Germania, il totoministri del Merkel IV

07 Marzo 2018 07.00
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Tirato un sospiro di sollievo, ecco che a Bruxelles riparte l'allarme. L'ultima fibrillazione tra i commissari Ue è il risultato anti-sistema delle Politiche 2018 in Italia, la "buona nuova" è il sì contemporaneo, il 4 marzo, dei socialdemocratici tedeschi (Spd) a un governo con i cristiano-democratici e sociali conservatori (Cdu-Csu) di Angela Merkel, dopo mezzo anno di stallo dalle elezioni di settembre 2017.

ESECUTIVO PRONTO A ENTRARE IN CARICA. L'approvazione di circa il 66% di quasi l'80% degli iscritti alla Spd (in totale circa 460 mila) che ha aderito al referendum ha sdoganato un esecutivo pronto a entrare in carica dopo il voto del Bundestag, il parlamento tedesco, che la Cdu avrebbe concordato con i socialdemocratici per il 14 marzo 2018. Con ministri della scuderia tutti decisi, o quasi.

TANTI EX MINISTRI NELLA SQUADRA. Dal governo uscente di Berlino (in carica per le funzioni indispensabili in scadenza) è arrivato l'augurio auto-ironico all'Italia a «non metterci sei mesi». Il tempo per definire insieme ruoli, oltre che il programma, in incontri formali e informali c'è stato, dal naufragio nell'autunno dei negoziati della cancelliera con Verdi e Liberali (Fpd): diversi nomi in ballo sono ex ministri nel Merkel I e III, il problema è far digerire agli elettori e agli iscritti di una Spd lacerata la terza Große Koalition. Una delle ragioni per tentarci – oltre alla mancanza di alternative per la stabilità politica della Germania – è il ministro delle Finanze concordato, influencer delle politiche Ue dei prossimi quattro anni, in quota ai socialdemocratici, Holaf Scholz.

Reggente pro tempore della Spd fino al Congresso del 22 aprile 2018 che, con ogni probabilità, designerà il braccio destro dell'ultimo capo Martin Schulz, Andrea Nahles, prima donna presidente dei socialdemocratici, Scholz è il ministro di punta del nuovo e presumibilmente ultimo – ma mai dire mai – esecutivo Merkel.

BASTA AUSTERITY, SÌ ALLA CRESCITA. Costretto dal capo di Stato e compagno nella Spd, Frank-Walter Steinmeier, a un governo che non avrebbe mai voluto e che l'ha politicamente distrutto, Schulz ha lottato con le unghie e con i denti per un successore del mastino Wolfgang Schäuble (noto per il waterboarding al premier greco Alexis Tsipras ma non solo) che svoltasse sulla linea economica dell'Ue. Stop all'austerity e finanziamenti per la crescita, anche dalla Germania, sta scritto all'inizio del programma di grande coalizione.

MENO DUREZZA COI PAESI IN CRISI. È l'imprimatur voluto da Schulz in cambio del compromesso. Classe 1958, ascendenza borghese, Scholz è sindaco di Amburgo, la città più ricca della Germania. Avvocato, è stato ministro del Lavoro nelle prime larghe intese con Merkel, avallandone poi la dottrina del rigore. Nella Spd è agli antipodi dell'ala a sinistra di Nahles e, al contrario di Schulz, non ha sconfessato le riforme neoliberiste dell'ex cancelliere Gerhard Schröder: Scholz non è insomma uomo da lumpeproletariat, pure ai tempi fondante della Spd, è attratto dal business ma passa per essere più aperto, e assai meno tirato di Merkel e Schäuble. Di recente si è espresso per minore durezza verso Paesi in difficoltà come la Grecia (e presto l'Italia?) e ha auspicato più politiche europee comuni.

Neanche a Bruxelles Merkel viene più chiamata Frau Europa, perché i riflettori sono tutti puntati sul prossimo ministro delle Finanze Scholz

Non che sia facile spostare la cancelliera: è sua attitudine manovrare con grande gentilezza tutti, anche quando è sola. Ma neanche a Bruxelles Merkel viene più chiamata «Frau Europa», perché i riflettori sono tutti puntati su Scholz, che sarà anche vice cancelliere. Mentre tra i tedeschi c'è grande attesa sul debutto del leader della Csu e governatore uscente della Baviera, il 69enne Horst Seehofer, ministro dell'Interno.

SCINTILLE SULL'IMMIGRAZIONE. Come Scholz ha una forte personalità, ma chiede soprattutto più sicurezza e uno stop agli stranieri come in Austria e in Ungheria. Ne ha ottenuto solo una discreta limitazione, altrimenti i socialdemocratici non avrebbero accettato. Ma Seehofer, vicino al premier ungherese xenofobo Viktor Orban, è l'ago della bilancia che può staccare la spina al governo Merkel.

Al ministro dei Trasporti, secondo indiscrezioni, andrà un altro esponente dell'ala bavarese dei conservatori (Csu), il 43enne Andreas Scheuer. Mentre, sempre per la Csu, Gerd Müller resterà alla carica di titolare dello Sviluppo, ricoperta dal 2013 e la 39enne Dorothee Bär diventerà ministro degli Affari digitali.

ESTERI, LA TESSERA PIÙ DELICATA. Alla Giustizia ci si aspetta che rimanga Haiko Mass, così come la compagna Nahles potrebbe tornare al Lavoro e agli Affari sociali: dipende da chi sostituirà il vice cancelliere uscente Sigmar Gabriel (stritolato come il nemico Schulz da un regolamento di conti nella Spd) al ministero degli Esteri, la tessera del puzzle più delicata ancora da sistemare; nel caso o Nahles o Mass saranno rimpiazzati da altri esponenti della Spd, che si sono aggiudicati anche i dicasteri della Famiglia e dell'Ambiente.

SETTE MINISTRE IN PECTORE. Cinque ministeri alla Cdu, cinque alla Spd, quattro alla Csu, con tanti ex ministri in pole. Stretto tra i socialdemocratici e l'ala destra bavarese, al partito di Merkel restano ministeri della Difesa, con confermata Ursula von der Leyen; della Salute, per il quale è il lizza il 37enne Jens Spahn, già spiccato nel 2002 come il più giovane neoeletto in parlamento; dell'Energia e dell'Economia assegnato all'ex capo staff di Merkel Peter Altmaier, e l'Istruzione e l'Agricoltura per le quali sarebbero in dirittura d'arrivo due giovani ministre. Circolano i nomi di sette donne per un totale di 14 ministeri: redistribuzione equa se non fosse che, a eccezione di von der Leyen e Nahles, anche in Germania i dicasteri loro assegnati sono nel complesso di peso minore.

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