Germania, il senso di Angela Merkel per le poltrone

20 Febbraio 2018 07.00
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In attesa dello spoglio del referendum (il 3 marzo 2018) in Germania sulla nuova grande coalizione in corso tra i tesserati socialdemocratici della Spd che potrebbe anche riservare sorprese, Angela Merkel non ripara a tamponare falle per preservare se stessa. La cancelliera è sulle corde per la drammatica disgregazione interna alla Spd in drastico calo di consensi al 15.5% – dietro l'estrema destra di Alternative für Deutschland, secondo partito (16%) nell'ultimo sondaggio – per il riassetto dei vertici della sua Unione dei cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu) che le è sempre meno allineata. Crescenti malumori covano sia nella Cdu sia nell'ala bavarese della Csu per il programma keynesiano di investimenti, in Germania come nell'Ue, sottoscritto da Merkel che cozza con l'austerity e gli interessi dei potentati industriali di riferimento del partito conservatore.

DA FALCHI A COLOMBE. Ma per la cancelliera ne va della sopravvivenza politica. Per restare in sella nel quarto e ultimo governo, eguagliando i 16 anni al potere di Helmut Kohl, pur avendo la maggioranza in parlamento Merkel ha ceduto su tutti i fronti con la Spd. Ad accezione dei limiti posti sull'arrivo di richiedenti asilo, comunque non completamente bloccato come chiedevano i bavaresi della Csu: la porta ai profughi resta aperta, anche per volontà del capo della Cdu Horst Seehofer, rottamato a Monaco come governatore del Land e subito traslocato a Berlino per guidare il ministero degli Interni. Il falco Seehofer è diventato colomba, ancora più di Merkel e la loro pervicacia nel non farsi da parte può rasformare la noia e l'assuefazione di milioni di elettori tedeschi in insofferenza.

Le Legislative del 24 settembre 2017 hanno dimostrato, con sorpresa, che anche in Germania c'è sete di rinnovamento. Per quanto sia stata poi costretta alle ennesime larghe intese e non a caso rischi l'estinzione, la Spd aveva colto il messaggio, cercando di collocarsi all'opposizione per un nuovo inizio. La vecchia guardia di Merkel e Seehofer al contrario si ostina a ignorare scosse e turbolenze, esibendo la foglia di fico – valida soprattutto per la cancelliera – di agire nell'interesse nazionale e in salvaguardia di una stabilità (anche a livello europeo) mai così a rischio. Verissimo, ma alcune mosse di Merkel, non ultima la scelta di un braccio destro nella Cdu a sua immagine e somiglianza, ne svelano l'attaccamento al potere.

LE DIMISSIONI DEL VICE. Ai vertici della Cdu è in procinto di designazione il nuovo numero due, dopo le dimissioni del segretario Peter Tauber: sofferente per una grave malattia infiammatoria al fegato (è stato operato d'urgenza ed è in fase di riabilitazione, da dicembre è fisicamente assente dall'ufficio), il 43enne ex segretario dei cristiano-democratici ha lasciato per motivi di salute. Ma è noto che fosse sempre più contestato nel partito. Vice di Merkel dal 2013, che era stata sua pigmalione, Tauber non ha avuto vita facile: «Concausa della malattia è a detta di molti medici anche lo stress», ha confessato. Dall'ultimo risultato elettorale (-9% dal 2013), molti nella Cdu chiedono frustrati cambiamento e addossano alla cancelliera e a Tauber una campagna elettorale sbagliata e idee troppo progressiste.

Peccato che Merkel non intenda essere rottamata e anzi punti a spostare il baricentro del governo a sinistra. Ragion per cui il nome proposto come vice dalla cancelliera, che dal 2000 è anche presidente della Cdu, da approvare al Congresso del 26 febbraio che darà anche il disco verde al governo con i socialdemocratici, è quello della 55enne e fedelissima Annegret Kramp-Karrenbauer: governatrice dal 2011 della Saarland in coalizione con la Spd, favorevole all'ingresso dei profughi e l'affermazione delle donne. Non certo il nuovo che avanza, nella Cdu Kramp-Karrenbauer è ecumenicamente descritta come una «scommessa». Ma è una garanzia per Merkel, a dispetto delle accuse di diversi esponenti conservatori di «svuotare la Cdu di contenuti».

LA TIRATA DI SCHULZ. Recriminazione non di parte. Nella Spd è ancora fresca la tirata di Martin Schulz a Legislative ancora calde, contro la «politica dell'aspirapolvere di Merkel» che anche in campagna elettorale gli aveva sottratto diversi temi: una delle sue migliori performance dell'ormai ex presidente dei socialdemocratici. Il loro timore fondato è di annullarsi nell'abbraccio mortale della cancelliera. Per non cedere il timone del partito e del governo a critici come il 37enne leader emergente della Cdu Jens Spahn, che ne auspica le dimissioni, Merkel in versione prodiana resterà ancorata alla poltrona traballante di cancelliera fino al 2021, nessuna passo indietro in caso di crisi: non pochi nella Spd ne sono convinti. Tra quattro anni Merkel potrebbe addirittura ricandidarsi, senza maggioranza però.

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