governare

Poi ad agosto Petry era ricomparsa in un'agguerrita campagna solitaria, tappezzando la Germania di manifesti di AfD sulla sicurezza con lei e il bambino di pochi mesi. «Doveva andarsene prima, senza prendersi il seggio al Bundestag», commentano ora i maligni. Lei e Pretzell hanno invece annunciato in un'intervista alla rivista Junge Freiheit, della galassia culturale delle Nuove destre, di voler conservare il doppio mandato: al parlamento regionale e nazionale lei, all'europarlamento e al parlamento regionale lui. Incarichi che con il cumulo dei rimborsi spese porteranno nelle tasche di ciascuno quasi 14 mila euro, escluse altre migliaia di euro da distribuire ai collaboratori e varie prebende.

XENOFOBA, MA ALMENO ANTI-NAZI. Ambiziosissima, dagli anni di scuola e dell'università, lo è sempre stata Petry: testa di ponte in AfD tra la base originaria di euroscettici moderati e la destra reazionaria e xenofoba dilagante che ha finito per stritolarla. Estromesso dalla stessa Petry, Lucke è convinto che l'estremismo della ex leader «non era ideologico ma finalizzato a ottenere la presidenza» al posto suo. Effettivamente Petry aveva poi fatto aprire procedimenti interni contro i membri di AfD responsabili di apologia di nazismo e negazionismo dell'Olocausto e bloccato l'alleanza con il movimento Pegida infiltrato da neonazisti, per quanto le sue dichiarazioni xenofobe fossero al limite.

UNA GUERRA TRA BANDE IN AFD. Promossa con la media del 10, Petry appariva anche concentrata anche sulla cura del vocabolario: leggeva le biografie degli avversari e leader politici, studiava per puntare al «cancellierato nel 2021». Ma nel partito le rimproveravano anche una «pessima capacità di leadership»: ritardataria cronica, non seguiva i team come nella sua disastrosa avventura imprenditoriale e si sarebbe lamentata del «livello troppo basso» degli iscritti. «Un partito rissoso», com'è a dir poco la guerra tra bande di AfD, «può raggiungere il 13%, forse il 20%, ma mai abbastanza per governare», aveva azzeccato Petry. Ma tanto è bastato a portarla fuori dal terzo partito del Bundestag.

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