Germania, chi è il ministro dell’Interno anti-migranti

Barbara Ciolli
20/03/2018

Seehofer vuole sospendere Schengen come Austria e Ungheria. E contraddice Merkel sull'Islam in Germania. Ma sull'accoglienza la cancelliera è frenata pure dalla Spd e da Macron.

Germania, chi è il ministro dell’Interno anti-migranti

Il primo atto da falco del ministro dell’Interno tedesco, il leader bavarese Horst Seehofer, non è tardato ad arrivare: «Sospendere Schengen, finché l’Unione europea non sarà in grado di proteggere e controllare le sue frontiere esterne», ha detto in un’intervista al quotidiano die Welt, non appena varata la grande coalizione tra cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu) e socialdemocratici (Spd). La posizione di Seehofer non stupisce, anche se fa già irritare i compagni di governo della Spd: l’ex governatore della Baviera è dal 2008 a capo dell’ala più a destra (la Csu) dei conservatori di Angela Merkel.

ASSE CON AUSTRIA E UNGHERIA. Seehofer è sempre stato contrario alla linea dell’accoglienza, soprattutto di musulmani. «L’Islam non appartiene alla Germania» è l’altra sua uscita da ministro, di visione opposta anche alla cancelliera Merkel. Dall’emergenza dei migranti dell’estate 2015, quando quasi 1 milione di richiedenti asilo è entrato in Germania dalla rotta balcanica, il Land della Baviera si è ancora più irrigidito: Seehofer ha iniziato a chiedere di far saltare il trattato di Schengen sulla libera circolazione nell’Ue, in linea con il governo austriaco di destra radicale che minaccia di chiudere il Brennero e con il premier ungherese Viktor Orban che ha innalzato muri.

Non stupisce visto che tra Seehofer e Orban c’è grande affiatamento. Il neo ministro dell’Interno tedesco non ha mai neanche nascosto la fascinazione per le politiche protezioniste e nazionaliste del blocco dell’Est di Visegrad, capitanato dall’Ungheria. Certo si sperava in un ridimensionamento del capo della Csu dopo, in questo sì che aveva stupito, il grande feeling emerso ai colloqui per la grande coalizione con l’ex leader dei socialdemocratici Martin Schulz, promotore – sulla carta – di un esecutivo di politiche europee di crescita e condivisione.

MIGRANTI SACRIFICATI. In Germania gli accordi scritti e sottoscritti, quali i trattati di coalizione, fanno fede. Chi non li rispetta e (mai accaduto) fa saltare i governi ne risponde agli elettori. Ma è chiaro anche che Seehofer, ago della bilancia con 4 ministeri in quota Csu del quarto e probabilmente ultimo esecutivo Merkel, giochi le sue carte fino in fondo. Specie se i migranti sono stati le vittime sacrificali delle nuove larghe intese tra Cdu-Csu e Spd. La maggioranza dei socialdemocratici, inclusa la loro leader in pectore ed esponente dell’ala sinistra Andrea Nahles, è per un approccio realista sul nodo degli ingressi.

A esclusione degli Jusos, i giovani della Spd, anche i socialdemocratici sono per controllare e limitare i migranti

Con idealismo solo i giovani socialdemocratici (Jusos), contrari alla grande coalizione, difendono a spada tratta l’accoglienza, molto più in sintonia con i Verdi che non con il proprio partito. Nahles e molti compagni sono convinti che si debba controllare e limitare il numero di immigrati nel Paese, per non intaccare le tutele sociali e sul lavoro dei cittadini tedeschi. Da lì a sospendere Schengen ce ne vuole, ma non è un caso che a Seehofer sia stato assegnato il ministero chiave in materia degli Interni e che uno dei pilastri per l’accordo di governo tra destra e sinistra tedesche sia proprio la quota di massimo 220 mila ingressi l’anno di migranti.

STOP A RICOLLOCAMENTI DA ITALIA. Si dice che Merkel l’abbia concesso a malincuore a Seehofer, insistendo che chi ha diritto d’asilo debba sempre entrare. Ma la cancelliera non aveva scelta, anche se è contro le politiche di Austria e Ungheria. E solleva perplessità la postilla nelle linee guida per la grande coalizione- per i socialdemocratici inserita all’ultimo e di sotterfugio (cioè una volta ottenuto il via libera dalle delegazioni dei negoziatori, con la bozza in mano ai tre leader: Merkel, Seehofer e Schulz) – che chiama direttamente in causa l’Italia e la Grecia: con i 220 mila ingressi l’anno, inclusivi di ricongiungimenti e ricollocamenti nell’Ue, decadrà l’accordo tedesco per accogliere fino a 1000 richiedenti asilo al mese dai Paesi d’approdo.

Il nuovo e strano governo tedesco promette da una parte politiche economiche più espansive, di imprimatur della Spd, dall’altra più chiusure sui migranti: alla fine dell'ultima legislatura Merkel aveva inasprito la legge sull’asilo e dichiarato in modo controverso l’Afghanistan «Paese sicuro», procedendo a migliaia di rimpatri. Con la nuova si va verso una stretta sui ricongiungimenti familiari e, attraverso l’alt alle quote dei ricollocamenti da Italia e Grecia, anche a una chiusura obliqua del Brennero: Seehofer non otterrà i “controlli alle frontiere” interne richiesti, ma il flusso dal Sud si contrarrà come vuole anche Vienna.

MERKEL AMBIGUA. Merkel è solita muoversi nelle retrovie, è la sua tattica di sopravvivenza. Nessuno sa quanto personalmente avalli i suoi ministri di punta falchi: valeva per il falco alle Finanze Wolfgang Schäuble, varrà per Seehofer. Fino a che punto la cancelliera farà passare la linea dura dipenderà anche dalla convergenza con il presidente francese Emmanuel Macron, il cui piano per gestire i migranti («fascista» per la sinistra) espellendoli non è, nella sostanza, diverso da quello di Austria e Ungheria. Nell’incontro appena concluso con Merkel, l'inquilino dell’Eliseo ha commentato il risultato choc delle elezioni in Italia, «conseguenza della duratura crisi economica e delle sfide migratorie».

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